DIRITTO DI NOMINA: La Maschera di Avellino

0
262

AVELLINO. Grinta e personalità sono gli ingredienti più naturali della chef Antonella Iandolo. E come in ogni lavoro creativo che si rispetti, sono caratteristiche perfettamente trasferite nei suoi piatti. O ti piacciono o no. Non credo ci siano molte vie di mezzo nella sua vita e questo disegna caratteristiche e confini della sua cucina emozionale e di territorio.

Al ristorante “La Maschera” di cui la chef irpina è socia, assieme a Gigi Oliviero, si ritrova appieno la sua passionalità nel colore rosso delle pareti, nei giochi seducenti e birichini delle maschere…

In fondo a questo lavoro Antonella è arrivata solo nel 2006, dopo che è stata la vita con le sue avventure a indicarle che era la strada giusta. Vicissitudini da commedia americana a lieto fine che diventa, nel suo procedere come una brava padrona di casa, favola da raccontare tra i tavoli dei suoi ospiti.

Perché la prima a meravigliarsi di essere una chef di tutto rispetto è stata proprio Antonella, lei che all’inizio non ha trovato subito  in Gigi, patron e fondatore del ristorante nel 1998, una man forte. Chiaramente si è dovuto ricredere…

Ma arriviamo alla mia cena da loro, dello scorso 11 giugno. In apertura una fetta di polenta con tartufo e formaggio, a cui è seguito un lodevole gelato caldo con asparagi e cipolle novelle. La “crema” del gelato, in cui si avverte molto il sapore delle uova, riporta davvero a sapori d’infanzia, ingentiliti da una giusta eleganza.

Per chiudere gli antipasti un soufflé di formaggio carmasciano con cotechino locale e verdure di stagione. Anche se con questi tre ricchi piatti avevamo già fatto una signora cena, non potevamo non assaggiare il “cavallo di battaglia” della chef: la zuppa di cipolla ramata di Montoro con formaggio bagnolese e pezzetti di caciocavallo. Sono certa che questo piatto diverrà grande simbolo del lavoro di recupero e tutela portato avanti dal neo-Comitato Promotore Cipolla Ramata di Montoro, ora a lavoro per l’IGP.

In chiusura un “giro” di dolci non è mancato. Il vino, invece, curato da Gigi, l’abbiamo bevuto al bicchiere, riuscendo così ad abbinare due vini diversi alla nostra cena senza esagerare. Una formula molto interessante, non solo per conoscere più aziende e più vini e divertirsi a fare di portata in portata gli abbinamenti, ma anche per non togliersi il piacere di un calice se si è soli a bere, oppure se è necessario guidare.

Prima di andare via abbiamo visitato il ristorante, una complessa suddivisione lo rende molto originale e ricco di spazi diversi, grazie al fatto che è situato sotto ad una cappella, proprio a due passi dal Duomo di Avellino.

Per non parlare di una piccola stanza dei formaggi, “scoperta” nel vero senso della parola da pochissimo. Difatti facendo dei lavori di ristrutturazione è venuta fuori una casetta normanna, dove è ancora possibile riconoscere lo spazio dove si dormiva.

Se amate i sapori decisi ed i prodotti tipici irpini non esitate a fare visita a La Maschera, una interessante fusione tra cucina di “tradizione” e nuove “rivisitazioni”.

***Il Ristorante La Maschera è ad Avellino, nella via Rampa San Modestino 1, ed è chiuso la domenica sera. (www.ristorantelamaschera.com)

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here