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Oli essenziali al posto degli antibiotici: la ricerca italiana rende l’acquacoltura più sostenibile
Meno antibiotici nei pesci che portiamo in tavola e più attenzione alla salute del mare e delle persone. È questa la sfida al centro di Source, un nuovo progetto di ricerca coordinato dall’Università di Pisa che punta a rendere l’acquacoltura più sostenibile grazie all’uso di fitobiotici naturali, come gli oli essenziali di limone, timo e rosmarino, in alternativa ai farmaci tradizionali.
Il progetto, finanziato dal Fondo Italiano per la Scienza (FIS2 – ERC-like) con oltre 1,3 milioni di euro, prenderà il via quest’anno e durerà tre anni. L’obiettivo è ambizioso ma sempre più urgente: ridurre l’impiego di antibiotici negli allevamenti ittici, contrastando il fenomeno dell’antimicrobico-resistenza e limitando la dispersione di residui farmacologici negli ecosistemi marini.
Perché ridurre gli antibiotici in acquacoltura è una priorità
Negli ultimi dieci anni la domanda di prodotti ittici è cresciuta in modo significativo. In Europa, e in particolare nei Paesi del Mediterraneo come Italia, Spagna, Francia e Grecia, l’acquacoltura rappresenta una quota sempre più rilevante della produzione alimentare.
Secondo la professoressa Valentina Meucci, del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa, l’aumento della richiesta di pesce allevato comporta inevitabilmente un maggiore utilizzo di antibiotici, con possibili conseguenze negative sulla salute umana e sull’ambiente. Da qui nasce la necessità di individuare strategie alternative, capaci di garantire benessere animale, sicurezza alimentare e sostenibilità ambientale.
Il ruolo degli oli essenziali: limone, timo e rosmarino
Al centro del progetto c’è lo studio dell’efficacia degli oli essenziali come additivi nei mangimi per alcune specie chiave dell’acquacoltura mediterranea, tra cui orata, mitilo e vongola. Limone, timo e rosmarino non sono scelti a caso: da secoli noti per le loro proprietà antimicrobiche e antiossidanti, oggi tornano protagonisti grazie a un approccio scientifico rigoroso.
La ricerca combina studi nutrizionali, immunologici ed ecotossicologici, attraverso sperimentazioni in vitro e in vivo, per valutare non solo gli effetti sulla salute degli animali allevati, ma anche l’impatto sull’ambiente marino e sulla qualità del prodotto finale destinato al consumo umano.
Cos’è l’approccio “One Health” e perché riguarda tutti noi
Il progetto Source si ispira al concetto di One Health (Salute Unica), un approccio promosso a livello internazionale che riconosce come la salute umana, quella animale e quella dell’ambiente siano profondamente interconnesse.
In concreto significa che:
- l’uso eccessivo di antibiotici negli allevamenti può favorire l’antimicrobico-resistenza, un problema che riguarda direttamente la salute delle persone;
- i residui farmacologici dispersi in mare possono alterare gli ecosistemi e la biodiversità;
- la qualità degli alimenti che arrivano sulle nostre tavole dipende anche dal benessere degli animali e dall’ambiente in cui crescono.
Adottare soluzioni più naturali e sostenibili in acquacoltura, come i fitobiotici, non è quindi solo una scelta tecnica, ma una strategia di prevenzione e responsabilità collettiva.
Cosa cambia per chi compra pesce?
Anche si tratta di un progetto di ricerca, le sue ricadute riguardano direttamente chi ogni giorno sceglie cosa mettere nel piatto.
Nel concreto, un’acquacoltura che riduce l’uso di antibiotici può significare: pesce con minori residui farmacologici, quindi più sicuro dal punto di vista alimentare; maggiore trasparenza e qualità lungo la filiera produttiva; un contributo concreto alla lotta contro l’antibiotico-resistenza, una delle principali sfide sanitarie globali ed un prodotto che nasce in allevamenti più attenti all’ambiente e al benessere animale.
Per il consumatore consapevole, scegliere pesce proveniente da filiere orientate alla sostenibilità non è solo una questione etica, ma anche un investimento sulla propria salute e su quella del pianeta.

Un progetto che unisce ricerca, territorio e divulgazione
Source è guidato dalla professoressa Lucia De Marchi, ricercatrice del Dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa, con una solida esperienza nello studio dei contaminanti marini e dei rischi legati all’uso degli antibiotici in acquacoltura. Accanto alla ricerca scientifica, il progetto prevede un forte impegno nella divulgazione e nel dialogo con le comunità costiere e con gli operatori del settore ittico.
L’obiettivo finale è arrivare a definire linee guida concrete per un’acquacoltura più sostenibile e favorire, in prospettiva, la commercializzazione di mangimi alternativi, coinvolgendo tutta la filiera: dal produttore al consumatore.
Un percorso che guarda al futuro dell’alimentazione e che dimostra come innovazione e natura possano lavorare insieme, trasformando ingredienti tradizionali come il rosmarino in alleati strategici per la salute del mare e di chi lo abita.


