Realizzare un menù delivery. Gli errori da evitare!

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Covid 19: uno sconosciuto che però ha avuto la forza di far cambiare le abitudini, gli usi di un intero pianeta. Cambiamenti che, per necessità e salvezza, hanno toccato ogni settore.
E come cambiano le regole?
Con il dpcm dell’11 marzo, il Governo ha disposto la chiusura delle attività ristorative (bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie), ma ammettendo, in seguito, l’attività della consegna a domicilio, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie.

Per dare vita a un servizio di consegna a domicilio autogestito, è necessario predisporre alcuni indispensabili prerequisiti, innanzitutto il rispetto delle misure di sicurezza e l’igiene del cibo, poi avere almeno account social e una linea telefonica cui effettuare le ordinazioni.
Non in ultimo, il nostro consiglio è di redigere un menù dedicato, sarebbe un errore mettere a disposizione il solito menù per l’asporto, soprattutto perché alcuni piatti potrebbero non essere adatti al trasporto.
Secondo particolare, da non sottovalutare, è il flusso delle ordinazioni. Non sarà identico a quello di quando funzionava a pieno la sala, dunque forse sarebbe meglio evitare prodotti che si rovinano facilmente.

Ma quali sono i trend relativamente ai menù delivery?

§ C’è chi ha pensato all’offerta dedicata con una proposta del giorno, facendo emergere il prodotto di stagione
§ Chi ha deciso di creare un menù dedicato che prevede pranzo e cena, dal martedì alla domenica, tutti piatti pensati per godere a casa come pochi.
§ Chi ha pensato ad un menù d’autore recapitato a casa, con le istruzioni per essere completato da chi vuole sentirsi chef stellato.
§ Chi ha pensato ad una piccola carta soprattutto per svuotare la dispensa.
§ Molti ristoratori stanno adottando un’altra soluzione. Alcuni locali sono diventati negozio per la vendita di generi alimentari, uova, farina, pasta, latticini. Un modo per esaurire le merci non utilizzate, evitando che vadano a male nei magazzini e offrire un servizio utile alla clientela che così può evitare i supermercati presi d’assalto. Nell’inventario messo online da alcuni ristoranti leggiamo fagioli, acqua, pane, sale, margarina. E c’è chi offre veri e propri “emergency kit”, un mix di pasti pronti e ingredienti.
§ C’è chi da questa esperienza ha pensato di lanciare una vera e propria start up per il delivery di box di ortaggi. Questo per sostenere i piccoli produttori che al momento non possono guadagnare dai ristoranti.

Grande attenzione dovrà essere dedicata all’esposizione dei prezzi e alla descrizione degli ingredienti delle varie proposte.

I nostri consigli:

– Se non volete rimodulare molto il vostro menù abbiate almeno l’accortezza di togliere i piatti facilmente deperibili o troppo brodosi.
Prediligete i prodotti locali (chiamandoli per nome e cognome) così da dimostrare una corsia preferenziale per le produzioni del territorio (che così aiuterete nella ripresa) ed anche un occhio di riguardo per l’ambiente.
Troppi piatti confondono, rendendo difficile l’ordinazione. Riduceteli anche per permettere un lavoro più fluido.
Eventuali finiture fornitele a parte, sarà gradito. L’errore potrebbe essere infischiarsene di come arriva il piatto o la pizza a casa.
Proponete degli sconti per il ritorno alla fruizione dei piatti in sala, sarà un modo per fidelizzare chi già vi sta sostenendo a distanza.

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