A Roccella Jonica: tra jazz, orti e un mare infinito

Sono appena rientrata da Roccella Jonica, nel cuore della Locride. Ho vissuto i tre giorni del Roccella Jazz Festival, arrivato alla sua 46esima edizione. Quarantasei anni non sono un festival, sono una storia di resistenza culturale.

Per il secondo anno consecutivo il direttore è Mirko Onofrio.
Con Mirko e con tutta la sua famiglia mi lega un rapporto di affetto profondo. Così il trasporto emotivo è forte, inevitabile. Non ascolto un direttore artistico, ascolto un amico che sta realizzando il suo sogno. E la musica cambia.

Ci sono degli elementi che per me fanno di un viaggio un viaggio culturale, uno di questi è scegliere l’ospitalità diffusa.
Mi trovo in una casetta a piano terra, che si affaccia su un orto/giardino, ormai alla fine della sua produzione, sono gli ultimi tre giorni di agosto, di un’estate che avrà segnato tutti i record di temperatura e umidità, e pure, anche se stremato, l’orticello ci dà le sue ultime melanzanine, qualche peperoncino piccante e il profumo dell’estate racchiuso nelle foglie di basilico.
Io non scelgo a caso dove dormire. Non cerco l’offerta. Scelgo ogni volta per vivere, non per visitare.

QUI la ricetta che ho realizzato con gli ultimi doni di quell’orto_

Voglio sentirmi residente, anche se transitoria, anche se per tre giorni. Entrare in una delle case del paesino, costruite un piano sì e un piano no, con le rimesse che arrivano dall’estero. So che è un luogo comune e so anche che la Calabria sta cambiando, i giovani la stanno cambiando. Ma è anche un modo per leggerla, questa terra. Non goderla solo in maniera superficiale.

Quando entri nella loro casa, nel loro orticello stremato di fine agosto capisci le loro tradizioni, il loro modo di vivere la vita lenta.

In questi giorni abbiamo incrociato poche persone. C’è un silenzio denso, qui. A qualcuno può sembrare decadente, di abbandono. Io credo invece che possa essere una grande forza. C’è tanta gente che cerca proprio questo: ritornare a una vita lenta. C’è un grande fermento in questo.

Giorno 1 – L’orgoglio della vita vera

Il programma del festival prevede tre momenti: i Talking About Jazz del pomeriggio al convento dei Minimi, le Experiences da vivere in giro per il paese e poi i concerti serali.
Io me li faccio tutti e tre, non so da dove, ma durante il viaggio mi viene un’energia incredibile!

Pomeriggio all’ex convento dei Minimi, presentazione de” Il Secolo di Miles Davis” con Luca Cerchiari, un viaggio nella vita artistica di una leggenda del jazz.

Visita alla Cantina Lavorata ed è qui che ho avuto l’incrocio più bello con i produttori, diverso dalla Cantina Florio che ho visitato di recente.

Alla Florio parla la storia, parla il potere. La grande storia della famiglia Florio. Alla Lavorata, invece, parla la vita vera.

L’imprenditore con i suoi occhi dai quali traspariva l’orgoglio dell’azienda familiare messa su dal padre, oggi condotta da lui, dai suoi fratelli, dalla nipote che da Firenze lavora per l’azienda, e dalla mamma che affianca i figli.

Qui è presidio del territorio. Forte radicamento alla propria terra. Con quale orgoglio ci parlava dei macchinari di ultima generazione, tutti di produzione italiana. Quanta vita, quanta forza, quanta speranza, quanta voglia di vivere la vita vera rimanendo nel proprio territorio.

Non è riscatto, riscatto è una parola abusata. È semplicemente voglia di vivere. E così si fa l’Italia. Si dà speranza e si lavora per un progetto futuro che vede la terra abitata dai loro figli, che non sono più costretti a dover emigrare.
La degustazione mette in tavola tutte le specialità di questa terra: polpette di melanzane, parmigiana, involtini vari, una grande ciotola di ricotta con crostini di pane e poi quella che a prima vista sembrava una polpetta al sugo in un tegamino a forma di porcellino con una candela che la teneva calda. Al primo assaggio ho scoperto che era ‘nduja. Calda, buonissima, veramente gustosa. La regina della tavola!
La degustazione del vino rosé e bianco Anfisya, antico nome di Roccella a completare l’incontro, il tutto con sottofondi jazz.

Serata d’apertura, XLVI edizione, Teatro al Castello, luna piena.

Ore 21.15 – Eleonora Strino Quartet

Una delle più autorevoli della nuova scena jazz internazionale. Eleganza e lirismo. Napoletana, intensa, vulcanica meravigliosa. Bellissima nel suo vestito rosso.

Ore 22.30 – KRONOMAKIA
Sul palco 12 musicisti insieme: l’Ensemble Micrologus, che è il punto di riferimento internazionale per la musica medievale, e la Rote Jazz Fraktion guidata da Daniele Sepe, il sax ribelle di Napoli.
Un viaggio attraverso i secoli. Danze medievali, i Carmina Burana, le Cantigas de Santa Maria, le musiche tradizionali del Mediterraneo che si intrecciano con jazz, rock ed elettronica. Strumenti antichi e moderni che dialogano senza confini. Voci che cantano in cento lingue diverse, dal gaelico al latino, brividi.
Non era un concerto, era un incrocio di tempi.

L’ora si è fatta, la luna dall’alto ci strizza l’occhio…un gelato in piazzetta e a dormire.

Giorno 2 – Roccella, 30 Agosto 2026 – Mare, visione e continuità

La seconda giornata non può che cominciare così: con un tuffo nel mare di Roccella. È il mare della Grecia. Qui, di fronte a noi, c’è la Grecia. A nuoto, quasi, potresti raggiungerla. Ti immergi e alle spalle hai i resti della Rocca. E ti senti parte della storia. Non sei più turista. Sei dentro.

I pesciolini ti pizzicano le caviglie, sogno o son desta.

Il pomeriggio è dedicato all’incontro previsto dal programma ufficiale, all’Ex Convento dei Minimi. Alle 17:00, il Talking About Jazz: presentazione del libro “Roccella Jazz – Memorie di un Festival” con Mirko Onofrio. È un po’ la storia del festival, ma soprattutto è la sua lettera aperta a Vincenzo Staiano.

E qui tornano le due parole chiave di questo festival: Continuità e Visione. La visione avuta 46 anni fa da Sisinio Zito, che ha immaginato il jazz qui per far uscire la Locride dall’isolamento. E oggi la continuità rappresentata da un giovane direttore artistico innovativo che raccoglie quel testimone in punta di piedi, con amore.

Dopo l’incontro, si prosegue per l’esperienza. Si sale con la navetta su verso la Rocca. E meno male che c’è la navetta, perché la salita è molto ripida. Lassù c’è il Palazzo Carafa e c’è l’incontro con il professore di storia locale che ci racconta la nascita di Roccella, dai Greci fino al dominio della famiglia Carafa che ha fatto di Roccella un centro strategico di questa parte del Mediterraneo.
Segue degustazione.
E la tavola, anche questa volta, non ci delude. Non delude le nostre aspettative riguardo alla presentazione delle specialità del luogo. In particolare spiccano dei piccoli caciocavalli in versione finger food con un cuore di ‘nduja. Tutto degustato al tramonto, con sullo sfondo i resti della Rocca e il suono di una tromba jazz , sospesa tra cielo e mare, e il vento che sembra volerci portare in cielo.
Una visita al Mus Mir , il museo virtuale di Roccella, indossare il visore VR e sei lí a remare sulla barca dei Greci che arrivano dalla vicina Grecia e vengono accolti dai roccellesi per una civile e pacifica convivenza che darà vita a Anphisya.

La sera, giù all’Arena, la magia raddoppia. Prima i ragazzi dalla Danimarca, i SUNBÖRN. Sei ragazzi bellissimi, biondi, che suonano un afro-jazz che ti entra nelle gambe. Non riesci a stare ferma. Ritmi travolgenti, fiati potenti, poi scendono dal palco e vengono a suonare in mezzo a noi. Ci hanno abbracciato con la musica.

Poi lei, Karima. Voce di origini algerine, calda, profonda, nera. Soulville. Ci ha portati altrove, in un posto morbido e malinconico. L’Hammond che vibra, il sax che sussurra. Pura emozione.
E anche questa volta l’ora si è fatta, gelatino in piazza e a dormire!

Giorno 3 – Roccella, 31 Agosto 2026 – Com’è profondo il mare

Il vento della serata scorsa e della notte ha fatto il miracolo. Ha ripulito l’aria da quella terribile afa.

Oggi il mare ha tutte le sfumature del blu, ma proprio tutte! La Bandiera Blu è super meritata, oggi più che mai. Oggi ci concediamo questo bagno in questo blu profondo e ci coccoliamo un po’.

I pescetti che mordono le caviglie sono sempre lì, in agguato. Una signora accanto a me dice ridendo: “Mi hanno detto che sono troppo piccoli per farli fritti, ma li avrei fritti volentieri”.

Dopo, una breve pausa culinaria nella nostra casetta diffusa. Quelle due melanzanine dell’orticello stremato, qualche pomodorino , quel peperoncino e due foglie di basilico per una pasta veloce. La vita vera.

Il pomeriggio, da programma, prevedeva:

Ore 17:00 – Talking About Jazz all’Ex Convento dei Minimi: concerto e presentazione del disco Animali in Libertà.

Ore 19:00 – Roccella Jazz Experience – Aperitivo sul mare, al tramonto. Quello con la brezza, i tavolini vista Ionio.

Io, vi confesso, non li ho visti. Mi sono concessa anch’io un tempo più lento. E forse era giusto così. A volte citarli è un modo per onorarli, anche senza esserci stata.

Tutto questo, però, in attesa della serata conclusiva. Anche qui, grande serata, oltre 3000 persone al Teatro al Castello.

Ore 21:15 – JAVIER GIROTTO & AIRES TANGO “30”
Il trio jazz con le sonorità del tango: Javier Girotto ai sassofoni, Marco Siniscalco al basso, Alessandro Gwis al piano e Francesco De Rubeis alla batteria. Trent’anni di attività che intrecciano le radici argentine con Piazzolla. Un viaggio intenso, autentico, vibrante.

Ore 22:30 – “SEMPRE PIÙ PROFONDO È IL MARE” – Brunori Sas & Stefano Di Battista con la RoccellArkestra
Lui, il tanto atteso. Dario Brunori, il nostro calabrese, che oggi festeggia anche l’onomastico. I fan hanno decretato il 31 agosto San Brunori, in riferimento alla sua canzone Guardia ’82. E ci sta tutta.

Con lui Stefano Di Battista che ci ha raccontato di come avesse avuto al suo matrimonio testimone di nozze Lucio Dalla, e di come lo stesso si fosse addormentato, te lo potevi aspettare da un personaggio come solo lui sapeva essere! Il tuo accompagnato dalle orchestrazioni raffinate di Mirko Onofrio con la RoccellArkestra.

La notte è dedicata a Com’è profondo il mare, il capolavoro di Dalla del ’77. All’inizio il pubblico non è preparatissimo, è perplesso — ci aspettavamo il cantautorato e ci troviamo il jazz. Poi si scioglie. Perché l’intento è chiaro e bellissimo: unire le varie anime di questo festival. La canzone d’autore come atto di cura, il jazz come libertà. E tutti cantiamo sotto la Rocca, con le stelle e il mare davanti che sembra davvero sempre più profondo.

E anche questa ultima sera l’ora si è fatta, il gelato ci aspetta in piazzetta e il sonno ci sorprende con le ultime note di jazz che ci risuonano nell’anima.
Al mattino ripartiamo ma non prima di aver fatto colazione con granita di bergamotto e brioche.
Vogliamo portarci dietro il sapore e il profumo di questa terra così bella, così ospitale.

Redazione
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