Vitamina D. Come si attiva? Perché fa bene a ogni età?

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L’esposizione solare permette la conversione del precursore della vitamina D nella cosiddetta “vitamina D3”.

L’azione dei raggi ultravioletti UVB, infatti, consente la trasformazione necessaria per attivare la vitamina D, attraverso un processo termo dipendente, a cui seguono altre reazioni che accadono prima nel fegato e poi nei reni.

La produzione della forma biologicamente attiva della vitamina D risulta un processo abbastanza complesso, il cui primo passaggio – fondamentale – è rappresentato dell’esposizione solare: infatti, questo meccanismo è responsabile della quasi totalità (90%) della concentrazione di vitamina D nell’organismo, mentre la restante quota è garantita dall’apporto alimentare. 

La specialista di MioDottore, la dottoressa Rossella Tozzi, sottolinea che l’esposizione solare durante i mesi primaverili ed estivi permette la produzione e conservazione della vitamina D3 nel muscolo scheletrico e ancor più nel tessuto adiposo, garantendo il rilascio della stessa anche durante il periodo invernale, garantendo una vera e propria “scorta vitaminica” senza necessità di dover integrare con supplementi. 

I maggiori benefici della vitamina D consistono nell’attività ormonale che si manifesta nel mantenimento dell’equilibrio calcio-fosforo e conseguentemente nella mineralizzazione dell’osso.

Tali effetti protettivi sono indispensabili durante l’infanzia in quanto prevengono rachitismo e fratture patologiche durante la crescita.

In età adulta, la presenza di sufficienti livelli di vitamina D3 prevengono l’instaurarsi di condizioni di osteopenia oppure osteoporosi, rallentando la riduzione di densità minerale ossea e proteggendo da debolezza muscolare.

Negli anziani è basilare mantenere dei livelli ottimali di vitamina D, spesso raggiunti tramite integrazione esterna a causa della riduzione della funzione renale, per la difesa dell’osso e per proteggere dall’osteoporosi senile, patologia che in Europa colpisce oltre il 20% della popolazione femminile e quasi il 7% di quella maschile over 50 anni.

La dottoressa Tozzi commenta: “Recenti evidenze hanno dimostrato che buoni livelli di vitamina D nei bambini si associano a un migliore stato nutrizionale e miglior risposta immunitaria, mentre negli adulti concorrono a determinare la salute del tessuto muscolare e dello stato metabolico, prevenendo anche l’insorgenza di infezioni respiratorie acute”.

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