…quel velenoso e dolce zucchero. Eliminiamolo! Mentre ricercatori e aziende continuano ad essere in disaccordo

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Credo sia superfluo affermare che condividiamo la pubblicazione scientifica – di pochi giorni fa – del giornale americano Nature. Lo zucchero fa male, soprattutto perché assunto in maniera eccessiva da gran parte della popolazione mondiale.

Bibite, merendine e vita sedentaria stanno facendo schizzare alle stelle i dati relativi alla crescita dell’obesità, in America ma anche nel resto dei Paesi occidentali.

L’allarme è giusto, così come in altre occasioni abbiamo lanciato moniti relativi all’eccessivo utilizzo di sale.

Il nostro stile di vita è cambiato e per la nostra sedentarietà c’è bisogno di prendere precauzioni. Il sale serviva per conservare i cibi, ora ci sono i frigoriferi…e perché continuiamo ad utilizzarlo? Il sale necessario al nostro organismo è contenuto naturalmente in molti cibi che consumiamo quotidianamente.

Lo zucchero è un dolcificante che ammorbidisce molti sapori, ma anche in questo caso possiamo farne a meno!

I ricercatori dell’Università della California che firmano lo studio non hanno fatto altro che sottolineare quanto lo zucchero sia disastrosamente causa di un’obesità dilagante e di una serie di patologie ad essa collegate.

Eppure c’è un’industria che non si arrende.

Per Federalimentare è irresponsabile affermare che lo zucchero sia nocivo e demonizzarne il consumo. Lo zucchero è impiegato da secoli ed è usato nei prodotti alimentari e nelle bevande in tutto il mondo.

“L’articolo di Nature – ha commentato Andrea Poli, Direttore Scientifico di NFI – Nutrition Foundation of Italy – non presenta alcuna ricerca o studio originale, ma ripropone semplicemente il punto di vista dell’autore sulla tossicità del fruttosio, che assieme al glucosio è uno dei due costituenti dello zucchero da cucina (saccarosio). Si tratta di una visione non condivisa da larga parte della comunità scientifica e delle organizzazioni nazionali ed internazionali, che dappertutto promuovono il consumo di frutta, la principale fonte naturale di fruttosio. In Italia l’INRAN suggerisce per esempio il consumo di circa 450 g di frutta die, che contengono in media da 18 a 36 grammi di fruttosio (una lattina di una comune bevanda zuccherata ne contiene circa 15)”.

“L’effetto del fruttosio sulla pressione arteriosa, citato dall’autore dell’articolo – ha sottolineato Giuseppe Fatati, Presidente di Fondazione ADI (Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica) – è controverso, ed è sostanzialmente supportato da studi che prevedono la sommistrazione o il consumo di quantitativi irrazionalmente elevati di fruttosio. A Dicembre 2011 su Public Health Nutrition, importante rivista scientifica internazionale, è stato pubblicato l’articolo “Mediterranean diet pyramid today. Science and cultural updates” che conferma il ruolo positivo per la salute di un adeguato consumo di frutta e del modello mediterraneo.

“In Italia, comunque, aggiunge Michele Carruba, Direttore del Centro di Studio e Ricerca sull’Obesità all’ Università degli Studi di Milano, il consumo di zuccheri non è elevato, lo dimostrano i recenti dati pubblicati dall’INRAN relativi ai consumi alimentari nel nostro Paese. L’obesità da noi ha radici che affondano forse più nell’inattività che nell’eccessivo apporto di calorie. E’ bene rinunciare a facili allarmismi, spesso relativi a singoli ingredienti, e riportare l’attenzione sui concetti di moderazione, equilibrio e attività fisica.”

A ognuno le proprie riflessioni. Ma mi sembra che il consiglio più logico sia dimezzare se non eliminare l’aggiunta di zucchero (così come di sale) lasciando che il nostro corpo ne attinga direttamente dagli alimenti.

E’ l’aggiunta che ci preoccupa!

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