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Viaggio in Indocina. Cambogia, la terra dei templi dimenticati
Come ultima tappa del nostro tour indocinese abbiamo scelto la Cambogia, un Paese che evoca sentimenti contrapposti a causa della sua storia recente e antica.
Il socialismo agrario in Cambogia
È ancora vivo nei ricordi di chi era presente nella seconda metà degli anni Settanta l’orribile genocidio che avvenne nel paese a opera del regime dittatoriale di Pol Pot che volle diffondere il cosiddetto socialismo agrario, una visione distorta del socialismo in base al quale tutti i cambogiani dovevano ricominciare la loro esistenza dall’attività nelle campagne.
Medici, avvocati e chiunque avesse una laurea o un titolo di studio superiore fu forzatamente allontanato dalle città e utilizzato come mano d’opera nei campi, rinchiuso in “campi di rieducazione” o ucciso perché, secondo quell’ideologia, il Paese doveva essere costituito da persone uguali dedite solo all’agricoltura. Persino il semplice portare degli occhiali esponeva al rischio di essere considerato acculturato e meritevole di prigionia o morte. Si calcola che nel giro di quattro anni vennero brutalmente assassinati due milioni di cambogiani, colpevoli di essere oppositori o semplicemente istruiti.
Ancora oggi parlare di questi argomenti in Cambogia non è semplice anche se tutto ciò è ampiamente documentato nel Museo del genocidio di Tuol Sleng a Phnom Penh, la capitale.
Alla scoperta di Siem Reap
Il nostro breve viaggio in Cambogia non ha però toccato la capitale, preferendo puntare direttamente su Siem Reap, la città nei cui pressi si trova l’altra testimonianza, questa decisamente più affascinante, della storia cambogiana e dei suoi meravigliosi templi di architettura khmer costruiti tra il XII e XIII secolo d.C., molti dei quali rimasero sepolti dalla foresta e dimenticati per più di 500 anni, fino alla loro riscoperta nella metà del XIX secolo grazie al naturalista ed esploratore francese Henri Mouhot che, dopo averli visitati, pubblicò le sue note di viaggio, in cui scrisse:
«Uno di questi templi (un rivale per quello di Salomone, ed eretto da qualche antico Michelangelo) potrebbe avere un posto d’onore accanto ai nostri edifici più belli. È più grandioso di qualsiasi cosa ci abbiano lasciato i Greci o i Romani, e contrasta tristemente con la situazione selvaggia in cui versa ora la nazione».


I templi della Cambogia
Oggi i numerosi templi dei siti di Angkor Thom e Angkor Wat attirano milioni di visitatori da ogni angolo del mondo che ammirano questi grandiosi e complessi edifici riccamente scolpiti e decorati con bassorilievi e altorilievi di straordinaria finezza. Giganteschi volti di pietra sembrano sorvegliare tutta l’area, mentre la presenza di alberi con possenti radici che emergono dalle pietre conferisco al luogo un’atmosfera misteriosa senza eguali.


L’area di Angkor diede l’ispirazione a Walt Disney per le ambientazioni del Libro della Giungla e diversi templi furono utilizzati per girare le scene del film “Lara Croft: Tomb Raider”, del 2001, interpretato da Angelina Jolie.
La visita ai numerosi templi, tra cui spicca quello davvero gigantesco di Angkor Wat, antica capitale dell’impero Khmer, richiede almeno una giornata intera e spesso i turisti ritornano anche nei giorni successivi. Da tenere presente il clima fortemente caldo umido dell’area e la presenza di numerose scimmie, macachi e langhuri, che da tempo hanno preso confidenza coi turisti cercando di sottrarre loro cibo e bottigliette d’acqua che sanno stappare senza difficoltà.

Al di là dell’emozionante visita a questi siti archeologici, è di un certo interesse anche la visita dei villaggi agricoli circostanti, assistere alla produzione artigianale degli spaghetti di riso, dello zucchero di cocco e di palma e di numerosi prodotti artigianali tipici.
Anche i templi dei monaci, vere e proprie istituzioni religiose ed educative diffusissime in Cambogia, rappresentano motivo di una visita di alto valore culturale per una maggiore comprensione della vita locale.

A margine aggiungiamo che anche in Cambogia, soprattutto a Siem Reap, abbiamo sempre mangiato piatti ottimi e gustosi che non ci hanno fatto rimpiangere troppo la cucina italiana.
Con questa nota finale si conclude il nostro tour dell’Indocina che ci ha portato in Laos, Vietnam e Cambogia, facendoci riportare a casa tantissimi ricordi ed emozioni di questa splendida area dell’Estremo Oriente.




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