L’Italia ed il caffè: inseparabili. Ecco tre tipiche tipologie

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tazzine-caffeCome potrebbe iniziare una bella giornata? Al bancone del bar, con un bel caffè, chiacchierando con gli amici. Siamo in Italia, il paese della cultura del caffè, dove si bevono almeno due o tre caffè al giorno. E più si scende lungo lo stivale e più i caffè aumentano.

Anche in molti altri Paesi del mondo è un abitudine radicata, ma non esiste una cultura quotidiana così rituale come in Italia. Quando si parla del caffè, però, si deve fare una distinzione fra quello americano e quello normale, il così detto “espresso”.

Il caffè americano, si ottiene facendo passare l’acqua calda tra la polvere del caffè. La grande differenza, sta nella polvere di caffè che non viene pressata. E’ proprio la mancanza di compressione della polvere che conferisce al caffè americano, un gusto particolare che non a tutti piace.

Il caffè italiano, invece, viene fatto nei bar con la macchina da espresso o con la moka. Anche in questo caso, però, ci sono precise differenze. La moka, tradizionalmente riconosciuta alla storica marca “Bialetti”, si trova in ogni casa italiana e produce il caffè con la procedura della torrefazione. L’acqua bolle e, salendo, passa dalla polvere del caffè macinato. Questa procedura, però, ha una pressione relativa. La moka, comunque, riesce a fare un ottimo caffè in un modo abbastanza semplice e immediato.

Il migliore caffè, però, si ottiene al bar. Lì il caffè viene prodotto con una pressione di 20 bar. Il gusto e l’aspetto è più forte e scuro.

Le tipologie di caffè, che si trova qui in Italia è grandissima. Paese che vai, caffè che trovi! La Bavareisa di Torino, il caffè Padovano e quello alla Salentina, la Moretta di Fano e il caffè alla nocciola. Sono solo alcuni dei modi che in ogni città della variegatissima Italia del caffè si declina la tazzina.

Più o meno dolce, abbinato a bon bon o meno, “corretto”. Il Training Center Lavazza ha condotto una ricerca storica alla riscoperta di cinque ricette tipiche delle regioni italiane, che sono state presentate al “Salone del Gusto 2012”.

–          La Bavareisa torinese è un’antenata settecentesca del più noto “bicerin”: gli ingredienti sono gli stessi del più famoso “nipote” – caffè, cioccolata e panna liquida – che nella Bavareisa sono mescolati. Nella nuova versione by Lavazza vengono mischiati esclusivamente la cioccolata – partendo dall’Extra Bitter 63% sciolto a bagnomaria e il caffè. La panna, ingentilita da latte e zucchero, viene, invece, posta in superficie così che in bocca consistenze, sapori e temperature si mescolino piacevolmente. La ricetta viene abbinata alle “Paste di Meliga”, amatissime in Piemonte. Sono biscotti realizzati con farina di mais che un tempo si usava intingere nel Barolo a fine pasto. Oggi, invece, è più facile trovarle proposte assieme al Moscato d’Asti, al passito o, nella versione più golosa, allo zabaione.

–          Forse non tutti sanno che il Caffè alla nocciola è nato a Napoli alla fine dell’800. Se quello tradizionale è solo un caffè guarnito con pasta di nocciola, quello by Lavazza parte da una soffice crema ottenuta montando insieme caffè, zucchero e pasta di nocciole che viene adagiata sull’espresso. Le note intense e la morbidezza di questa specialità offrono un irresistibile connubio tra caldo e freddo, dolcezza e forza, caffè e nocciola. La ricetta viene abbinata ai “Raffioli”.

Raffiolo significa raviolo: così si chiama il biscotto creato nel settecento dalle suore del monastero di San Gregorio Armeno, confezionato appositamente per la vigilia di Natale. Esiste in tre versioni: semplice, alla sorrentina o cassata, ma la sostanza è sempre la medesima. Un ovale di pan di Spagna ricoperto di glassa bianca o di marmellata di albicocche, eventualmente farcito di ricotta, scorza di cedro candita, cioccolato e pistacchi.

SALENTINA

–          Il Caffè alla salentina naturalmente sa d’estate: la tradizione pugliese vuole l’espresso zuccherato versato in un bicchiere con del ghiaccio con l’aggiunta d’un sapore tipico del Sud Italia, il latte di mandorla. L’innovazione apportata dal Training Center è l’unione tra freddo e mandorla grazie a un gelato fior di latte della gelateria. La ricetta viene abbinata ai “Biscotti di Ceglie” .

Ceglie Messapica, nel brindisino, è la capitale delle mandorle: pare ne esistano ancora ben quaranta varietà. Una loro massima espressione sono i “piscquett’l”, dei biscotti a dadini preparati con mandorle in parte scottate in acqua e in parte tostate. Imperdibili nelle feste e nelle bomboniere, esistono anche in versione glassata.

Buon caffè!

 

Maria Rosaria Mandiello

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