In Italia consumiamo troppo sale. È un dato scientificamente consolidato, ma ancora sottovalutato nella vita quotidiana. Il sale è infatti uno degli ingredienti più presenti – spesso in modo invisibile – nella nostra alimentazione, con effetti rilevanti sulla salute pubblica.
Consumo di sale in Italia: i dati aggiornati
Secondo i progetti Minisal-GIRCSI e “Meno sale più salute”, promossi dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ccm), il consumo medio giornaliero nella popolazione adulta italiana è pari a:
10,9 grammi negli uomini
8,6 grammi nelle donne
Le rilevazioni, effettuate in 15 Regioni italiane, mostrano valori ben superiori alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dei LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti), che indicano come soglia massima 5 grammi di sale al giorno.
In pratica, la maggior parte degli italiani assume quasi il doppio del quantitativo consigliato.
Perché mangiare troppo sale fa male alla salute
Numerosi studi scientifici dimostrano che un eccessivo consumo di sale è strettamente collegato all’aumento della pressione arteriosa. L’ipertensione rappresenta uno dei principali fattori di rischio per:
ictus, infarto, aneurismi, insufficienza cardiaca e malattie cardiovascolari croniche.
Secondo l’OMS, ridurre il consumo di sale è una delle azioni più efficaci e sostenibili per prevenire le malattie non trasmissibili e abbattere la mortalità cardiovascolare.
Proprio per sensibilizzare cittadini e istituzioni, il WASSH (World Action on Salt, Sugar and Health) ha istituito la Settimana mondiale per la riduzione del consumo di sale.
Da dove arriva il sale che mangiamo ogni giorno
Contrariamente a quanto si pensa, il principale responsabile dell’eccesso di sodio non è il sale aggiunto a tavola. Come spiega la dott.ssa Ilenia Grieco, biologa nutrizionista, la principale fonte di sodio nella dieta italiana è rappresentata da:
- sale aggiunto nei prodotti trasformati (artigianali, industriali e ristorazione collettiva): almeno il 50% dell’assunzione totale;
- sale aggiunto in cucina o a tavola: circa 35%.
Tra gli alimenti che contribuiscono maggiormente all’apporto di sodio troviamo:
- cereali e derivati, in particolare pane, pizza e prodotti da forno;
- carne, uova e pesce (31%), soprattutto se lavorati o conservati;
- latte e derivati (21%), con un ruolo rilevante dei formaggi stagionati.
Il sale, quindi, è spesso nascosto in alimenti di uso quotidiano.
Dieta Mediterranea: un modello utile per ridurre il sale
La Dieta Mediterranea, riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale, rappresenta anche un valido modello alimentare per limitare l’assunzione di sodio.
Un’alimentazione basata su: frutta e verdura fresche, legumi, cereali poco raffinati ed olio extravergine di oliva consente naturalmente di ridurre il consumo di sale, a patto di limitare formaggi stagionati, salumi, insaccati e alimenti in scatola.
È inoltre consigliabile preferire pane a basso contenuto di sale, evitare di aggiungere sale a tavola, utilizzare con moderazione il sale in cucina, scegliendo sale iodato, utile anche per la prevenzione dei disturbi tiroidei.
Come ridurre il consumo di sale nella vita quotidiana
Ridurre il sale non significa rinunciare al gusto. Alcune buone abitudini possono fare una grande differenza:
- leggere sempre le etichette nutrizionali, controllando il contenuto di sodio;
- limitare piatti pronti, sughi industriali e alimenti in scatola;
- insaporire i cibi con erbe aromatiche e spezie;
- portare in tavola solo olio extravergine di oliva e aceto;
- cuocere pasta e riso in acqua poco salata;
- preparare carne, pesce e verdure anche senza aggiunta di sale;
- consumare latte e yogurt, fonti di calcio con poco sodio;
- preferire formaggi freschi rispetto a quelli stagionati.
Quanto sale serve davvero al nostro organismo
Il fabbisogno di sodio è in gran parte coperto dal contenuto naturalmente presente negli alimenti.
Le quantità di sale raccomandate sono:
1–3 anni: 2,2 g al giorno
4–6 anni: 3,0 g al giorno
7–10 anni: 3,7 g al giorno
oltre i 10 anni: 5,0 g al giorno
dai 60 anni: 4,0 g al giorno
Il ruolo delle istituzioni e dell’industria alimentare
La riduzione del consumo di sale non può essere affidata solo alla responsabilità individuale. È necessaria una strategia condivisa che coinvolga istituzioni sanitarie, industria alimentare, grande distribuzione e comunicazione, attraverso: riformulazione dei prodotti trasformati, etichette nutrizionali chiare e comprensibili e campagne di educazione alimentare.
Queste azioni sono coerenti con le indicazioni dell’OMS e con il programma “Guadagnare Salute” del Ministero della Salute.
Ridurre il sale è una scelta quotidiana semplice, ma con un impatto significativo sulla salute collettiva.


















