Lampedusa nursery per le balene. Slow Fish propone l’istituzione di un santuario della biodiversità nel Canale di Sicilia

Nella notte tra il 15 ed il 16 marzo 30 balene comuni del Mediterraneo sono state avvistate a meno di un miglio da Lampedusa. La balaenoptera physalus è il più grande cetaceo del Mediterraneo e il secondo al mondo. La notizia degli avvistamenti è stata data dai pescatori lampedusani che fanno riferimento alla rete di Terra Madre.

«La loro presenza è di per sé rilevante – afferma Silvio Greco, presidente del Comitato scientifico di Slow Fish e responsabile area ambiente di Slow Food Italia – in quanto conferma la centralità dell’isola di Lampedusa e del Canale di Sicilia come importante nursery area e zona di alimentazione delle balenottere. Il passaggio dei mammiferi è una cartina di tornasole della valenza ambientale di questo tratto di mare».

L’Università di Scienze Gastronomiche e Slow Food già da anni stanno lavorando su questi hotspot di biodiversità marina attraverso l’attuazione di stage degli studenti e la sensibilizzazione delle comunità di pescatori.

Di questi e altri temi si occupa il Comitato scientifico di Slow Fish, l’evento organizzato da Slow Food Italia e Regione Liguria che ogni due anni a Genova affronta le problematiche degli ecosistemi acquatici promuovendo la pesca e il consumo sostenibile di prodotti ittici.

L’edizione del 2013, tra gli altri argomenti, rilancerà il tema delle aree marine protette, che lungi dall’essere ridimensionate dovrebbero riacquisire centralità.

A questo proposito, il Comitato scientifico di Slow Fish rilancia la proposta di istituire un santuario della biodiversità marina del Canale di Sicilia, la cui necessità è testimoniata dall’avvistamento delle balenottere di stanotte.

Slow Fish è anche una campagna internazionale che attraverso ricerche, progetti, conferenze e incontri di approfondimento mira a portare all’attenzione del grande pubblico storie di uomini, specie animali e vegetali e ambienti acquatici.

Redazione
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