Camelie di marzo. Le cultivar storiche resistono in Campania, rarità dal discreto fascino

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CAMELIALe camelie sono fiori misteriosi, complessi, introversi. Collezionisti di tutto il mondo ne impazziscono, eppure trovare queste rarità dal fascino discreto non è facile: spesso fanno capolino negli antichi giardini, e la Campania dalla fine del ‘700 conserva i cultivar storici più importanti.

E’ coltivata nei territori a clima mite, si presenta come un alberello, ha foglie coriacee, ovali-lanceolate, intere, di color verde intenso e lucenti sulla pagina superiore. La camelia si moltiplica per talee autunnali e preferisce terra sabbiosa, fresca e discretamente umida.
D’inverno, quando la neve e il gelo ricoprono di grigiore i giardini, un fiore d’Oriente come la camelia, inaspettato come un dono, a marzo fa capolino e ci annuncia che la primavera non è poi così tanto lontana.

Appartenete alla famiglia delle Theacee, la stessa della pianta del tè, la Camelia, “tsubakki” Rosa del Giappone, dalle origini tutte asiatiche che si perdono oltre il 1500 a.C., è ricca di una storia strettamente intrecciata ai miti, simbolismi e leggende.

Petali di camelie venivano sparsi nei santuari buddisti durante le cerimonie. Durante il XVII secolo le camelie fecero la loro comparsa in Europa, in Portogallo ad Oporto, in Olanda e in Inghilterra, grazie ai viaggi della Compagnia delle Indie.

La prima “japonica” introdotta in Italia, alla metà del Settecento, fu la piccola e rosea “celebratissima” presso il Giardino Inglese della Reggia di Caserta, dove ancor oggi si può ammirare, come la sua omologa nel Real Orto Botanico di Napoli, donata alla regina Maria Carolina Borbone d’Asburgo Lorena dall’ammiraglio Nelson, grande amico di Lord Pretre, e celebrata negli scritti dell’Abate Berlese.

La bellezza di questo fiore rapidamente si diffuse per moda e passione, in tutta la Campania, isole comprese, e i giardini della Corte si ricolmarono in breve tempo, degli splendidi arbusti, motivo di collezioni plurisecolari. La camelia sfoggia infinite varietà di fiori, semplici, doppi, in forma di peonia, anemone o rosa, a stella o a spirale, le cui tinte, unite o strisciate, macchiate, marmorizzate, attraversano l’intera gamma dei rossi, partendo dal bianco sino ad arrivare al giallo scuro. I semi della Camelia servono per realizzare un ottimo olio usato in cucina e sono usati anche in cosmesi; inoltre anticamente, dal legno dell’alberello, si ricavava carbone di ottima qualità.

CAMELIA JAPONICA

La camelia per di più è stata celebrata in letteratura, nella musica classica, rinviando ad esempio alla storia di Marguerite Gautier, scritta da Dumas e musicata da Verdi, a Proust, che di solito la portava all’occhiello coniando il termine “Camelia alla boutonnière”, sinonimo di eleganza, a Goethe, a Manzoni, fervidi cameliofili, a Coco Chanel, che con le sue camelie di raso o garza, ha siglato un must e l’immortalità del suo mito.

Nel linguaggio dei fiori il suo significato è stima e ammirazione verso qualcuno. L’associazione simbolica è dovuta al portamento e alla disposizione dei petali, rigidi e abbastanza carnosi. Queste caratteristiche si addicono alle persone solide, di spessore, che non hanno titubanze, bensì proseguono senza timori per la propria strada, accumulando soddisfazioni. Regalare una composizione di camelie è una dedica efficace per amici, innamorati e anche colleghi di lavoro, che mirano al successo.

Annamaria Parlato

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