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Una gita in Abruzzo e l’irresistibile sapore delle pallotte
Eccoci di ritorno da una delle nostre incursioni in questa Italia sempre così sorprendente.
I nostri itinerari spaziano dalle grandi città d’arte a quelli che lambiscono le coste e le isole, fino a quelli che invece ci portano nell’Italia interna o, come dice Franco Arminio, l’Italia Interiore.
Il primo fine settimana di inizio novembre lo abbiamo dedicato agli Abruzzi.
Si, perché un tempo questa regione era denominata Abruzzi in virtù delle divisioni interne dei popoli Italici che la abitavano, principalmente Marsi e Sanniti, divisioni interne che portarono i Romani a conquistare l’intero territorio.
A dimostrazione che quando non si è uniti si è più deboli, solo le tribù dei Sanniti si unirono per tenere testa ai Romani, e ci riuscirono!
Alle ragioni storiche del plurale si aggiunge il fatto che al momento dell’istituzione della Repubblica Italiana nel Secondo Dopoguerra si istituì un’unica regione denominata Abruzzi e Molise, che andò ad accentuare la pluralità storica e culturale.
Vi ricordate? Nel nostro sussidiario di geografia studiavamo Abruzzo e Molise.
Soltanto il 27 dicembre 1963, una legge costituzionale decretò la separazione delle due regioni e la creazione della Regione Molise.
Ecco quindi come la storia dei toponimi è strettamente connessa alla geografia stessa dei luoghi considerando che il 65,1% del territorio regionale è infatti occupato da sistemi montuosi, mentre il restante 34,9% è caratterizzato da colline che degradano dalle catene appenniniche verso il mare Adriatico e solo l’1% è pianura. Ecco perché le popolazioni erano così divise!
L’entroterra abruzzese ospita tre dei più importanti Parchi Nazionali italiani: il Parco Nazionale della Maiella, il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e il Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga.
Il nostro itinerario ci ha portato nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, il secondo più antico d’Italia dopo il Gran Paradiso, istituito l’11 gennaio 1923 a Pescasseroli.
E proprio Pescasseroli è stata scelta come nostra base.
La nostra “gita al mese” è iniziata dalla visita al Centro visite di Pescasseroli dove abbiamo potuto conoscere, grazie a Paolo, la guida del centro (e la storia della nascita di questo luogo) che ci ha guidato a conoscere gli ospiti, ovvero tutti gli animali provenienti da situazioni di sofferenza e maltrattamenti.

La star della riserva è sicuramente Brumo, l’orso Marsicano qui ospitato che ci ha dedicato un po’ del suo tempo tra una pennichella al sole autunnale, una grattatina e un bagno nella sua vasca. Osservare gli animali selvatici è sempre un privilegio e anche se Brumo è comunque in un recinto, di sicuro sta meglio qui considerando che è stato sottratto da un circo dell’Est dove viveva in pessime condizioni.
Una volta sistemati in albergo nel pomeriggio ci siamo addentrati nel bosco della Difesa, un itinerario ad anello che ci ha portati al cospetto di maestosi esemplari di faggi che in questo periodo danno vita a quello straordinario evento che è il foliage che rende l’atmosfera di boschi veramente magica, tra i colori che coprono l’intera gamma tra il verde, marrone, arancione, e i muschi che ricoprono le rocce, ecosistemi ricchi di biodiversità e molto fragili che ci inducono ad entrarci con molto rispetto.

La passeggiata nel centro di Pescasseroli, con le sue stradine del centro storico e le sue chiese, ha completato poi il primo giorno con una bella cioccolata calda.
Il secondo giorno, con una sveglia comoda, voleva essere un weekend lento, come lenti sono questi luoghi, senza quella ossessione dei viaggi di gruppo di vedere quanti più posti possibili nel minor tempo possibile…ci siamo imposti lentezza.
Dopo colazione quindi ci siamo diretti a La camosciara, una riserva naturale integrata nel cuore del Parco situata tra i comuni di Pescasseroli, Civitella Alfedena e Opi.
Il suo nome deriva dalla presenza di una cospicua presenza del camoscio d’Italia, altro animale simbolo del parco e anche di questo ne vediamo alcuni esemplari che placidamente pascolano e ci rivolgono occhiate tra il curioso e l’interrogatorio: “certo che so particolari questi umani che ci scattano tutte queste foto e si fanno i selfie con noi”
Il parco lo abbiamo scelto perché, essendo noi un viaggio di gruppo (per sua natura eterogeneo), questo luogo ci ha dato la possibilità di visitarlo con diverse soluzioni: chi ha preferito fare l’intero percorso a piedi (circa 6 km), chi ha scelto di utilizzare il trenino e chi invece ha scelto il cavallo come mezzo di trasporto.
Dopo una bella mattinata di passeggiate e selfie siamo andati a pranzo, perché ogni territorio va preso anche a morsi.
Tra le specialità del luogo non sono mancate le pallotte cacio e ova,le tagliatelle ai porcini,i tagliolini al cinghiale, gli arrosticini, la scamorza arrostita e tra le verdure gli orapi e lo spinacino selvatico che cresce spontaneo in queste zone.
E dopo il pranzo obbligo una passeggiata lungo il fiume Sangro, nel comune di Villetta Barrea, la città dei cervi.
E anche loro non si sono tirati indietro e in una radura si sono mostrati a noi, sempre con quella placidità e serenità e, ancora una volta, mi pare di aver letto nel loro sguardo lo stesso pensiero versi di noi umani.
Il tempo incalza, “è ora di migrare”, avrebbe detto Gabriele D’Annunzio, una delle voci d’Abruzzo che, insieme a Ignazio Silone e Benedetto Croce ci hanno accompagnato in questo viaggio.
Sulla via del ritorno una sosta a Barrea, la perla del parco nazionale d’Abruzzo, Molise e Lazio, dove da uno dei suoi numerosi belvedere abbiamo potuto godere della vista sul lago di Barrea che con i suoi riflessi di tramonto autunnale ci hanno dato l’arrivederci a questa terra antica e preziosa della nostra bella Italia.
Ancora una volta torniamo più ricchi di quando siamo partiti.
La nascita di nuove amicizie, il consolidarsi di quelle ormai vecchie.
Sasha con i suoi 11 anni, Luciana con i suoi quasi ottanta, Masha con i suoi vent’anni(su di lì).
Età diverse ma tutti accomunati da quello spirito di comunione e condivisione che ogni volta ci anima nell’intento di scoprire nuovi posti e di godere del Creato.
Un grazie a tutti e un arrivederci alla prossima, perché Giusy sta già studiando nei dettagli il prossimo itinerario

Pallotte cacio e ova
E come promesso ecco la ricetta.
Si tratta di un piatto che rispecchia in pieno quella che è un’economia povera della regione degli Abruzzi che, con il suo territorio montuoso e collinare, non poteva vedere che nella semina del grano e graminacee come il farro e nel pascolo degli ovicapri le produzioni più importanti del territorio.
Ingredienti
mollica di pane raffermo
uova
formaggio stagionato grattugiato
latte q.b.
Procedimento
Non sono date le misure precise perché veramente bisogna regolarsi ad occhio e quindi in base alla mollica di pane sarà necessaria una certa quantità di latte, di uova e di abbondante formaggio.
Il tipico formaggio usato è un caprino: il Rigatino, ma in mancanza di questo utilizzare il Pecorino e se si vuole un gusto meno forte un mix di formaggi. Essendo una ricetta di recupero si possono utilizzare tutti gli avanzi dei formaggi che si hanno in casa.
Aggiungere un po’ di aglio, prezzemolo e pepe nero.
Se l’impasto dovesse risultare troppo morbido aggiungere un po’ di pane grattugiato.
Formare delle pallotte, praticamente delle palline da ping pong e tuffarle in olio di arachidi per una frittura omogenea. Una volta pronte si possono mangiare in bianco, ma la fine migliore che possono fare è un tuffo in un bel sughetto di pomodoro aromatizzato da uno spicchio d’aglio.
E vai, una pallotta tira l’altra!
Antonella Dell’Orto
biologa, contadina e viaggionauta
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