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Gelato confezionato, 3 miliardi di porzioni vendute: la filiera italiana accelera sulla sostenibilità
Nel 2024 il gelato confezionato italiano ha superato i 198 mila tonnellate di produzione, generando circa 2 miliardi di euro di valore e arrivando, nei primi nove mesi del 2025, a quota 3 miliardi di porzioni vendute. Un settore solido, capillare e profondamente radicato nei consumi quotidiani, che oggi si trova però davanti a una sfida decisiva: migliorare la propria impronta ambientale senza rinunciare al gusto.
È questo il messaggio che emerge dallo “Studio delle performance ambientali nella produzione del gelato confezionato in Italia”, realizzato da Ergo S.r.l., spin-off della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, per conto dell’Istituto del Gelato Italiano (IGI). Un’analisi che fotografa un comparto in transizione e racconta come il gelato industriale stia evolvendo verso modelli produttivi più efficienti e responsabili.
Una filiera sotto la lente: l’approccio Life Cycle Thinking
Lo studio è stato condotto utilizzando l’approccio Life Cycle Thinking, che analizza l’intero ciclo di vita del prodotto: dalle materie prime al packaging, dalla produzione alla distribuzione, fino allo smaltimento finale. Un metodo che consente di individuare con precisione le fasi più impattanti dal punto di vista ambientale.
Le aziende coinvolte – aderenti a IGI – rappresentano il 90% della produzione nazionale di gelato confezionato, rendendo il campione altamente rappresentativo. I risultati indicano che approvvigionamento delle materie prime, produzione e imballaggi sono le fasi più critiche in termini di consumo di risorse, uso del suolo ed emissioni di gas serra.
Materie prime più controllate e filiere certificate
Sul fronte dell’approvvigionamento, i dati mostrano segnali incoraggianti. Quasi il 70% del latte utilizzato è di origine italiana, un risultato rilevante considerando i limiti strutturali legati alla continuità delle forniture su larga scala.
Ancora più significativa la quota di cacao certificato sostenibile, che raggiunge il 98,5% (Rainforest Alliance, UTZ, Fairtrade, Altromercato). Dove l’olio di palma non è stato sostituito, viene utilizzato esclusivamente olio certificato RSPO al 100%, mentre per il caffè oltre la metà delle forniture (51%) proviene già da filiere certificate, con ampi margini di miglioramento.
Packaging: meno plastica, più carta e riciclo
Uno dei risultati più positivi riguarda gli imballaggi. Il 91% del packaging è dichiarato riciclabile secondo i criteri italiani e progettato per essere compatibile con i reali flussi di raccolta.
Il settore ha investito a lungo per passare da involucri plastici a soluzioni in carta, anche per prodotti tecnicamente complessi come i gelati da freezer. Oggi:
- il 72% delle confezioni è in carta
- oltre il 53% della carta utilizzata è riciclata
- prevalgono soluzioni monomateriale, più facili da smaltire
Un approccio che dimostra attenzione non solo alla scelta dei materiali, ma anche alla gestione del fine vita del prodotto.
Energia, efficienza e decarbonizzazione
Anche sul piano energetico il comparto sta accelerando. Quasi il 50% dell’energia elettrica utilizzata proviene da fonti rinnovabili, grazie a Garanzie di Origine o impianti fotovoltaici aziendali.
Dove l’elettrificazione completa non è ancora possibile, viene utilizzata la cogenerazione ad alta efficienza, che consente di produrre simultaneamente energia elettrica e termica, riducendo sprechi ed emissioni.
L’obiettivo dichiarato è triplice: efficientare gli impianti, ridurre le emissioni e aumentare la quota di energia rinnovabile.
Innovazione di prodotto: vegetale, locale e circolare
La transizione riguarda anche il prodotto. Sempre più aziende stanno sperimentando formulazioni alternative al latte vaccino, utilizzando bevande vegetali come mandorla, soia, avena o pisello. Secondo lo studio, queste soluzioni possono ridurre l’impronta climatica fino al 20%.
Cresce inoltre l’attenzione verso:
- ingredienti locali
- gusti legati ai territori
- valorizzazione delle filiere agricole italiane
Parallelamente, in ottica di economia circolare, i sottoprodotti alimentari (gelato non conforme, biscotti danneggiati, residui di produzione) vengono destinati, quando possibile, ad altre filiere, come mangimi o biogas, evitando che diventino rifiuti.
Consumatori più informati, scelte più consapevoli
Il futuro del gelato confezionato passa anche dal coinvolgimento dei consumatori. Tra gli obiettivi del settore ci sono etichette più dettagliate, l’uso di QR code informativi e iniziative nei punti vendita per facilitare scelte di consumo consapevoli e corrette pratiche di smaltimento.
Un settore che evolve, senza perdere identità
Seconda in Europa per valore e terza per volumi, con un export che nel 2024 ha superato 388 milioni di euro, la filiera del gelato confezionato italiano conferma il proprio peso economico e culturale. Ma soprattutto dimostra di voler trasformare la sostenibilità da promessa a pratica misurabile.
Non un traguardo, ma – come lo definisce IGI – una bussola: per continuare a offrire un prodotto che resta simbolo di piacere, ma sempre più anche di responsabilità.



