La Calabria si riprende i suoi autoctoni. Con EuVite 5 aziende di pregio in nome del territorio e della ricerca

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La Calabria punta sui vini da vitigni autoctoni e sull’aggregazione per disegnarsi un futuro sul mercato nazionale ed estero. Lo dimostra il progetto EuVite, il primo modello per il Sud di associazione fra produttori: cinque aziende, ciascuna in rappresentanza di un diverso terroir regionale, si sono unite per promuovere i “frutti” più pregiati della vitivinicoltura calabrese condividendo competenze e conoscenze scientifiche, di marketing e della comunicazione.

La prima iniziativa è la realizzazione, in italiano e inglese, di una pubblicazione di 84 pagine: “Euvite, vini di Calabria, territorio in bottiglia” edita da Edizioni L’Informatore Agrario a marchio Origine, che intende presentare la filosofia e i vini a un pubblico sia italiano che straniero.

L’associazione Euvite, costituitasi nel 2008, rappresenta la vitivinicoltura che nasce da uve e da un territorio del tutto originale, promossa da un nucleo di aziende di diverse dimensioni, collocate in aree differenti: Librandi di Cirò (Crotone), Malaspina di Melito Porto Salvo (Reggio Calabria), Poderi Marini di San Demetrio Corone (Cosenza), Serracavallo di Bisignano (Cosenza) e Statti di Lamezia Terme (Catanzaro).

Il progetto è in perfetta sintonia con l’opera di recupero dei vitigni autoctoni e di riqualificazione della viticoltura, valorizzando le caratteristiche specifiche dell’ambiente calabrese, progetto stimolato dalla Regione Calabria dagli Anni Novanta per contrastare gli effetti di una produzione di massa che aveva progressivamente incentivato l’abbandono di vitigni storici a favore di quelli internazionali.

Il progetto Euvite si sviluppa da uno studio ventennale avviato nel 1993 da Nicodemo Librandi, oggi presidente di Euvite, a partire da una felice intuizione: “Nei primi Anni Novanta, a una fiera specializzata a Bruxelles, mi sono chiesto come potevo confrontarmi con i vini ottenuti da vitigni internazionali. La risposta che mi sono dato è stata: puntando sulla particolarità del territorio da cui nascevano i vini calabresi e sulla loro riconoscibilità”. Precursore di tendenze, Librandi ha avviato il primo vigneto sperimentale a Cirò Marina con vitigni autoctoni di pregio caduti in “disuso” negli Anni Settanta: Magliocco, Mantonico bianco

e Pecorello.

Nel 1999, dall’area del Cirò, la ricerca si è estesa all’intero territorio regionale; sono state setacciate la maggior parte delle vigne calabresi e sono state individuate 289 varietà diverse, messe a dimora in un campo a spirale nella tenuta Rosaneti di Rocca di Neto, sulle quali, con il finanziamento della Regione Calabria, è stato condotta l’analisi del DNA, uno studio ampelografico e virologico; su 28 di queste varietà sono stati fatti i profili enologici.

I risultati sono stati pubblicati nel volume “Il Gaglioppo e i suoi fratelli”. “E’ stato, inoltre, messo a dimora un campo di selezione clonale per Gaglioppo, Magliocco e Pecorello e finalmente la Calabria ha, oggi, i primi cloni selezionati di queste uve che saranno iscritti nel Registro nazionale. Il passo successivo è stato condividere i risultati con altre aziende attraverso il progetto Euvite, includendo quattro produttori di eccellenza calabresi” spiega Nicodemo Librandi.

La Calabria annovera oggi 13 igp (igt) e 9 dop (doc). La dichiarazione di produzione complessiva per il 2011 interessa 3.112 ettari di cui 856 igp, 1.115 dop e 1.131 da altre uve. Il progetto Euvite punta a mettere in rilievo vini ottenuti da vitigni autoctoni con interessanti potenzialità espressive. “Oggi la viticoltura regionale, rinnovata attraverso la riscoperta e il recupero dei vitigni autoctoni impone criteri di produzione virtuosi, capaci di alimentare la qualità dell’enologia regionale e la sua spiccata tipicità” dichiara Giovanni Aramini, Dirigente Servizio Sviluppo Rurale Regione Calabria. Se la qualità costituisce infatti il presupposto per affrontare mercati sempre più competitivi, gli aspetti che rendono un vino unico rappresentano il valore aggiunto su cui deve puntare la viticoltura calabrese per far conoscere nel mondo il valore della sua enologia”.

Tra gli strumenti messi a disposizione dalla Regione rientrano le Botteghe e Strade del vino istituite dall’Enoteca regionale, nate per creare un’offerta integrata (enologica, gastronomica, turistica, ricreativa e culturale) e promuovere il consumo di prodotti tipici sul mercato interno. Sono in corso, inoltre, progetti di zonazione viticola per le diverse aree Dop che coniugheranno le specificità del territorio con i caratteri distintivi dei vini.

 

  • Le 5 aziende di EUVITE:

1)      Librandi è il capofila storico del progetto EuVite con i suoi 232 ettari vitati a Cirò Marina, nell’antica zona denominata Enotria per il ritrovamento del primo tempio dedicato al dio Bacco nell’VIII secolo A.C. Produce 2,5 milioni di bottiglie l’anno con 8 vitigni diversi. Alla ferrea tenacia di Antonio e Nicodemo Librandi si deve il primo studio del Gaglioppo, varietà di cui a tutt’oggi Nicodemo aspira a selezionare un grande clone. “In Calabria noto un fermento di aziende che hanno cominciato a lavorare bene – spiega. Il nostro intento è lavorare insieme per dare un’immagine e un’identità al vino calabrese”. Tra i vini Librandi spiccano le due Cirò Dop rosso riserva Duca San Felice (100% Gaglioppo) e il Magno Megonio, Igp Val di Neto rosso (100% Magliocco) (www.librandi.it).

2)      Malaspina, annovera 9 ettari a vigneto a circa 300 km da Cirò Marina, tra paesi arroccati sulle colline e il mare, buona parte delle vigne è allevata in condizioni “eroiche”, su terrazzamenti e senza irrigazione. Caso singolare in Calabria, l’azienda è gestita da quattro donne: Domenica, Caterina, Irene e Patrizia, cresciute tra vigneti e tini. “Lavorare con gli autoctoni ci permette di esprimere al meglio il nostro lavoro e il nostro territorio ed EuVite va proprio in questa direzione – spiega Caterina Malaspina, responsabile di vigneto e cantina. Con la vendemmia 2011 abbiamo eliminato anche l’ultimo 20% di Cabernet Sauvignon”. Un impegno che vale 100.000 bottiglie l’anno, per una gamma di vini Igp bianchi e rossi, come il Palizzi (da uve Calabrese nero 50%, Nerello Cappuccio 30%, Castiglione 20%) e il Patros Pietro, oggi interamente a base di Magliocco, fino al Cannici, passito rosso Igp Calabria, da uve Gaglioppo per il 100% (www.aziendavinicolamalaspina.com).

3)      Poderi Marini è collocata nella Piana di Sibari, la più grande pianura calabrese, fra il massiccio del Pollino e la Sila, conta 7 ettari vitati e una produzione di 45.000 bottiglie l’anno. Un’azienda olivicola e agrumicola con 300 anni di storia, la cui attività vitivinicola è stata avviata nel 2003 e che oggi produce vini Igp Calabria, con i rossi prettamente a base di Magliocco e Aglianico. Maria Paola e Salvatore Marini, sull’onda dei riconoscimenti ottenuti, programmano a breve un ampliamento della cantina. A proposito del progetto EuVite dichiarano: “Siamo l’unica realtà produttiva in questo territorio a nord di Cosenza, e qui come altrove la Calabria dovrebbe riscoprire l’agricoltura, autentica vocazione di questo territorio” (www.vinimarini.it).

4)      Serracavallo è situata a 25 km dalla Piana di Sibari, nella valle collinare del fiume Crati. Conta 35 ettari a vigneto e una produzione tra le 80.000 e le 120.000 bottiglie. Tra i meriti del titolare, Demetrio Stancati, la costituzione di un Consorzio che ha fatto da volano per riunire le 4 Doc e le 3 Igt preesistenti sotto il cappello dell’unica denominazione Terre di Cosenza, a partire dalla vendemmia 2011. Passare dalla promozione della denominazione a quella di EuVite è stato naturale. “La viticoltura per me non rappresenta solo un momento di gestione della vendemmia ma significa essere ambasciatori della Calabria intera attraverso il proprio territorio” dice Demetrio Stancati. Tra i vini, tutti Igt Valle dei Crati, i bianchi puntano sul Pecorello e i rossi sul Magliocco dolce come il Terraccia e il Vigna Savuco, cru ottenuto da uve pre-appassite sulla piante con torsione del tralcio (www.viniserracavallo.com).

5)      Statti conta 100 ettari a vigneto su 500 di proprietà nella zona di Lamezia Terme, sul versante tirrenico e costituisce un caso emblematico di azienda a “filiera chiusa” con una produzione dedicata non solo a vino ma anche a olio extravergine di oliva, latte, clementine e foraggi. “Dal 2000 abbiamo puntato sui vitigni calabresi che stiamo sostituendo progressivamente a quelli internazionali – dice Alberto, che conduce l’azienda con suo fratello Antonio. Ci ha incoraggiato la risposta positiva ottenuta sul mercato”. I vini di Statti puntano sul monovitigno in seno all’Igp Calabria (Greco e Mantonico come bianchi e Gaglioppo per due rossi tra cui il vino di punta Batasarro) e alla Dop Lamezia. Statti produce anche spumante metodo classico (2 anni sui lieviti) brut, rosè e bianco. (www.statti.com)

 

Il panorama vitivinicolo calabrese è ricco di sfaccettature: territorio e vini riflettono numerosi accenti particolari, profumi e riverberi radicati nella storia. Il Verbicaro nasce dalle terre alluvionali del fiume Lao, nell’alto versante tirrenico, dai sedimenti grossolani erosi dai rilievi del Pollino. Sulle antiche conoidi nel golfo di Sant’Eufemia, tra terre dall’inconfondibile colore rosso, si produce il vino Lamezia. Le Dop Scavigna e Savuto si collocano a nord, nella valle del fiume Savuto e su colline argillose. Scendendo verso sud entriamo nel cuore della viticoltura eroica calabrese, nella Costa Viola, dove spesso a un filare corrisponde un muretto a secco. Il cuore della viticoltura e dell’enologia della Magna Grecia è costituito dall’area Cirò-Melissa, sul versante ionico a nord di Crotone, fra colline argillose e antichi terrazzi marini. Nelle zone interne, dai rilievi calcarei del Pollino ai substrati metamorfici della pre-Sila, troviamo le denominazioni del Pollino e del Donnici, mentre tra l’Aspromonte e la Sila, nel punto più stretto d’Italia, tra le lunghe successioni parallele dei rilievi delle montuose Serre, l’origine protetta è quella del Bivongi. “Un panorama paesaggistico ed enologico reso ancora più complesso da una straordinaria varietà e interdipendenza di terreni, di climi e di vegetazione spontanea cui corrispondono altrettanti originalissimi terroir – spiega Giovanni Aramini, Dirigente Servizio Sviluppo Rurale Regione Calabria. Basti pensare, ad esempio, per quanto riguarda le precipitazioni, che si può andare dai 2.000 mm annui di pioggia della zona di produzione del Verbicaro ai 1.200 mm del comprensorio del Lamezia, fino ai 500 mm annui del Cirò-Melissa”.

 

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