Uno dei luoghi più affascinanti dell’isola d’Ischia si trova sulle falde del Monte Epomeo, a oltre 500 metri di altezza: il Bosco della Falanga. Il modo migliore per raggiungerlo è da Serrara Fontana, percorrendo via Falanga fino al punto in cui termina. Il sentiero inizia come ideale prolungamento della strada carrabile e offre immediatamente un’emozionante panorama sulla costa di Forio.

Il paesaggio è inizialmente caratterizzato dalla imponente presenza di grandi massi tufacei, per poi continuare attraverso il bosco ceduo, in cui predominano i castagni, che anche durante le giornate estive regala una bella sensazione di frescura.

La parte più consistente di questo bosco occupa una superficie di circa sei ettari e nasconde sotto le sue fronde un autentico patrimonio storico. Un antico villaggio di case rupestri scavate nei grandi massi di tufo verde che in un tempo lontanissimi erano rotolati sul pianoro dall’alto del monte.

Per diversi secoli, fino alla fine del Settecento, dove oggi si trova il castagneto, c’erano vigne coltivate su terrazzamenti. A testimoniarlo la presenza residua di alcuni dei muretti a secco che si arrampicano in maniera sempre più ripida lungo i fianchi della montagna.

Il luogo era stato scelto per la viticoltura a causa delle frequenti scorrerie piratesche che avvenivano sulla costa e per lo stesso motivo, quando il fenomeno cessò, venne successivamente abbandonato lasciando che vi crescesse il bosco. Si trattava di una viticoltura eroica, portata avanti con fatica, sudore e una determinazione oggi inimmaginabile.

I coltivatori che risalivano le pendici del monte Epomeo per andarvi a lavorare, provenendo dalle frazioni che si trovavano molto più in basso, col tempo costruirono dei ricoveri temporanei.

Il villaggio rupestre

Si trattava di vere e proprie case scavate nei grandi massi tufacei caduti dalla montagna, per poter trascorrere anche lunghi periodi in quota senza dover fare rientro a casa. Nacque così un piccolo villaggio rupestre di abitazioni spartane, di cui ancora oggi diverse sono ben conservate.

Queste rudimentali case rupestri hanno subito anche l’azione delle intemperie e della natura, trovandosi oggi ricoperte di muschi, licheni e varie specie di piante rampicanti, avvolte dal bosco ceduo che oggi le protegge e le nasconde.
Si possono ancora vedere i ganci per legare gli animali, i focolari, le nicchie nelle pareti per poggiare oggetti o le candele utilizzate durante la notte.

Nei pressi delle case sono presenti anche diverse neviere, profonde anche dieci metri, in cui si conservava la neve fino alla fine dell’estate, un espediente utilissimo per mantenere i cibi freschi e per vendere la neve nelle località della costa.

L’attività dei “nevajuoli” continuò fino agli inizi del Novecento, anche perché Ischia era già da tempo una rinomata località di turismo, dunque i sorbetti e le granite preparate con quel ghiaccio erano particolarmente richieste. La neve veniva trasportata a valle con i muli dentro contenitori ricoperti di foglie e rami per evitare che potesse sciogliersi fino alla consegna.

Caratteristici sono anche i palmenti, cioè le vasche in cui veniva posta l’uva poi trasformata in mosto e vino, uno dei quali ancora in ottimo stato di conservazione, probabilmente realizzato già prima dell’anno Mille, come testimoniato da alcuni riferimenti storici.

 

Non poteva mancare, per la piccola comunità, un luogo di culto, e infatti tra le varie costruzioni rupestri si trova un piccolo santuario che reca sopra l’ingresso una croce e la data del 1666. Nelle sue vicinanze si trovano anche due vasche per la raccolta dell’acqua e un masso con una grande nicchia.
È un piccolo mondo sopravvissuto a un’epoca lontana, avvolto dagli alberi, dal muschio e dal sottobosco, che oggi ci regala uno scenario che sembra uscito da una fiaba.

Continua a scoprire Ischia e la provincia di Napoli

Ischia e gli stupefacenti Giardini della Mortella

Castel dell’Ovo, fortezza tra storia e leggenda

La Galleria Borbonica. Un viaggio nell’affascinante sottosuolo di Napoli

Rispondi

Please enter your comment!
Please enter your name here