PESCHE. Perché portarle in tavola?

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Il suo nome scientifico è Prunus persica e da già 5000 anni viene coltivato in Cina, essendo considerato simbolo di lunga vita e immortalità.
In Italia, a seconda della zona e della varietà, la loro raccolta avviene da maggio a settembre.
Vi sono principalmente questi tipi di pesche:
la pesca comune dalla polpa gialla o bianca con una pelle sottile e vellutata in superficie,
la pesca nettarina o noce con consistenza soda e con buccia liscia,
le percoche che si distinguono per la polpa più consistente,
la pesca saturnina, con la sua forma schiacciata ricorda gli anelli del pianeta Saturno e si presenta con polpa bianca e venature rosse, molto gustosa e profumata.
La pesca è ricca di acqua sino al 90% e quindi viene utilizzata come rinfrescante, dissetante e ha persino proprietà diuretiche e leggermente lassative utili contro la stitichezza. Inoltre, aiuta chi soffre di cefalea: uno studio riporta un effetto terapeutico dato dall’utilizzo della pesca a pasta bianca, che grazie al drenaggio epatico e all’aumento della diuresi, riesce a decongestionare il microcircolo cerebrale dolorante riducendo il mal di testa.

E se volessimo utilizzarle in cucina? Ecco qualche idea…

DOLCI d’Autore. “Millefoglie al profumo d’estate” di Emilio Soldivieri

 

I TIPICI. I “Persi pien” (o pesche ripiene)

 

DOLCI d’Autore. “Dal Vesuvio a Leucosia” di Emilio Soldivieri

 

DOLCI d’Autore. “Percoche e vino” di Emilio Soldivieri

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