La guerra del vino: arrivano i dazi? Auguri presidente…

0
221

Noi che ci occupiamo di vino per diletto vorremmo diffondere la gioia del bere presso i giovani e consolidarla presso i meno giovani. Scopriamo allora con rammarico che i grandi della terra, o almeno uno fra loro il più potente, non condivide questa gioia e pensa di applicare dazi al commercio del vino, dazi che ne comporterebbero l’aumento del prezzo e una più difficile collocazione sul mercato, in pratica si berrebbe di meno e non di più.

Il nostro vino è oggetto di discussioni fra l’Europa e gli Stati Uniti, fra i massimi esportatori e i massimi importatori.
A Biarritz, in Francia, Trump minaccia di applicare dazi salatissimi alle importazioni di vini, i maggiori danneggiati sarebbero i padroni di casa e l’Italia, nonché la Spagna che però al G7 non partecipa e farà sentire la sua voce tramite la Commissione europea.
Immediate arrivano le preoccupazioni dei produttori, fanno notare che le esportazioni italiane verso gli States sono raddoppiate negli ultimi tempi e riguardano i nostri prodotti di punta, il Prosecco anzitutto sulle ali degli aperitivi a base spritz, il Chianti, il Brunello e il Rosso di Montalcino, l’Amarone, il Lambrusco, il Barolo, le etichette note nel mondo per rappresentarci al meglio per il gusto e la popolarità.

Non sfigurano i prodotti meno noti che chiamiamo territoriali perché legati ad un certo luogo come il Nero d’Avola, l’Aglianico, il Fiano, il Greco. Ne risentirebbe tutto il comparto enoico e con esso la nostra agricoltura che trae dalla vigna ricchezza e bellezza.
I produttori francesi hanno offerto a Trump il rosato con l’invito a berlo anziché tassarlo, chissà che al gusto fresco del rosato provenzale il Presidente non ci ripensi e rinunci alla guerra commerciale con l’Europa, cui questa dovrebbe rispondere con contromisure a danno del commercio globale.
Il vino ci rallegra e non ci offusca, per dirla col latino scolastico “in vino veritas”, nel vino troviamo la verità che è oggetto del piacere e merce pregiata negli scambi internazionali.
Qualche produttore ne parla come del migliore ambasciatore d’Italia nel mondo, col turbo delle etichette vola l’eccellenza italiana, tirarci addosso con la controaerea dei dazi è come abbattere un uccello migratore, una pratica vietata ovunque a protezione delle specie rare.
Non abbattiamo il vino, non costruiamo nuove barriere oltre a quelle che separano le persone, non opponiamo ostacoli agli scambi commerciali e culturali.

Come se noi bloccassimo l’uso dell’inglese nelle nostre università e le serie americane nelle nostre TV. Il vino è il nostro Netflix, questo il messaggio che modestamente vorremmo recapitare al Presidente augurandogli di degustare un vino da meditazione prima di meditare qualsiasi mossa!

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here