Viaggiare in Puglia e in particolare in Salento, regala al visitatore non solo la possibilità di godersi un mare caraibico e spiagge dorate, ma anche l’opportunità di scoprire l’anima autentica di una terra ancorata fortemente alle sue radici.

Nei borghi salentini la storia si respira a pieni polmoni e le tradizioni, sempre ancestrali, sono sempre vive e affascinanti. Nelle stesse campagne, dove a farla da padrone sono i secolari ulivi e la terra rossa arsa dal sole che la bacia, spuntano qua e là memorie storiche come frantoi ipogei e soprattutto masserie: queste ultime, che mantengono l’aspetto di case fortificate, sono la massima espressione della civiltà contadina che caratterizzava non solo il Salento nel XVII secolo, ma l’intero meridione d’Italia.

Perché scegliere un soggiorno in Masseria

In passato le masserie erano simili a un micro mondo contadino dove, tra spesse mura, si producevano prodotti e si allevavano animali. Oggi invece, grazie all’opera di recupero avviata nel XX secolo, le masserie sono state riconvertiti in B&B, agriturismi e resort di lusso, amati anche da star internazionali come ad esempio Beckham oppure Madonna.

Decidere di scoprire le meraviglie del Salento soggiornando in una masseria significa vivere la parte più autentica e vera di questa terra, mantenendo un contatto con la natura in un’atmosfera rilassante e quieta. Non si dimentichi infatti che pressoché tutte le masserie salentine, come ad esempio Masseria Chicco Rizzo, sono state costruite ben lontano dai centri abitati e dunque in piena campagna: il motivo era quello di isolare quelli che erano importanti centri produttivi e fonti di sostentamento dalla minaccia dei Saraceni, che dalle coste puntavano dritti agli agglomerati urbani e non alle campagne.

Le masserie si trovano immerse nella campagna, tra ulivi, muretti a secco e il frinire di cicale e grilli, molto lontane dalla frenesia che si respira nelle città e nei borghi che ormai, per la loro bellezza, sono presi d’assalto dai turisti di tutto il mondo. Non solo all’esterno, ma anche negli ambienti interni si è deciso di non intaccare l’autenticità del posto, preservando materiali naturali come la pietra viva, il legno e tessuti grezzi come il cotone, il lino e la canapa.

Un soggiorno in masseria significa godersi la natura circostante, tra passeggiate a cavallo, in bici o a piedi alla volta delle principali attrazioni, paesaggistiche e storiche, del Salento. Anche i più piccoli la troveranno una soluzione interessante perché in molti casi le masserie si sono trasformate in agriturismo che permettono il contatto con i più tipici animali da fattoria, dai cavalli alle galline fino alle mucche.

Solo nelle masserie poi si ha la possibilità di degustare cibi a km 0, preparati in loco e spesso anche con la collaborazione, sempre molto apprezzata, degli stessi ospiti: via libera dunque alla preparazione di conserve, passate di pomodoro, formaggi, verdure sott’olio e pasta fresca, in un clima di spensieratezza e goliardia come è d’obbligo in ogni vacanza che si rispetti.

La nascita delle masserie

Masseria è una parola che deriva dal latino massa e fa riferimento a un agglomerato, a un insieme di fondi. Nonostante in un certo senso esisteva già in epoca romana una forma primitiva di masseria, il fenomeno esplode nel IX secolo ai tempi di Carlo Magno, quando cioè nasce il feudo. Con l’arrivo dei Normanni nell’XI secolo i feudi stessi si trasformarono in piccoli villaggi che poi, con Carlo V, furono cinte da mura: è questo infatti il periodo in cui i Turchi imperversavano sulle coste salentine, attaccando le città come è avventuro con Otranto nel 1480.

Le masserie si ritrovano quindi ad avere praticamente tutto all’interno: vi si trovano pozzi e cisterne per la raccolta dell’acqua, orti e palmeti, frantoi e forni, casolari per la trasformazione del latte e stalle. Dentro nessun componente dalla famiglia era escluso dal lavoro, perfino i bambini, mandati a far pascolare gli animali.

Sotto il dominio dei Borboni, le masserie vengono affidate ai massari, che avevano il compito di amministrarle per conto del latifondista e in sostanza dirigere il lavoro della forza lavoro.

Nel 1807 viene instaurato il Codice Napoleonico, che prevedeva l’assegnazione ai contadini di piccole porzioni di terra demaniale: erano però appezzamenti troppo piccoli per sostenere la famiglia e quindi i contadini alla fine erano costretti a vendere questi terreni. Il risultato di questa situazione fu la persistenza del latifondo in Italia Meridionale, mentre nel resto del paese era un fenomeno pressoché scomparso.

Col passare del tempo le masserie diventarono dimore residenziali che però cominciarono a cadere nel dimenticatoio durante le due Guerre Mondiali: con la Riforma Agraria successiva, tutte le terre furono espropriate ai più grandi proprietari terrieri, distribuendole di fatto ai contadini. Questo segnò il definitivo decadimento delle masserie e solo alla fine del XX secolo la regione Puglia avviò un’opera di recupero che ha portato le masserie a diventare il main trend nell’ambito del turismo in Salento.

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