Storie greche. L’antica tradizione del vino di Creta e l’azienda Lyralakis

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BOTTAIA GRECAALAGNI (GRECIA). Come ben sappiamo in Grecia si fa vino da secoli, per di più Creta in mitologia è la patria di Dioniso, Dio del vino.

L’isola ha un’antica tradizione vitivinicola – di oltre 4000 anni – e nel piccolo villaggio di Kato-Zakros è stata scoperta la più vecchia coltivazione.

Inoltre, non dimentichiamo che  il vino cretese aveva fama di essere eccellente e veniva esportato in tutto il mondo.

Attualmente le produzione risulta essere il 20% di quella nazionale, e le appellazioni d’origine sono quattro: Archanes, Dafne, Peza e Sitia, dove si producono prevalentemente vini rossi dai vitigni Kotsifali, Mandilari e Liatiko. Solo nella zona di Peza, che pure abbiamo visitato, si produce anche del vino bianco dal vitigno Vilana.

La zona di Peza si raggiunge percorrendo la strada che conduce al Palazzo di Cnosso e oltrepassate le rovine scoperte dall’Archeologo inglese Sir Arthur Evans, iniziano le prime distese di vigneti ed uliveti!

L’azienda Lyralakis si trova esattamente ad Alagni, a pochi km da Peza, a riceverci è stata la signora Joke, simpaticissima moglie olandese di uno dei fratelli.

L’attività è iniziata nel 1966 e ad oggi producono circa 200.000 bottiglie d vino da uve rosse e bianche. I prodotti più interessanti sono indubbiamente gli autoctoni, che i Lyralakis hanno rilanciato: Dafni, Plyto, Kotsifali, Madilari.

VINO GRECONel leggere il registro delle visite, ci rendiamo conto che forse siamo stati gli unici italiani a visitarli, così la signora Joke, nonostante la degustazione prevedesse solo 5 vini, praticamente ci ha fatto provare quasi tutte le etichette:

Dafni 2009: vino molto sapido dove spicca l’agrumato, non particolarmente complesso, ottimo aperitivo.

Plyto 2009: decisamente più interessante anche se è il classico bianco dai sentori di frutta esotica fresca.

Acacia Aged Dafni 2007: un Dafni con 9 mesi di barrique ed un anno di bottiglia, il vino è ancora vivo ma sono troppo evidenti le note vanigliate derivanti dal passaggio in legno.

Mandilari (Plakura wineyard 2007): altro vitigno autoctono dalla forte tannicità, al limite della bevibilità, ci dicono impiantato da pochi anni, speriamo per il futuro.

Kotsifali 2008: Forse il rosso più interessante di Creta anche se non di grande complessità, caratterizzato da sentori di frutta rossa ancora fresca e spezie dolci.

Moscato Dafni: si cimentano anche in un passito non di grande persistenza e complessità ma gradevole.

Concludendo possiamo dire che i vini sono per lo più di pronta beva, forse anche a causa del clima, che d’inverno non scende mai sotto i dieci gradi, lavorati per il mercato del centro-nord Europa con prezzi  molto competitivi (con 22,00 € ci siamo portati a casa tre bottiglie).

Come direbbe un noto presentatore, a questo punto “la domanda nasce spontanea”: ma sono loro che li svendono, o siamo noi ad avere dei prezzi  alti?

Sicuramente dal punto di vista enologico hanno ancora da imparare: solo legni nuovi per i rossi, bianchi non particolarmente adatti all’invecchiamento passati in barrique, probabilmente la materia prima non gli permette di ottenere vini di grande struttura e complessità e di questo non possiamo fargliene una colpa!!!

Armando Pistolese

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