In viaggio con Roberto. Punta Campanella, una passeggiata nel mito…

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Se il giorno di San Valentino, invece di portare solo dei fiori alla donna del cuore, la portaste in barca davanti a Punta Campanella, sentireste suonare una campana e i rintocchi, stranamente, verrebbero su dal fondo del mare.
La campana in questione era stata trafugata secoli prima dai Saraceni dalla chiesa di Sant’Antonio Abate, protettore di Sorrento, ma la nave pirata, arrivata a doppiare la punta, s’imbattè in una improvvisa quanto imprevista tempesta e, per non affondare, i mori furono costretti a gettarla in mare. Da quel giorno ogni 14 febbraio riprende a suonare, fino alla mezzanotte.
Naturalmente si tratta solo di una leggenda, una delle tante che si raccontano in Penisola Sorrentina, ma la sua eco contribuisce ad arricchire il fascino naturale di questo luogo: la punta estrema della Penisola Sorrentina che divide i due golfi di Napoli e di Salerno e si protende, quasi a volerla indicare, verso l’isola di Capri.


Secondo la testimonianza dello geografo Strabone, qui sorgeva un importantissimo luogo di culto dedicato ad Atena (Minerva per i Romani), dea protettrice dei naviganti a cui le navi di passaggio non mancavano di rendere tributo versando del vino in mare.

Nel 1335 Roberto d’Angiò vi fece edificare una delle prime torri di avvistamento che ancora oggi caratterizzano il paesaggio della Costiera Amalfitana. Fino a quell’epoca la punta era chiamata Capo della Minerva in virtù dell’antico luogo di culto, e anche alla torre fu dato lo stesso nome.

La Torre della Minerva fu quasi completamente distrutta dai Turchi nel 1558 e ricostruita otto anni dopo. Quando i soldati della guarnigione avvistavano una nave corsara suonavano una campana che era stata alloggiata nella torre, da qui il nome attuale di Punta Campanella.
Insomma, più che di un luogo geografico si tratta di un luogo del mito, dove le leggende s’intrecciano con la storia e con panorami mozzafiato.


Il capo estremo si può raggiungere a piedi seguendo un percorso tra i più affascinanti della Penisola Sorrentina. Il punto di partenza è Termini, una piccola frazione di Massa Lubrense, dalla cui piazzetta si gode di una spettacolare veduta su Capri. Nelle immediate vicinanze di questo belvedere inizia, in discesa, via Campanella.

Fatto un primo tratto in auto, bisogna parcheggiare e continuare a piedi. Il sentiero, ben attrezzato e molto agevole, prosegue in moderata discesa tra il verde della macchia mediterranea, il blu del mare e una splendida vista su Capri, che sembra vicinissima, essendo distante appena cinque chilometri e rimane ben visibile durante l’intero percorso.


Poco prima di arrivare alla Punta vera e propria conviene imboccare una piccola deviazione che sale verso sinistra. In pochi minuti si arriva a un punto panoramico con una bella veduta sulla Baia di Jeranto, area protetta marina e terrestre, quest’ultima donata nel 1986 al FAI che la gestisce.


Ritornando sul sentiero principale si arriva finalmente, dopo un breve tratto, sul punto estremo, con il golfo di Napoli sulla destra e quello di Salerno sulla sinistra; ci si ritrova su un piccolo pianoro da cui la costa rocciosa si affaccia a picco sull’acqua, su cui si erge l’antica torre d’avvistamento della Minerva, costruita nel 1566 dopo la distruzione della precedente.

Oggi le mute e possenti rovine della torre evocano ammirazione, rispetto, meraviglia, mentre lo sguardo vaga tutt’attorno. Tra queste rocce e Capri hanno navigato Fenici, Greci, Romani, Bizantini, Angioini, Spagnoli e Borboni, oltre agli immancabili pirati Saraceni e Turchi.
Guardando l’orizzonte dai lembi di prato e una bassa vegetazione su cui primeggiano la ginestra, l’euforbia arborea e l’asfodelo, ci si affaccia su uno spazio che sembra infinito, avvertendo la forza di un luogo ha visto passare tre millenni di storia e innumerevoli miti.
La passeggiata si può effettuare in ogni periodo dell’anno, anche in una bella giornata invernale senza vento oppure, volendo, si può aspettare la primavera, quando le fioriture punteggiano di colore il sentiero, regalando un ulteriore tocco di magia.

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