La GUERRA DELL’ACQUA muove i primi passi. Si parte dalla diatriba sulle caraffe filtranti

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“La caraffa filtrante è il rimedio che rispetta l’ambiente evitando l’ingente consumo delle bottiglie di plastica o di vetro e che vi permetterà di bere sempre l’acqua dei vostri rubinetti senza agenti inquinanti!” Avevamo detto così, nella rubrica Bioidee.

Ci sembrava il rimedio ottimale, il connubio perfetto tra risparmio economico, fatica fisica e riduzione della produzione di plastica, soprattutto sapendo che l’Italia è uno dei primi paesi al mondo nel consumo di acqua potabile imbottigliata. Un consumo dettato, tra l’altro, dalla falsa diffusa opinione che dai nostri rubinetti scorra un’acqua non buona.

 

Gli acquedotti delle città italiane invece, vengono costantemente controllati, al fine di portare nelle case una qualità d’acqua superiore a quella nelle bottiglie, la cui plastica o il cui vetro, possono rilasciarne all’interno sostanze nocive, come i detergenti utilizzati per disinfettare le bottiglie in vetro.

 

Ricordiamo che già nel 2001, di fronte al pericolo di possibili avvelenamenti alimentari da parte dei terroristi, il ministro delle Politiche Agricole, Giovanni Alemanno, avevo risposto così: “Non credo che in Italia ci possa essere il rischio di un attacco terroristico che segua la via alimentare. Ma se mai questo dovesse capitare è certo che l’ ipotesi più praticabile e più semplice sarebbe quella di avvelenare l’ acqua potabile, ovvero di intervenire direttamente sugli acquedotti. Già normalmente i controlli sugli acquedotti sono quotidiani, precisi e puntuali. Ma adesso sono state impiegate numerose unità dei nuclei dei carabinieri e degli ispettorati.”

 

Tutto questo però, non toglie che nell’acqua corrente non possano non esserci elementi nocivi. Che il sapore risulti invece poco piacevole al nostro gusto è un altro conto, nonché fattore dettato dalla presenza del cloro, ma la qualità dell’acqua resta comunque assicurata dalla presenza dei sali minerali, quali calcio e magnesio.

 

Ecco perché al fine di migliorarne il sapore, di ridurre la fatica fisica, il consumo di plastica e la spesa economica… erano state introdotte le caraffe filtranti, di diverse forme e marche e accomunate dalla stessa caratteristica: una divisione in due parti comunicanti tra loro per mezzo di un filtro, da sostituirsi regolarmente una volta usuratosi.

 

Il principio sarebbe quello di far passare l’acqua attraverso il filtro dal contenitore superiore a quello inferiore, dove tramite resine a scambio ionico e carbone attivo, dovrebbe esserne ridotta la durezza, abbassati i livelli di presenza dei metalli (piombo, alluminio, rame e nichel), riassorbito il cloro e migliorati il sapore e l’odore.

 

Cosa e chi allora ha messo in dubbio la funzione delle caraffe filtranti? Ripercorriamo i momenti principali che hanno scatenato quella che sembra essere diventata la vera e propria “guerra dell’acqua”.

 

Dal lancio sul mercato delle caraffe filtranti (in Italia ne sono state vendute circa 4 milioni con circa 15-20 milioni di consumatori), i filtri di alcuni marchi sono stati spesso accusati di rilasciare una quantità superiore di ammonio rispetto a quella prevista dalla legge, accuse però respinte dopo che le aziende in questione hanno presentato delle certificazioni autorevoli  dei propri sistemi di filtraggio, risultati conformi agli standard.

 

Nel 2007 poi, la prima accusa:  Altroconsumo (Associazione per la tutela e difesa dei consumatori) sostiene l’inutilità della caraffa, la quale non solo non migliora l’acqua, ma rischia di peggiorarla conseguentemente al ristagno nel contenitore sia microbiologicamente (aumentando quindi la carica batterica), sia chimicamente (con relativo aumento dei nitriti).

 

Successivamente, a Febbraio 2011, Ettore Fortuna, presidente di Mineracqua (Federazione delle industrie delle acque minerali) ha presentato un esposto a Raffaele Guariniello, procuratore di Torino, sostenendo che l’acqua del rubinetto dopo il passaggio attraverso i filtri risulti addirittura non potabile.

 

Un passo falso per tutelare le aziende che imbottigliano acqua minerale? Una bufala per generare allarmismo?

 

Il procuratore Guariniello apre immediatamente un’inchiesta per commercio di sostanze alimentari nocive per la salute e frode e la perizia viene affidata all’Università di Torino, il cui responso, nella persona del docente Ivo Pavan è che l’acqua del rubinetto (che è generalmente buona) non viene migliorata dalle caraffe, ma anzi, nel caso di persone diabetiche e cardiopatiche può essere dannosa per i seguenti motivi:

 

          sodio e potassio si introducono al posto di calcio e magnesio, abbassando la durezza dell’acqua (la concentrazione di carbonato di calcio per litro);

 

          le tracce di ammonio e di argento compaiono in valori al di sopra delle soglie di legge;

 

          il ph si abbassa a circa 6, sotto lo standard che per legge deve variare tra 6.5 e 9.5, il che perciò inacidisce l’acqua.

 

I dati,  alquanto preoccupanti, hanno diffuso non poco allarmismo e confermano che se l’acqua filtrata dopo il test condotto a Torino fosse pubblica, sarebbe dichiarata NON potabile.

 

Come riportato da Repubblica, Guariniello ha successivamente segnalato il tema al Ministero della Salute e all’Istituto Superiore della Sanità.

 

E’ fondamentale tuttavia, chiarire che in riferimento ai test condotti a Torino, l’acqua della città in questione ha un durezza inferiore ai 19 gradi francesi, soglia sotto la quale (come riportano anche le avvertenze delle case costruttrici) le caraffe non dovrebbero essere usate.

 

A guerra scatenata, la prima reazione delle aziende di fronte all’accusa è stata quella di presentare documentazioni attraverso le quali è stato chiarito che “per definizione”, la caraffa NON purifica l’acqua.

 

Infine, oltre a dover leggere le avvertenze prima dell’utilizzo è necessario essere a conoscenza della durezza dell’acqua del proprio comune.

 

Brita, una delle case produttrici, si è difesa riportando il risultato positivo del Consiglio Superiore di Sanità, il quale “non rileva nessun rischio per la nostra salute a seguito dell’utilizzo delle caraffe filtranti. I filtri delle caraffe inoltre, dispongono delle autorizzazioni ministeriali di Germania e Austria.”

 

E’ chiaro dunque che ogni cittadino ha pieno diritto di lamentare la fastidiosa situazione di bilico in cui si ritrova.

 

Insomma…caraffa o non caraffa? Sarà solo una delle tante guerre di business? Dal momento che il Consiglio Superiore di Sanità in data 14 giugno ha definitivamente espresso che “sulla base delle evidenze scientifiche non risultano effetti negativi sulla salute derivanti dall’utilizzo delle caraffe filtranti” per il momento l’acqua filtrata noi continuiamo a berla, magari seguendo qualche piccola accortezza, come ad esempio cambiare spesso il filtro.

 

Essere consumatori critici, che si informano e traggono le proprie conclusioni, è l’unico mezzo di difesa dalle guerre fatte in nome del “nostro” potere d’acquisto.

 

Federica Caiazzo

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