Il Soave celebrato dal New York Times. Pfanner racconta un grande bianco da suolo vulcanico

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“C’è un fattore che distingue il Soave dall’intera produzione di vini bianchi nel nord Italia: il suolo vulcanico. Le dolci colline che dalla pianura solcata dal fiume Adige si innalzano fino a prima delle Dolomiti non assomigliano certo all’Etna o al Vesuvio, i vulcani italiani per antonomasia, tuttavia, camminando tra i vigneti, lungo le mura merlate del castello medievale, si può scorgere dove il gesso, il calcare o i suoli alluvionali si trasformarono in tufo e basalto vulcanico. I produttori di Soave attribuiscono molti benefici a questo tipo di suolo. Immagazzina il calore e aiuta l’uva a maturare, allontanando i parassiti. Esso conferisce inoltre a questi vini sapidità e una nota di grafite, sentori che ben si accompagnano alla mandorla e agli agrumi, tipici della garganega”.

Con queste parole Eric Pfanner dalle colonne del New York Times, uno dei più autorevoli quotidiani americani, e da quelle del The International Herald Tribune, l’edizione internazione dello stesso gruppo edioriale, ha risvegliato l’attenzione di appassionati e addetti ai lavori, firmando un recente articolo dall’emblematico titolo “These days Soave gets some respect”.

Pfanner sottolinea nell’articolo come anche il mondo del vino sia soggetto alle bizzarie della moda e ai capricci dei consumatori. Come dire: in ogni periodo c’è chi scende e c’è chi sale. Resta ferma però la qualità, requisito a cui – secondo il giornalista americano – i produttori del Soave non intendono assolutamente rinunciare, in favore di politiche di marketing.

Questo articolo rappresenta un risultato importante frutto di un lungo percorso di promozione realizzato dal Consorzio del Soave, da oltre tre anni impegnato in attività di valorizzazione e comunicazione sul mercato americano.

“E’ significativo che una tesata così autorevole come il New York Times – sottolinea Arturo Stocchetti, presidente del Consorzio del Soave – abbia dato spazio al nostro vino e al nostro territorio. Da alcuni anni infatti siamo impegnati in maniera importante nel mercato statunitense con azioni mirate sia al trade sia al consumatore generico. Di pari passo non abbiamo mai smesso di seguire con attenzione la stampa, sia quella specializzata e che generica, anche con attività di incoming qui sulle nostre colline. Risultati come questi ci dicono che siamo sulla strada giusta e ci spingono a proseguire in questa direzione”.

Significativa anche la tempistica con cui l’articolo è stato pubblicato. Se infatti per l’anno 2009/2010 le aziende socie del Consorzio del Vino Soave hanno registrato nel mercato USA una crescita del +20% in termini sia di volumi che di valore rispetto all’anno 2008/2009, anche il 2011 si è chiuso con una crescita a doppia cifra per la denominazione veronese sia in termini di valore che in termini di volume. Tutti dati col segno più che si sono confermati anche nei primi quattro mesi del 2012.

Bene anche la distribuzione geografica di prodotto: all’interno degli Stati Uniti le differenti tipologie di Soave esportato dalle aziende sono oggi reperibili in 25 stati, mentre negli ultimi tre anni il numero di aziende aderenti al consorzio che hanno stabilito rapporti commerciali con gli USA è cresciuto del 16% rispetto al triennio precedente.

A fronte di tali risultati l’impegno in tema di promozione verso i Paesi Terzi da parte del Consorzio del Soave proseguirà per tutto il 2012. In questa direzione le imprese del Soave investiranno 1,5 milioni di euro in azioni promozionali che riguarderanno Stati Uniti, Canada, Russia, Cina, Giappone e Sud Est Asiatico.

Con l’approvazione dei nuovi programmi promozionali per il 2013 questi investimenti cresceranno ulteriormente attestandosi sui 2,5 milioni di euro che saranno impiegati in work shop, attività di incoming, fiere, degustazioni mirate al pubblico ed eventi focalizzati al trade.

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