VINO. 10 punti (e curiosità) da tenere a mente

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1. A come agricoltura. Contribuisce al PIL in percentuale maggiore di altre attività economiche che stentano ad uscire dalla crisi. Il vino è un prodotto agricolo con un moderato trattamento industriale. Il buon vino nasce in vigna, te lo dice l’enologo appena visiti la cantina.

2. B come barrique. E’ la moda del momento, nessuna cantina di rispetto può fare a meno delle botticelle da 225-228 litri, nella maggior parte dei casi costruite con legno di rovere proveniente da varie foreste francesi del Massiccio centrale, oppure dalla Slavonia. Ve ne sono di varie generazioni, quelle di prima generazione sono riservate ai Cru, le altre ai vini meno importanti, una volta inservibili vengono rigenerate, non si butta nulla.

3. C come cantina. E’ il tempio della produzione e della conservazione, entrano i grappoli, escono le bottiglie etichettate.

Vi sono quelle del contadino con il loro disordine che solo il produttore ci sa mettere mano, ci sono quelle progettate dai grandi architetti che sono monumenti al territorio. La visita nei giorni di Cantine Aperte è divenuta, nel nostro territorio nazionale, una tappa fondamentale per milioni di persone.

4. D come distanza. La distanza dice molto della qualità del vino e della sua territorialità. Si prendano le DOCG, tutto il processo produttivo deve avvenire nel luogo di coltivazione dell’uva, altrimenti si perde la qualifica data dalla fascetta di legge attorno al tappo e il vino ne risente di immagine e prezzo.

5. E come efficiente. Efficiente deve essere il passaggio dalla vigna alla cantina: guai a lasciare i grappoli in attesa a lungo, i bianchi perderebbero subito gli aromi che dovranno ritrovarsi in calice, altresì potrebbe verificarsi uno schiacciamento, per sovrapposizione tra gli stessi, innescando fermentazioni indesiderate.

Efficiente deve essere l’attrezzatura di cantina per il consumo energetico, alcuni produttori ricorrono ai pannelli solari, altri alla geotermia. E’ un dovere verso la produzione ecosostenibile che costi e inquini il meno possibile.

6. F come fake news. Lo sono tutte le notizie che tendono ad equiparare gli effetti del vino a quelli di sostanze psicotrope da cui tenere lontano i giovani.

E invece no: il trittico Bacco, Tabacco, Venere, preso in giuste dosi, non ha mai danneggiato nessuno. La gioia del bere non è affatto fake.

7. G come grandine. E’ il nemico giurato di qualsiasi viticoltore quando colpisce i grappoli pronti per la vendemmia. E’ un flagello che non si augura neppure al concorrente acerrimo, la grandine non conosce confini di parcelle né di vitigni, è capace di distruggere il lavoro di un millesimo.

8. H come hotel. Sono gli alberghi del vino o perché situati fra le vigne o perché propongono SPA con trattamenti a base vino (ampeloterapia).

9. I come Italia. Ingaggia la perenne rincorsa alla Francia per chi produce e esporta di più. E’ una gara virtuosa che non deve vedere vinti né vincitori. Sola a vincere è la cultura del vino. Più vino per tutti, per parafrasare lo slogan di Albanese – Cetto Laqualunque.

10. L come lattina. Le bibite analcoliche frizzanti si conservano in lattine con l’apertura a strappo che devi badare a non strapparti il dito nell’operazione. Qualche fantasioso produttore ci provò col vino, il Lambrusco in lattina fu una breve stagione, dopo il Lambrusco ha ritrovato la dignità della bottiglia.

A ciascuna bevanda il contenitore che merita, non tutti i vini hanno la bottiglia spessa ed il tappo in sughero integro, preferiscono il tappo in silicone e il vetro sottile, rinunciano alla capsula, hanno minori pretese, non per questo hanno minore dignità.

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