Real Bosco di Capodimonte: storia e misteri del grande parco reale di Napoli

Talvolta ci si dimentica che in una città complessa e densamente abitata come Napoli esiste uno dei più grandi giardini storici d’Europa, il Real Bosco di Capodimonte.
Oggi è un enorme parco urbano, annesso al grande museo costituito da un grandioso palazzo di tre piani, complessivamente 14 mila metri quadri, con 124 gallerie che ospitano una delle più importanti pinacoteche d’Europa, il cui nucleo principale è formato dalla famosa Collezione Farnese.
In origine, però, fu concepito come reggia a scopo venatorio.

La storia del Real Bosco di Capodimonte a Napoli

Tutto iniziò nel 1734, quando Carlo di Borbone salì al trono di Napoli. Cercava un luogo elevato, ventilato e panoramico dove costruire una nuova residenza reale e ospitare la prestigiosa Collezione Farnese ereditata dalla madre. Scelse la collina di Capodimonte, da cui si domina gran parte del golfo di Napoli.
Il bosco fu progettato inizialmente come tenuta di caccia reale, con un sistema di viali scenografici che si irradiavano a ventaglio dalla reggia. Il disegno viene generalmente attribuito all’architetto Ferdinando Sanfelice, anche se alcuni studiosi hanno proposto altri autori.
Il Real Bosco copre circa 134 ettari, una superficie enorme per un parco urbano. Ospita oltre 400 specie vegetali provenienti da tutto il mondo, tra cui canfore e camelie asiatiche, magnolie e taxodi americani, eucalipti australiani e alberi secolari introdotti all’epoca da importanti botanici borbonici.
Grazie a questa biodiversità è considerato uno dei più significativi patrimoni botanici del nostro paese.

Gli edifici storici del Real Bosco

Ma oltre alla bellezza della flora, il parco è un autentico contenitore di edifici storici: residenze reali, casini di caccia, chiese, laboratori, depositi, masserie agricole e fontane monumentali. Basti pensare alla Palazzina dei Principi, alla Fontana del Belvedere, all’Eremo dei Cappuccini, alla Real Fabbrica di Porcellana, alla Chiesa di San Gennaro, al Cellaio, alla Capraia, alla Casa dei Fagiani Forestieri destinata alla schiusa e al ricovero di fagiani cinesi, americani e di pavoni.
Tutte queste strutture rendevano il Bosco molto più di una semplice area venatoria con viali progettati per facilitare le battute di caccia. C’erano produzioni agricole e artigianali di pregio e, in generale, il luogo doveva servire a dare benessere e a stupire gli illustri ospiti che man mano si avvicendavano.

Ai giorni nostri alcune aree del parco sono interdette al pubblico perché non in sicurezza, e ciò ha alimentato da tempo alcune leggende come quella della Grotta di Maria Cristina che sarebbe nascosta in una zona appartata del Bosco, associata alla regina Maria Cristina di Savoia, che a seconda delle narrazioni sarebbe stata un luogo di preghiera e meditazione, oppure un rifugio segreto per incontri amorosi e luogo di sepoltura di amanti scomparsi.

Nel Bosco esisteva anche un cimitero legato all’Eremo dei Cappuccini. La presenza del convento e del suo camposanto ha alimentato per secoli racconti di apparizioni e processioni notturne di frati.
Un’altra delle storie più persistenti racconta che, durante i periodi turbolenti che precedettero la fine del Regno delle Due Sicilie, alcuni beni della corte sarebbero stati nascosti nel Bosco o nei suoi edifici secondari.
Nessun ritrovamento ha mai confermato questa leggenda, ma ancora oggi è una delle storie più raccontate dalle guide non ufficiali e dagli appassionati di storia locale.

Il mistero del Real Bosco

Quello che però rende davvero misterioso il Real Bosco non sono i fantasmi, ma il fatto che si tratti di un enorme territorio con edifici, sentieri, antichi frutteti, aree boschive e strutture poco conosciute, nascosto nel cuore di una grande città. Per questo molti napoletani dicono che, anche dopo decine di visite, c’è sempre un angolo di Capodimonte che non si è ancora scoperto.
Attualmente molte aree del parco sono sottoposte a lavori di risistemazione che ne limitano la piena fruizione e ci si augura che il magnifico Bosco venga presto nuovamente restituito alla città e a tutti i suoi numerosi estimatori che qui hanno sempre trovato un luogo di pace e rilassamento a pochissima distanza dal caotico centro cittadino.

Roberto Pellecchia
Roberto Pellecchia

Austriaco di nascita e salernitano di adozione, coltiva da decenni la passione della fotografia e dell’esplorazione del territorio, con cinque guide di successo al suo attivo, tutte dedicate alla Campania e alle sue bellezze. Scrittore e viaggiatore entusiasta, svolge da oltre 30 anni la professione di medico come geriatra e cardiologo.

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