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Viaggio in Indocina in 5 capitoli: il Laos
L’Indocina è una vastissima penisola che, come s’intuisce dal nome, si estende per ben due milioni di chilometri quadrati tra l’India e la Cina.
Gli attuali stati che la compongono sono il Vietnam, il Laos, la Cambogia, la Thailandia e il Myanmar.
Per chi volesse esplorare questa affascinante regione dell’Oriente è consigliabile visitare un paese alla volta, l’unico modo per trarne una conoscenza abbastanza approfondita.
Avendo però un numero adeguato di giorni a disposizione, da 15 a un mese intero, si può spaziare su diversi paesi per ottimizzare i costi e la durata del viaggio che non sono indifferenti.
Personalmente ho scelto questa seconda opzione puntando sui paesi più orientali della penisola, Laos, Vietnam e Cambogia.
Iniziamo il racconto di viaggio dal Laos, l’unico dei tre che non ha sbocchi sul mare.
Viaggio nel Laos, il regno di un milione di elefanti
Il Laos acquisì il suo attuale nome durante l’occupazione francese in riferimento all’etnia dominante sul territorio, quella, appunto dei Lao.
Anticamente però era noto come Regno di Lan Xang, cioè terra (o regno) di un milione di elefanti.
Nessuno può dire se fossero effettivamente un milione, ma all’epoca il Laos era ricoperto quasi interamente di foreste e la presenza della fauna selvatica e dei pachidermi doveva essere davvero impressionante. Oggi la situazione è ben diversa e gli elefanti presenti sono meno di un migliaio, protetti dallo stato e, quando in difficoltà, accolti in appositi centri di assistenza spesso visitati dai turisti.
Nonostante ciò il Laos è un paese ancora oggi ricco di meraviglie naturalistiche che rendono affascinante il viaggio in questo Paese abitato da circa sette milioni e mezzo di abitanti, per gran parte di fede buddhista theravada, fortemente ancorati alle tradizioni.
E, proprio in linea alle tradizioni, ecco una prima particolarità: nel Laos ogni maschio deve, nel corso della sua vita, fare un percorso monastico che può essere più o meno lungo, poche settimane, mesi o anche per tutta la vita. Anche la nostra guida turistica in passato era stata monaco per ben otto anni e non è una scelta semplice, dato che i monaci possono vivere esclusivamente di elemosine e donazioni.
Quasi ogni viaggio in Laos inizia a Luang Prabang, l’antica capitale del paese, dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.
Inserita in uno scenario di colline verdeggianti questa città è ricca di templi antichi e palazzi che le conferiscono un fascino senza tempo. Passeggiando lungo il fiume Mekong, le vecchie case coloniali francesi si mescolano con l’architettura tradizionale laotiana. Tra i tanti monumenti da esplorare spicca il Wat Xieng Thong, uno dei templi più venerati e rinomati del Laos, famoso per i suoi intricati mosaici e la una splendida struttura architettonica, ma altri complessi templari, più di trenta, si incontrano praticamente un po’ ovunque, a ricordare la profonda spiritualità che anima questo popolo.

Per averne una maggiore percezione consiglio due esperienze.
La prima è quella di andare sulla sommità della Phousi Hill, la Collina Sacra che si eleva per circa cento metri nel centro storico. Vi si accede mediante una serie di scale in pietra fino ad arrivare a un piccolo tempio da cui, immersi in una atmosfera di grande misticismo, si gode di una splendida vista sulla città e sul Mekong.
La seconda è quella di svegliarsi poco prima dell’alba e partecipare alla cerimonia del Tak Bat, cioè delle offerte ai monaci vestiti con i loro tipici abito color zafferano.
Bisogna trovarsi sul posto prima che i monaci, provenienti dai rispettivi templi, sfilino per le strade del centro per raccogliere le offerte che quasi sempre consistono in riso appositamente messo in recipienti da cui, al passaggio di ogni monaci, si prende un piccolo pugno di riso e lo si passa nel suo recipiente per le offerte.
Non si tratta di un’offerta simbolica: tanti piccoli pugni di riso costituiranno il pasto del monaco.
Le agenzie turistiche offrono la possibilità della partecipazione attiva alla cerimonia (predispongono le panchette nei punti di passaggio e i contenitori col riso), ma si può anche semplicemente assistere e fotografare, ma mantenendo un atteggiamento di rispettosa distanza e, soprattutto, rimanendo in assoluto silenzio.

Spesso, durante le escursioni capita di vedere tavolini dove qualcuno sembra voler vendere piccoli uccelli tenuti sotto minuscole gabbiette. In realtà quello che si compra è un desiderio. Si fa un’offerta e in cambio viene liberato un uccellino che porterà in cielo il desiderio espresso. Un’usanza magari opinabile che però fa parte del costume laotiano.

Da visitare sicuramente è anche l’antico Palazzo Reale, oggi museo nazionale, che ospita numerosissimi oggetti preziosi che un tempo appartenevano alla famiglia reale e il famoso Budda Phrabang, considerato il più sacro di tutto il Laos, che ha dato anche il nome alla città.
A circa 30 chilometri da Luang Prabang si trovano le bellissime cascate di Kung Si che, modellando per millenni il fondo calcareo hanno dato luogo a uno scenario naturalistico dall’aspetto fiabesco. Lungo il percorso del fiume si incontrano cascate di ogni dimensione e una moltitudine di piscine naturali dalle acque turchesi. Nella parte più bassa di questo parco fluviale è anche possibile fare il bagno, con tanto di servizi e spogliatoi.

Tornando invece sul fiume più grande dell’intera Indocina, il Mekong, che qui ha dimensioni ancora relativamente contenute, si può effettuare una breve traversata fluviale per visitare le Grotte di Pak Ou.
Situate circa 25 km a nord di Luang Prabang lungo il corso del Mekong, rappresentano uno degli itinerari turistici più caratteristici della zona. Realizzate dalla popolazione locale più di 300 anni fa, custodiscono al loro interno più di 4,000 immagini del Buddha. Le due grotte principali si chiamano Tham Thum, la più grande e più profonda, e Tham Ting, quest’ultima accessibile attraverso una scalinata piuttosto ripida che vale però la pena di affrontare per completare il percorso carico di suggestioni.

Ritornando in città, o in qualsiasi centro abitato del Laos, non si trascuri di girare liberamente per qualche mercato. Particolarmente gradevole, anche a causa delle temperature diurne, è gironzolare per il mercato notturno di Luang Prabang, sia per mangiare qualcosa nel grande spazio food dove decine e decine di ristoratori offrono praticamente tutto il variegato campionario delle specialità laotiane, sia per acquisti di abbigliamento e souvenir nelle centinaia di bancarelle che compongono il mercato.
A proposito del cibo, va detto che nei mercatini ci si rende conto che nel Laos, soprattutto negli ambiti rurali, si mangiano e bevono alimenti di fronte ai quali noi storceremmo decisamente il naso, dai liquori con serpente o scorpione, ai pipistrelli arrostiti e alle uova con embrione di pulcino maturo, nel senso che sgusciato l’uovo c’è il pulcino già completamente formato, considerato un gustoso take-away da mangiare a qualsiasi ora. Tuttavia, i turisti possono stare tranquilli, per loro esistono ristoranti davvero belli, spesso immersi in gradevolissimi scenari naturali, in cui si mangiano pietanze locali adatte a ogni gusto.
Un consiglio per mangiare a Luang Prabang? Ristorante Manda de Laos, con ottima cucina locale e tavoli che si affacciano su uno stagno con fiori e piante in uno scenario che sembra uscito da una favola.
Il Laos finisce qui? Certamente no, perché il paese è ricco di altre aree naturali, templi, città e, naturalmente la capitale, Vientiane, ma come detto in premessa, avendo pochi giorni a disposizione, abbiamo cercato di dare un buon “assaggio” di questo affascinante Paese.











