Taverna Vesuviana. Quattro anni di creatività e colore, ecco il nuovo menù invernale…

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ph Domenico Catapano
ph Domenico Catapano

Di strada ne ha fatta, in Italia e all’estero, alla corte di chef noti (e non) affinando la sua mano. Due nomi su tutti: Fulvio Pierangelini, di cui è stato allievo alla scuola del Gambero Rosso, e Moreno Cedroni amico e collega di riferimento.

Alfonso Crisci, meno di 40 anni, è oggi impegnato ad allevare la sua creatura nata nel gennaio del 2014. Quattro anni di percorsi gustativi e ricerca a Taverna Vesuviana, indirizzo di riferimento a San Gennaro Vesuviano.
Perché, dopo le numerose esperienze, è qui che Alfonso è voluto tornare. Raccontarsi a casa propria è spesso più difficile, ma è il desiderio a cui molti chef non rinunciano.
Non sarà stata facile la vita di questo ristorante-isola all’inizio, varcare la soglia della Taverna significa chiudersi alle spalle la confusione dei paesi vesuviani, che si annulla nelle linee pulite e nel bianco prepotente della grande sala su più livelli.
Una sessantina di posti per un luogo che della “taverna” ha solo il concetto di “ristoro”. Un conforto che è frutto della vivacità dell’offerta culinaria che Crisci ha messo a punto per il suo quartier generale.
I piatti spaziano nel tempo e giocano con le distanze, mettendo insieme ganci che probabilmente uniscono momenti diversi del percorso dello chef, ma che lui stesso tende a non “esplicitare”.
Molta tecnica ed attenzione maniacale ai particolari, amore per i colori e materia prima eccellente. La sua cucina conserva gli elementi della sua terra, uniti a quelli classici e più amati del bacino del Mediterraneo, ma ama dargli nuove forme, inventare nuove strutture.
Ecco cosa abbiamo assaggiato durante la serata anteprima del nuovo menù invernale di Taverna Vesuviana, riservata agli addetti ai lavori e coordinata da Laura Gambacorta.
Aperitif of sensations: così lo ha definito lo chef un insieme di amouse bouche accompagnate da un Bloody Mary.

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Cracker di alghe
Cracker di alghe

Antipasti
Scampo su burrata andrianese con spuma di cetriolo e la sua riduzione.

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Terrina coreana – halibut marinato, riso sbianchito all’aceto di mele, uovo confit, cavolo cinese, bietola ripassata e peperoni in agrodolce con infuso al tè verde e cardamomo.

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Abbinamento con lo spumante Brut Metodo Classico cinquantenario Janare, Falanghina annata 2012 (Ottimo compagno dello scampo, non molto indicato per la terrina che in alternativa all’acqua poteva essere accompagnato proprio da un tè verde, visto che il ristorante è dotato di una carta dedicata).
Tartare di fassona con capperi di salina, polvere di pomodoro vesuviano, semi di canapa e zabaione al rum
In abbinamento un Lagrein Franz Haas Alto Adige DOC 2014 (Morbido e godereccio. Da riproporre)

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Primi piatti
Risotto “cacio e pepe” con pancetta di stoccafisso e bottarga di tonno.

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Tagliolini con clorofilla di basilico, salsa di broccoletti e rossi di Mazara.

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Secondi piatti
Baccalà confit su salsa di papaccella napoletana, fibre di sedano croccanti e germogli di melissa.
(In abbinamento il Greco di Tufo Terra d’Uva Benito Ferrara docg 2016. Troppo piacione, poco Greco)

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Sorbetto “Apple”

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Agnello in variazione con crosta di pistacchio, insalatina di puntarelle e asparago ghiacciato.

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Predessert – Frozen tangerine

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Dessert – Tartalette alla frutta secca, con ganache al cioccolato, tappeto alla nocciola e mandorle caramellate (In abbinamento con una Malvasia Passito)

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Crisci cerca di stupire, è evidente. Si diverte a mantenere alta l’attenzione, ma è poi nei piatti “più semplici” (si fa per dire) che racconta meglio il suo talento. Notevoli sia i primi che i secondi.

Le coccole non sono mancate, come l’aromaterapia elargita dai grandi vasi a centro tavola dove è stata versata acqua calda con gocce di olio essenziale di eucalipto (ottimo rimedio per tosse e raffreddore, perfetto per l’inverno).
Realizza tutto nella sua cucina, pane incluso, accanto a grissini e cracker di alghe. Il nuovo menù invernale sottolinea la sua vena creativa, assieme a piatti di carattere che non stancano né dal punto di vista visivo che gustativo.
Diritto di nomina per i suoi tagliolini verdi. Il fresco ed intenso sentore erbaceo era perfettamente bilanciato al crudo di gamberi rossi di Mazara, regalando un assaggio giovane e nuovo.
Una cucina esperienziale per chi non teme “destabilizzazioni”, come il tributo all’amicizia con Cedroni che ha portato i due chef alla creazione della Terrina coreana, piatto che è possibile mangiare da Taverna vesuviana oppure a La Madonnina del Pescatore a Senigallia. Forse un po’ slegato dal contesto, ma probabilmente vuole esserlo.
L’unico piatto “internazionale” di Crisci in carta, l’unico che i clienti già conoscono. Per il resto il menù invernale cambia completamente l’offerta della Taverna e l’avventura dei sensi, come succede ogni tre mesi da quando ha aperto.

TAVERNA VESUVIANA INTERNO
ph Domenico Catapano

Menù degustazione 40 euro

Taverna Vesuviana
Via Nuova Saviano 207 – San Gennaro Vesuviano (SA)
081.5286181
www.tavernavesuviana.it
Chiuso il lunedì e la domenica sera

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