Com’è andata la protesta al porto di Salerno di oggi? Ecco il resoconto da Coldiretti

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SALERNO. Dalle prime ore della mattina è partita anche a Salerno la mobilitazione contro il falso made in Italy che ha portato centinaia di coltivatori ed allevatori da tutta la Campania al  porto di Salerno. Il presidio guidato dai Presidenti Pietro Caggiano e Gennaro Masiello ha avuto l’obiettivo di verificare le merci in transito al porto salernitano.

Decine i camion controllati con l’ausilio della Guardia di Finanza che hanno posto in essere verifiche di conformità e di corretta etichettatura. In transito a Salerno sono arrivati dal’inizio del 2010 oltre 20 milioni di prodotti ortofrutticoli, e anche stamane si è potuto constatare il grande flusso di merci che arrivano sui mercati campani e del nord Italia.

In particolare si potuto verificare che alcune conserve in transito provenienti dalla Sicilia non riportassero alcuna indicazione circa l’origine della materia prima, sicuramente non italiana. “Si continua a perpetrare  il doppio danno di valore e di immagine “ ha affermato Gennaro Masiello Presidente Coldiretti Campania che ha un effetto dirompente e deprimente per le imprese italiane che sono costrette a subire un vero e proprio dumping”.

Pietro Caggiano, Presidente Coldiretti Salerno ha voluto porre l’attenzione sull’iter parlamentare della norma in discussione alla Camera de Deputati che prevede l’estensione dell’etichettatura obbligatoria della materia prima su tutti i prodotti agroalimentari, solo cosi infatti il consumatore può fare scelte consapevoli e si può tutelare il nostro made in Italy. A margine della manifestazione una delegazione è stata ricevuta dal Prefetto di Salerno Sabatino Marchione a cui è stato consegnato un documento contenente tutte le proposte operative messe a punto da Coldiretti in difesa dell’agroalimentare italiano.

Tra le richieste:

1.         etichettatura obbligatoria con l’indicazione dell’origine territoriale del latte a lunga conservazione e di quello impiegato per le produzioni casearie, ma anche per i formaggi e per la pasta di grano duro e, ancora, sistematici controlli sulla corretta etichettatura dei prodotti ortofrutticoli ed effettuare le analisi delle caratteristiche qualitative e sanitarie su tutte le produzioni agroalimentari importate;

2.         l’utilizzo di prodotti locali da parte della ristorazione collettiva pubblica;

3.         rendere pubblici i dati relativi alle importazioni di latte dall’estero, oggi non liberamente conoscibili da parte dei cittadini-consumatori e disponibili presso il Ministero della Salute (ASL e Uffici Veterinari Adempimenti Comunitari), il Ministero per le Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e l’Agenzia delle Dogane;

4.         riconoscere il valore dei Mercati e dei punti di vendita diretta Campagna Amica e l’estensione del diritto allo “spazio scaffale” per i prodotti della filiera agricola tutta italiana, per valorizzare l’identità dei territori, i loro prodotti e l’intera economia dei distretti locali.

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