La riscossa del Primitivo Sul podio assieme ad un Sassicaia

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La Puglia del vino è in festa. Una regione da sempre riconosciuta per la quantità di uve e di vino, che finalmente sta riscattando la sua reputazione. Nonostante la storia l’abbia dipinta (non a torto) come un serbatoio a cui attingere, oggi le produzioni di qualità si moltiplicano e danno lustro al settore.
Di pochi giorni l’annuncio del direttore di winenews.it, Alessandro Regoli, che ha incrociato i risultati di 6 guide del 2012: Gambero Rosso, Duemilavini, L’Espresso, Veronelli, Slow Wine e Luca Maroni, decretando i migliori due vini d’Italia.
Si tratta di un vino pugliese e di un toscano, un Bolgheri Sassicaia 2008 ed un Primitivo di Manduria 2009.
Così per la Puglia si registra un risultato storico e che fa ben sperare, soprattutto se si pensa che il Primitivo è sempre stato considerato un vino “da taglio” o comunque per “palati forti”.
E’ ovviamente l’azienda di Gianfranco Fino – che col vino “Es” ha raggiunto il podio – a festeggiare più di tutti, ma è un risultato che tocca tutti i produttori pugliesi ed in particolare di Primitivo.
E’ il riscatto d’un vitigno che mostra un carattere versatile, dunque capace di partecipare all’ottenimento di vini sia giovani e beverini, che invecchiati e di struttura.
“A tutti i nostri produttori di Primitivo – ha sottolineato all’annuncio pubblico dei risultati l’assessore all’agricoltura Regione Puglia, Dario Stefàno – i complimenti per aver tenuto duro, per aver insistito nel valorizzare un vitigno che rappresenta una delle nostre tracce identitarie più antiche. Questo riconoscimento è simbolo della Puglia produttiva, caparbia, capace, che crede e insiste nella valorizzazione delle sue radici più autentiche. Ma è anche emblema vincente di una politica regionale che ha creduto e crede nella efficacia di una strategia che affronti la globalizzazione e l’attuale crisi. Una strategia che incrocia la tutela e la valorizzazione delle tipicità con lo sguardo costante ai cambiamenti del mercato e nel contempo alla innovazione. E dunque: politiche di marketing, strategie di produzione, abilità tecnica, ricerca scientifica e nuove tecnologie, per ottenere un sempre più elevato standard qualitativo. Il mio ringraziamento – conclude Stefàno – va ai produttori, ai tecnici e agli enologi di Puglia, per un lavoro lungo anni e condotto con sapienza, caparbietà e coraggio. Oggi grazie a questo lavoro Primitivo, Negroamaro e Nero di Troia sono il biglietto da visita della Puglia in tutto il mondo. Una Puglia che si presenta, dunque, con declinazioni e sfumature diverse, e che anzi in questo trova la sua forza e unicità. Una Puglia che finalmente può competere, senza complessi di inferiorità, con i grandi vini del mondo”.

La storia del Primitivo è ad una nuova svolta, insomma, certo non importante come quella del 1969. Anno in cui Giovanni Soloperto, storico produttore pugliese, imbottigliò il Primitivo e lo fece assaggiare a Luigi Veronelli. Fu anche il primo a mettere in piedi un gruppo per iscriversi alla DOC, quando si cominciò a parlare di denominazioni.
E’ un altro tassello della storia di un vitigno antico, che ha messo le sue radici in Puglia, dov’è arrivato (molto probabilmente) dalla Croazia, e continua a collezionare risultati e a farsi amare, non solo dagli italiani.

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