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Una frittata da guinnes all’VIII edizione de “Il diamante nero”
SCHEGGINO (PG). E’ tempo di tartufi. Quando i nostri nonni parlavano di tartufi pensavano solo ad Alba, in Piemonte. Oggi, pur restando indiscussa la notorietà della cittadina piemontese, sono in molti coloro che per cercare tartufi scelgono l’Umbria, nel cuore verde d’Italia.
Il tartufo, si sa, è un fungo che nasce e vive sottoterra. Più esattamente nasce e si sviluppa in simbiosi con le radici di certe piante superiori, come la quercia, il pioppo, il nocciolo, il salice, il rovere. La ricerca dei tartufi è cosa da specialisti. E’ quasi un rito magico, strano e segreto che si svolge quando le nebbie del mattino ricoprono ancora la terra, fra i boschi. Attore principale di questa ricerca è il cane. I cani da tartufo non sono affatto una razza a parte. Sono dei simpatici bastardini i quali però, a prescindere dalla razza, debbono rispondere a precise caratteristiche: essere dotati di resistenza alla fatica, avere unghie robuste per il lavoro di scavo e pelo resistente perchè la cerca tra cespugli e macchie non è uno scherzo.
Dicevamo dell’Umbria. E a ragione perchè il 9 e 10 marzo a Scheggino, nel perugino, sarà proprio il tartufo al centro dell’VIII edizione de “Il diamante d’oro”, quando fra degustazioni, stand, mostre e attività all’aria aperta, musica, intrattenimento per bambini, ospiti d’eccezione e, immancabile, la frittata da guinness.
L’ingrediente predominante, anche per questa ottava edizione, resta il gusto, che sarà celebrato in entrambi i giorni nelle vie del borgo, con gli stand espositivi ed i punti di degustazione, al “Mercato delle cose buone” e con i menu tipici nei ristoranti della zona. Punta di diamante di questo profumato capitolo sarà, domenica 10 marzo, alle 15, la realizzazione della frittata al tartufo da guinness, coordinata dallo chef Fabio Ferretti, che utilizzerà quest’anno 2.300 uova, con la collaborazione dell’attore Gianmarco Tognazzi.
Alla promozione del gusto si lega indissolubilmente poi la valorizzazione del patrimonio ambientale della Val Nerina.
La finalità di questa manifestazione, oltre agli evidenti intenti di promozione commerciale, si riscontra nella volontà di caratterizzare su scala nazionale il proprio prodotto, legando il tubero più famoso del mondo agli altri prodotti di qualità agroalimentari della zona.
Tornare o venire per la prima volta a Scheggino per “il diamante nero” equivale anche ad un invito alla riflessione, almeno per chi è costretto a risiedere nelle grandi città, attraversate quotidianamente da cento tensioni, mafia, camorra, malavita spicciola,ecc.
Fermarsi, anche per poco, in questo borgo dell’Umbria significa, se non proprio un ritorno alle origini per tutti, respirare una boccata d’ossigeno in pieno inquinamento. E in ciò ha la sua parte, anche se mercantile e forse un tantino turistica, anche quel tartufo pregiato da servire a tavola, per chi se lo può permettere.
Angelo Lo Rizzo



