Cicloturismo in crescita. Crescono gli alberghi dedicati

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Che si tratti di cicloturismo, di turismo per ciclisti da strada o per appassionati di mountain bike non fa differenza. Il binomio vacanza e bicicletta funziona bene e registra numeri in crescita. A riprova di questa affermazione, i dati del Consorzio degli Italy Bike Hotels parlano chiaro: la stagione 2012 ha registrato un 1.500.000 di presenze cicloturistiche sul territorio nazionale, 300.000 nella regione Emilia-Romagna e di queste il 50% nella sola Riccione con una quota dominante dei mercati esteri pari a circa l’80%.

Un mercato giovane (la prima esperienza di un Bike Hotel del Consorzio risale a 14 anni fa a Riccione) che registra fruitori di un’ampia fascia d’età. Dai 25 ai 35 anni per gli appassionati di mountain bike, dai 40 ai 60 anni per i ciclisti da strada e in entrambi i casi per lo più uomini. Questo è ciò che dicono le carte d’identità di chi s’ispira alla vacanza attiva.

I bike riders pedalano mediamente  dalle 5 alle 6 ore giorno (partenza mattina rientro intorno alle 14.00), reintegrano al rientro con una merenda di frutta e carboidrati e un pasto serale consumato generalmente in hotel e per questo richiedono menu equilibrati mirati alla loro esigenza di sportivi, sistemano la bicicletta, lavano la divisa, si rilassano nella spa dell’albergo se questo ne è dotato e vanno a letto dopo cena  godendosi il meritato riposo. Il giorno successivo ci sono altrettante distanze da coprire e chilometri da macinare. Si stima che ogni cicloturista spenda in media 500 euro in acquisti di prodotti tipici, artigianato locale e materiale ciclistico.

I cicloturisti vivono quindi la vacanza tra la strada, il territorio e l’albergo che prediligono al campeggio. Richiedono livelli di comfort medio-alti e la scelta cade sempre su strutture con una classificazione a partire dalle 3 stelle.

Spesso si tratta di turisti stranieri; l’Hotel “Dory” di Riccione (uno dei primi Italy Bike Hotel) ha ospitato durante il mese di settembre un gruppo formato da 40 turisti provenienti dal Vermont (USA) e, sempre a Riccione, all’Hotel “Belvedere” erano presenti contemporaneamente cicloturisti di 10 nazionalità diverse. A riprova che il cicloturismo permette di internazionalizzare il mercato: persone che amano il nostro Paese per la cultura, i paesaggi e l’enogastronomia e con una buona propensione alla spesa.

Gli Italy Bike Hotels sono dislocati in 12 regioni italiane e si concentrano prevalentemente in 4 regioni: Emilia Romagna, Lombardia, Marche e Trentino Alto Adige. E’ cospicua la domanda su regioni come Sicilia e Puglia, dove ancora non ci sono Italy Bike Hotels, ed è molto forte in regioni come Toscana, Lombardia, Trentino, in cui la domanda supera le camere disponibili, dunque c’è ancora spazio per diventare un Italy Bike Hotel.

Questo tipo di mercato offre a chi è impegnato nel settore dell’ospitalità la garanzia delle presenze nei periodi di bassa stagione (marzo, aprile, maggio, settembre e ottobre) e la sicurezza di una crescita esponenziale nel prossimo futuro (per citare solo un esempio, l’Italy Bike Hotels “Enjoy Garda” aperto a maggio di quest’anno a Peschiera del Garda ha lavorato sempre a pieno ritmo).

Permette inoltre la destagionalizzazione (negli ultimi 3 anni l’Hotel “Funivia” di Bormio ha raddoppiato i mesi di apertura) e valorizza anche le località minori a vantaggio di tutto il territorio.

Il cicloturismo, numeri alla mano, rappresenta una nicchia di mercato sui cui vale la pena investire. Un mercato che va conquistato, mantenuto e sostenuto. Gli Italy Bike Hotels sono uniformati su uno standard di qualità e offrono servizi ad hoc. D’altra parte però sono necessari interventi a livello pubblico locale/regionale/nazionale per soddisfare le esigenze del cicloturista: percorsi protetti, segnaletica specifica, spazi dedicati nei centri storici e nelle città d’arte, e soprattutto, manutenzione del manto stradale, grande elemento penalizzante per l’Italia rispetto ad altre realtà europee.

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