Pochi sanno che, tra grandi e piccole, in Campania vi sono ben ventitré isole, di cui quattordici in provincia di Napoli.
Tra quelle più piccole ce n’è una davvero speciale, sia perché fa parte di un’Area Marina Protetta all’interno della città di Napoli, sia perché custodisce una ricca storia di misteri e leggende.
Stiamo parlando della Gaiola, un nome che probabilmente deriva dal latino cavea, cioè piccola grotta, poi traslitterato nel termine dialettale caviola, da cui Gaiola.

Parco Sommerso di Gaiola

La piccola isola (in realtà due isolotti uniti da un esile ponticello) costituisce uno degli elementi centrali del Parco Sommerso di Gaiola (Area Marina Protetta), un’area di circa 41,6 ettari che si estende dal Borgo di Marechiaro alla Baia di Trentaremi, inglobando il grande banco roccioso della Cavallara e tratti di fondali costieri di rara bellezza naturalistica e importanza archeologica.
L’area intorno all’isola, infatti, non è solo bella e affascinante, ma è anche profondamente legata alla storia antica.

La storia della Gaiola

Fin dal I secolo a.C., la costa di Posillipo fu scelta dall’aristocrazia romana per la costruzione di sontuose ville marittime. La più celebre di queste è la Villa del Pausilypon – voluta dal ricco Publio Vedio Pollione – il cui nome significa letteralmente “luogo dove finiscono i dolori”. Questa villa divenne poi proprietà imperiale e si estendeva su ampie aree della costa.

A causa del fenomeno geologico del bradisismo, molte strutture originarie, compresi approdi, ninfei e peschiere, sono oggi sommersi sotto il livello del mare e integrati nell’ambiente naturale dei fondali marini attorno alla Gaiola a pochi metri di profondità.
Questi antichi resti sono circondati da una biodiversità marina sorprendente: polpi, saraghi, donzelle, banchi di castagnole, murene e molte altre specie tra cui i delicatissimi ippocampi, meglio conosciuti come cavallucci marini, che qui vivono e si riproducono, motivo per cui è interdetta anche la balneazione e l’attraversamento con natanti (anche a remi) del canale che separa l’isola dalla terraferma.

Ma veniamo ora alla credenza, in effetti supportata da diverse circostanze, che ha gettato negli anni un’ombra sinistra e un alone di mistero sulla minuscola isola.
All’inizio dell’Ottocento l’isola era abitata da un eremita che riuscì a sopravvivervi per qualche anno grazie alle elemosine dei pescatori.

Nel 1820 fu acquistata dall’archeologo Guglielmo Bechi insieme a una parte del prospiciente promontorio. Successivamente, nel 1874, fu venduta a Luigi de Negri, artefice della villa presente ancora oggi. De Negri fallì e la dovette rivendere. Dopo altri passaggi di proprietà, tra cui lo scrittore britannico Norman Douglas, divenne di proprietà dello svizzero Hans Braun, il quale fu trovato morto, avvolto in un tappeto; di lì a poco sua moglie annegò in mare. La villa passò così al tedesco Otto Grunback, che morì d’infarto mentre vi soggiornava. Non andò meglio all’industriale farmaceutico Maurice Sandoz che morì suicida in un manicomio in Svizzera. Il suo successivo proprietario, il barone Paul Karl Langheim, finì sul lastrico a causa delle feste e degli eccessi che frequentemente si concedeva. Ancora dopo l’isola appartenne a Gianni Agnelli che subì la morte di molti familiari. Passò poi a Jean Paul Getty, il cui nipote fu rapito dalla ‘Ndrangheta e, successivamente, a Gianpasquale Grappone, che rimase coinvolto nel fallimento della sua società di assicurazioni Lloyd Centauro nel 1978.
Alla fine l’isola fu considerata apportatrice di sfortuna, fu messa all’asta e oggi è di proprietà della Regione Campania che ha istituito l’Area Marina Protetta.

In tempi (si spera) brevi è prevista anche la ristrutturazione della villa che vi fu costruita 150 anni fa.
Per visitare l’Area marina Protetta della Gaiola è necessario prenotare online sul sito: https://www.areamarinaprotettagaiola.it/
Una volta effettuata la prenotazione bisogna raggiungere via Tito Lucrezio Caro nel quartiere di Posillipo e parcheggiare nei pressi dell’inizio della Discesa Gaiola, che va percorsa a piedi perché non vi sono aree di sosta per le auto. Lungo la strada si trova l’accesso all’Area Marina Protetta dove un addetto verifica la prenotazione fatta online.
Arrivati al mare c’è una piccola spiaggia dove è consentito fare il bagno. È presente anche un punto informativo dell’area protetta.

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