VINO. Tappo di sughero o a vite? Niente è come sembra…

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In occasione di una degustazione dei vini di Franz Haas, noto viticoltore della provincia di Bolzano, sono state poste a paragone bottiglie “doppie” per ogni singola annata, cioè chiuse sia con tradizionale tappo di sughero, sia con tappo a vite.
Haas è da sempre sostenitore della chiusura a vite (o tappo Stelvin), ritenendo che l’85% dei suoi vini subisca adulterazioni, seppur minime, dal sughero, modificando le originali caratteristiche del prodotto. L’annoso dilemma tappo a vite o in sughero, non è affatto di poco conto.
Infatti, il tappo è il principale e forse unico fattore esterno che possa essere responsabile di una variazione organolettica del vino. Semplificando possiamo dire che è una questione di ossigeno, acceleratore di reazioni e condizionante l’evoluzione del vino nel corso del invecchiamento.
L’aria può essere miglior amico e al contempo peggior nemico del vino. A basse dosi la microossigenazione può favorire la formazione di piacevoli aromi fruttati, ma ove l’ossidazione fosse eccessiva potrebbe determinare uno sgradevole sentore di frutta marcia. Tenere sotto controllo il livello di ossigeno nella bottiglia di vino è quindi un aspetto fondamentale per i viticoltori.
Il limite dei tappi a vite è proprio la quasi assenza di scambio di ossigeno con l’esterno, ne consegue una maturazione del vino in bottiglia praticamente nulla, dunque sicuramente non confacente a quei rossi da lungo invecchiamento, che migliorano proprio grazie alla leggera permeabilità del tappo.

Per contro potrebbe essere ideale per quei vini, soprattutto bianchi, da consumarsi nell’arco di un paio d’anni, preservandone le caratteristiche aromatiche. Questa è la ragione per la quale lo Stelvin è una delle chiusure maggiormente impiegate negli ultimi anni dalle aziende vinicole all’estero, in Paesi come l’Australia e la Nuova Zelanda, mentre in Italia incontra ancora delle resistenze dovute ad un pregiudizio della tradizione. Noi vogliamo stappare la bottiglia “alla vecchia maniera” e subiamo l’inopinabile fascino del sughero.
Ma, c’è un altro aspetto da prendere in considerazione, ovvero ciò che può nascondersi dietro un tappo di sughero, spesso di bassissima qualità. Un tappo in sughero costa abbastanza, uno di sughero scadente costa poco, il tappo a vite costa parimenti poco.

Facendo quindi due calcoli, se un buon tappo a vite costa meno di un buon tappo in sughero ed in più conserva meglio il vino, potrebbe preferirsi ad sughero “fallace” che potrebbe anche danneggiare il nostro nettare.
Rita Teixeira, docente di enologia dell’Università di Lisbona afferma che “La qualità del sughero sta diminuendo nel corso degli anni, nessuno sa perché. Ottenere un fruttuoso albero di sughero servono circa 50 anni, quindi è urgente che si inizino a studiare le ragioni dietro la recessione in atto“. La diatriba tra le due fazioni potrebbe dunque risolversi per ragioni naturali.
A mio parere, in medium stat virtus. Dovremmo abbattere lo stereotipo dell’equiparazione del tappo a vite con il vino di bassa qualità. Infatti, se può essere statisticamente vero che parte dei vini tappati con metodi alternativi al sughero siano di discutibile qualità, può anche essere vero, per ciascuno di noi, non aver mai bevuto vini di buona qualità con tappo a vite.

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