ASSOENOLOGI: la vendemmia 2012, i dati definitivi

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Vendemmia 2012: 39,3 milioni di ettolitri di qualità eterogenea. Questi i dati definitivi, a raccolta ultimata, elaborati dal Centro studi dell’Associazione Enologi Enotecnici Italiani – Assoenologi, ossia dell’organizzazione nazionale di categoria che rappresenta i tecnici vitivinicoli.

Assoenologi ha diramato le sue prime previsioni il 24 agosto, ipotizzando una produzione di 41,2 milioni di ettolitri di vino (-3,5% rispetto al 2011) e con tendenza a una diminuzione anche drastica. L’Assoenologi ha quindi aggiornato le sue previsioni il 7 settembre abbassandole a 40,3 milioni di ettolitri, vale a dire con un ulteriore decremento del 2,1% rispetto alle prime stime, portandolo a -5,6% rispetto al consuntivo Istat 2011.

Oggi, nonostante che il mese di settembre sia decorso nel modo più opportuno, portando adeguate precipitazioni in quasi tutte le zone vitivinicole e ampie escursioni termiche tra giorno e notte, i dati definitivi sulla produzione vitivinicola 2012 fanno registrare un ulteriore ribasso, attestandosi, a 39,3 milioni di ettolitri, ossia con un decremento dell’8% rispetto alla precedente campagna che già fu tra le meno produttive degli ultimi decenni.

Siamo di fronte alla vendemmia più scarsa dal 1950 ad oggi: dobbiamo infatti risalire al 1947 per trovarne una più povera. Va detto comunque che negli anni 1950/80 la superficie vitata italiana di uva da vino era decisamente più elevata dell’attuale (nel 1980 era di 1.230.000 ettari. Oggi è di 694.000 ettari – dati Istat). Per contro dal 1950 ad oggi le annate più produttive risultano, sempre secondo i dati Istat, quelle del 1980 (86,5 milioni di ettolitri di vino), del 1979 (85,1 milioni di ettolitri di vino) e del 1983 (83,3 milioni di ettolitri di vino). Nel 1983 si è quindi prodotto più del doppio di quanto si è prodotto per il 2012.

Quantità: Italia divisa in due. Nel Centro Nord i decrementi oscillano da -5% come nell’Emilia Romagna, a -20% come in Lombardia e Toscana. Dalle Marche in giù si registrano valori pari a quelli dello scorso anno, come in Abruzzo, Campania e Sardegna, o inferiori tra il 10% ed il 15% come in Puglia e Lazio o superiori anche del 15% come in Sicilia. Per quest’ultima l’incremento produttivo è da imputare maggiormente alla rimessa in produzione dei vigneti “bloccati” lo scorso anno con la cosiddetta “vendemmia verde”.

Qualità: eterogenea in tutt’Italia. Il gran caldo e la scarsità di precipitazioni hanno bloccato l’insorgere delle tradizionali ampelopatie della vite. Nelle zone in cui la fioritura è stata contrastata dalle avversità meteorologiche i grappoli sono risultati spargoli e non uniformi. Nei vigneti che non sono stati soccorsi, nei momenti di massima calura, con adeguate irrigazioni, la resa uva/vino è stata decisamente inferiore alla media. Tutto ciò giustifica la forte eterogeneità che caratterizza la produzione 2012, visto che nella stessa zona il buono si scontra con l’ottimo e il mediocre con l’eccellente. Aspetti ancor più rimarcati in quelle regioni e per quelle denominazioni in cui l’irrigazione di soccorso non è diffusa o ammessa. Complessivamente la qualità del vino 2012 sarà buona con qualche punta di ottimo ma pochissime di eccellente. E dire che sarebbe bastata qualche pioggia estiva e meno caldo per siglare un’annata assai degna di considerazione.

Uno sguardo ai nostri competitor. Le cose non sono andate meglio nei principali Paesi nostri competitor. Secondo l’Union internationale des œnologues, ad esempio, in Francia e in Spagna si prevede una produzione inferiore di almeno il 15% rispetto al 2011 con punte di -40% per le uve a bacca bianca. A differenza dell’Italia il calo produttivo, in particolar modo in Francia, non è dovuto solo al caldo torrido, ma anche alle abbondanti precipitazioni primaverili che hanno inciso in modo fortemente negativo sulla fioritura. Anche nei Paesi dell’Est la produzione risulta sotto la media pluriennale con decrementi diversi da Stato a Stato.

Prezzi all’ingrosso in forte aumento. Inutile dire che la scarsa produzione sta facendo fibrillare il mercato all’ingrosso di mosti e vini, calmo fino a Ferragosto, oggi alquanto sostenuto, soprattutto per alcuni prodotti fortemente richiesti. In sintesi le contrattazioni evidenziano prezzi in crescita rispetto al 2011. Ad esempio in Piemonte alcune tipologie fanno registrare incrementi tra il 10% ed il 20%, che in Lombardia raggiungono anche il 30%. In Veneto decisi aumenti si registrano per Pinot grigio e Prosecco. In Romagna alcune partite di vini bianchi sono state pagate anche il 50% in più rispetto allo scorso anno, mentre in Emilia le quotazioni all’ingrosso dei Lambruschi sono lievitate anche di oltre il 30%. Se in Toscana l’aumento delle prezzi sfiora il 30%, in Abruzzo per i vini bianchi si è raggiunto anche il 50%.

Il vino italiano continua a volare nel mondo. Un’annata con qualche punto in più ci avrebbe fatto comodo, visto che le nostre esportazioni, nonostante la forte congiuntura, sono sempre in crescita. Gli ultimi dati disponibili delle vendite di vino italiano all’estero, elaborati da Assoenologi su rilevazioni Istat e relativi al primo semestre dell’anno, confermano il trend degli ultimi mesi con una crescita in valore, rispetto allo stesso periodo del 2011, del 7% a fronte di una flessione dei volumi del 10,6%, il che vuol dire che mandiamo all’estero meno prodotto ma, dato che la diminuzione quantitativa riguarda princi-palmente lo sfuso e i vini di più bassa fascia, guadagniamo di più. Decisamente interessante anche l’incremento del prezzo al litro delle nostre vendite all’ingrosso di vino all’estero che è aumentato del 19,8% passando da 1,75 a 2,09 euro.

Poteva essere una vendemmia memorabile sia per quantità che per qualità. Sarebbe bastato che l’estate ci avesse regalato meno sole e qualche pioggia, ma così non è stato. I dati scaturiti dai rilievi fatti in maggio erano assai promettenti da Bolzano a Pantelleria sia quantitativamente che qualitativamente. A fine giugno le valutazioni sono scese, ma con la sicurezza che le consuete piogge estive avrebbero “raddrizzato” la situazione. Purtroppo invece i mesi di luglio e di agosto sono stati inesorabili. Nonostante il pazzo andamento che ha segnato il ciclo vegetativo 2012 la vite ha manifestato la sua capacità di adattamento, riuscendo a superare i momenti di criticità che hanno invece fortemente compromesso l’esito di altre importanti colture. Prova ne è che questa annata, contraddistinta da nefasti anticicloni che hanno “bruciato l’Italia” e da una carenza di piogge estive che ha battuto ogni record, si è conclusa, almeno per i vini ottenuti dalle uve che hanno potuto beneficiare delle provvidenziali piogge di settembre, con un risultato soddisfacente in quasi tutte le zone d’Italia.

Il mese di settembre infatti è decorso nel migliore dei modi, ossia con temperature adeguate, giuste precipitazioni e forti escursioni termiche tra il giorno e la notte che hanno permesso un sostanziale recupero.

Le prime regioni a tagliare i grappoli per le uve precoci e base spumante sono state, tra il 2 e l’8 agosto, la Sicilia, la Puglia e la Lombardia. Il pieno della raccolta in tutt’Italia è avvenuto nella seconda decade di settembre, per concludersi in questi giorni (fine ottobre) con i conferimenti degli ultimi grappoli di Nebbiolo in Valtellina, di Cabernet in Alto Adige, di Aglianico in Campania e dei vitigni autoctoni sulle pendici dell’Etna.

Sette anticicloni non hanno “bruciato” la vendemmia. Eravamo abituati a prendercela con l’anticiclone delle Azzorre, ma quest’anno abbiamo dovuto fare i conti non con uno, bensì con sette disperati fenomeni dai nomi più suggestivi. In primavera abbiamo accarezzato Hannibal. Abbiamo quindi conosciuto Scipione che, dal 17 al 27, ha fatto evaporare giugno. Poi abbiamo maledetto Caronte che, dal 29 giugno al 9 luglio, ci ha traghettato verso questa torrida estate facendoci boccheggiare alla soglia dei 40 gradi. E che dire di Minosse che, dal 10 al 15 luglio, ci ha regalato sei giorni di fuoco privilegiando Sicilia, Sardegna e Puglia. Dal 29 luglio al 5 agosto abbiamo dovuto fare i conti con Ulisse. Dal 7 al 15 agosto è stato Nerone a far parlare, o meglio “boccheggiare” l’Italia tutta, seguito da Caligola (17/19 agosto) che ha lasciato il posto a Lucifero (20/25 agosto). Beatrice, purtroppo, non ci ha portato le tanto auspicate piogge di fine agosto, che invece sono cadute nei primi giorni di settembre grazie a Poppea che ha portato basse pressioni con ampie escursioni termiche tra giorno e notte: un andamento che si è protratto, sia pur in modo diverso da zona a zona, per tutto il mese di settembre.

Dalla neve al caldo torrido: un ciclo vegetativo bizzarro. L’anda-mento climatico che ha caratterizzato la stagione 2011/2012 e il conseguente ciclo vegetativo della vite è stato alquanto eterogeneo e bizzarro, ricco di capovolgimenti. Il primo periodo invernale è stato piuttosto mite; tanto che in dicembre in alcune regioni del Nord Italia si sono raggiunte temperature di 15/16°C, per scendere in gennaio anche a meno 20°C come è avvenuto in Piemonte. Nella fascia Adriatica invece l’inverno è stato alquanto piovoso e con copiose nevicate anche a bassa quota che hanno, in particolare, interessato le Marche e l’Abruzzo. Contrariamente la fascia tirrenica in generale e la Toscana in particolare, hanno avuto un inverno scarsamente piovoso fatta eccezione della Campania che, oltre alle piogge, ha visto cadere abbondanti nevicate. Nell’ultima decade di marzo le temperature massime al Centro Nord hanno superato anche i 25°C per ritornare su valori bassi nel mese di aprile quando, in alcune zone, nella notte del 9 aprile la temperatura è scesa molto vicina agli 0°C. Il periodo primaverile al Nord è stato turbato da forti grandinate che hanno coinvolto vaste zone dalla Lombardia al Veneto, dal Piemonte al Trentino. In seguito alle piogge, in diverse zone del Centro Nord, la fioritura non è stata favorita; ciò ha determinato minore fertilità e un numero inferiore di acini per grappolo. Nel Centro Sud, da fine aprile in poi, le belle giornate e le alte temperature hanno favorito lo sviluppo di una buona vegetazione con normale formazione di grappoli. Da maggio le temperature sono cresciute per stabilizzarsi su valori alti che in molte zone e per più giorni hanno toccato i 40°C. Al Centro Nord  il caldo è scoppiato a giugno inoltrato, mentre le piogge sono praticamente scomparse (fatta eccezione per i territori a ridosso dei rilievi montuosi dove si sono manifestati diversi temporali), per ricomparire solo all’inizio di settembre, quando ormai il 20% del prodotto era già stato conferito alle cantine. Ciò ha determinato un consistente ab-battimento della produzione delle uve precoci, in particolar modo di quelle a bacca bianca, ristabilendo una certa normalità per quelle a bacca rossa a vendemmia più tardiva.

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