Il giuggiolo è un albero di origine asiatica, noto anche come dattero cinese. Furono i Romani a portarlo in Italia e da allora è ancora molto amato, anche se si trova più negli antichi giardini che in quelli moderni.
L’albero è articolato, ha radici profonde ed un legno pregiato, i suoi frutti – da raccogliere quando si scuriscono – possono essere consumati sia freschi che essiccati, appunto proprio come i datteri.
Utilizzati anche per ottenerne confetture e grappe, oltre che un liquore, noto come “brodo di giuggiole”.
Tante le proprietà di questo antico frutto, tra cui quello di regolare la pressione sanguigna, combattere la stitichezza ed anche come rimedio in periodo di stanchezza, nervosismo e depressione.
Perché si dice andare in brodo di giuggiole?
Innanzitutto questo modo di dire significa “uscire di sé dalla contentezza“, e pare che derivi dal contenuto zuccherino di questo antico frutto. La sua piacevolezza, evidentemente, metteva buon umore, ma il significato potrebbe anche essere legato alla sua capacità di essere utilizzato come rimedio. Il decotto di giuggiole un tempo era utilizzato per curare la tosse.
Ecco la ricetta del brodo di giuggiole
Ce l’ha segnalata la personal chef Stefania Cucolo
Ingredienti:
1 kg. di giuggiole;
2 grappoli medi di uva Zibibbo;
1 kg. di zucchero;
2 mele cotogne;
2 bicchieri di vino rosso;
buccia grattugiata di limone q.b.;
un paio di bicchieri d’acqua;
Procedimento:
Lavate e sbucciate sia le giuggiole che l’uva, lasciate bollire tutti assieme gli ingredienti. Dopo un’ora a fiamma medio bassa filtrate e imbottigliate.
Questo liquore, considerato da alcuni anche un rimedio può essere più o meno denso in base ai propri gusti, regolate in base a questa preferenza la vostra cottura.

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