E’ stato troppo bello il primo evento per non fare il bis!
E quindi eccomi in una nuova location, il bellissimo Hotel Serapo, con il panorama sempre mozzafiato dei Campi Flegrei a fare da sfondo alla serata dedicata ai bianchi d’invecchiamento.
Ho fatto di tutto per esserci perché questo tema mi è molto caro e amo approfondirlo: al di là dei gusti e della passione personale, c’è da dire che in Campania ci sono tantissimi bianchi che sfidano il tempo, meravigliando di giorno in giorno esperti ed appassionati e che vantiamo almeno –è sottolineato eh!- due vitigni a bacca bianca celebri e da sempre acclamati proprio per il loro potere evolutivo.

A guidarci in questo percorso organizzato dalla bravissima delegata della Campania Valentina Carputo, quattro Donne del Vino con la guida dalla sommelier Daniela Prisco: Cristina Varchetta per Cantine Astroni, Chiara Moio per Quintodecimo, Milena Pepe per Tenuta Cavalier Pepe e Daniela Mastroberardino per Terredora – di Paolo.
La bellissima ed approfondita introduzione di Daniela ha centrato appieno il discorso sui vini bianchi affinati e con qualche anno sulle spalle spaziando un po’ sui luoghi comuni, sulla loro storia, sulla tecnica di vinificazione e anche sulle tematiche del riscaldamento globale dando una perfetta e dettagliata panoramica di quello che ci aspettava nei calici.

– Vigna Astroni 2017, Cantine Astroni – Falanghina dei Campi Flegrei: “un sorso di vulcano” è così che l’ha definito Cristina nella sua introduzione e senza ombra di dubbio lo è fin dall’etichetta che vuole rappresentare proprio questo concetto con l’immagine di una mano che sorregge il cratere. Tra note tostate ed un bouquet ricchissimo colpisce dritto al cuore l’esplosione elegantissima di mineralità che lo caratterizza e che ci dice chiaramente quanto questa cantina abbia la Falanghina dentro e sia capace di portarla alla ribalta nel mondo dalla prima all’ultima etichetta.
In abbinamento una zuppetta di pesce di fondale con crumble di olive nere.

– Via del Campo 2018, Quintodecimo – Falanghina: con il suo riferimento alla canzone di De Andrè che ci vuole ricordare quanto questo vitigno è stato sempre svenduto e maltrattato, questa Falanghina che fa una parte di fermentazione in barrique, l’ho trovata in perfetta forma e con un bouquet fruttato e floreale accompagnato da una delicata mineralità; calda ed avvolgente al palato è l’ennesimo esempio di quanto può essere grande questo vitigno.
In abbinamento dei sushi rolls.

– Brancato 2018, Tenuta Cavalier Pepe – Fiano Riserva: la menzione riserva per il Fiano è stata voluta fortemente ed introdotta proprio grazie a Milena Pepe e alla sua volontà di creare un vino che fosse più “strutturato, cremoso, speziato” in virtù delle enormi potenzialità di questo vitigno.
Si può dire infatti, che il Brancato 2018 è solo all’inizio del suo percorso di affinamento: un “bambino”, come lo ha definito la stessa Milena, che ha ancora tanti anni avanti a sé. Ha parlato a voce bassa tra sbuffi floreali e fruttati ma non ha rinunciato a mettere in evidenza la sua grande spalla acida confermandoci una enorme potenzialità ed il fatto che saprà esprimersi al meglio tra qualche anno.
In abbinamento riso al salto con funghi e fonduta di formaggio.

– CampoRe 2012, Terredora – Fiano: dalla vigna in contrada Campore a Lapio che ci racconta Daniela “è nel suo cuore”, nasce questo Fiano vendemmia tardiva che fa la sua fermentazione in barrique. Nonostante la 2012 sia stata una vendemmia particolare, con tanto freddo e tanta neve, in una bellissima sera di Settembre del 2021 che l’ha portato dalla neve al mare, questo vino ha emozionato tutta la sala con la sua poesia e le sue bellissime sfumature di miele di castagna accompagnate da frutta candita e passita ed erbe officinali che ci hanno anticipato un sorso infinito ed equilibratissimo tra freschezza e morbidezza.
In abbinamento coscetta di pollo ripiena di burrata e lime, balsamico di peperoni e cestino di patate.

Non si può non fare un plauso al lavoro eccezionale di Valentina Carputo che ha fortemente voluto questa serie di eventi: organizzazione perfetta, tematiche interessanti e grandissime Donne del Vino a diffondere e valorizzare il loro lavoro ma soprattutto il patrimonio enologico campano.
A lei tutto il mio augurio di continuare così, perché c’è bisogno davvero di persone come lei che siano attive e valorizzino questo settore in modi nuovi, smart e capaci di mettere in contatto il pubblico, sempre più appassionato, con questo mondo.

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