In tutto il territorio italiano il sistema alimentare sta in piedi grazie a una rete collaborativa che vede il coinvolgimento di numerosi soggetti che si occupano di produrre, distribuire e conservare gli alimenti, facendoli arrivare in condizioni ottimali sulle tavole dei consumatori.

In mezzo a queste figure c’è anche quella dei grossisti alimentari, i quali si occupano di rifornire cibo fresco e di qualità per ristoranti, supermercati e altri clienti del settore, facendo da intermediari nel collegare acquirenti e venditori. Benché un grossista non possieda a tutti gli effetti la merce, ma esegua operazioni commerciali per conto di terzi, il suo lavoro è quanto mai prezioso soprattutto a livello locale per garantire la sostenibilità dei prodotti, in quanto tenta di conciliare le esigenze diametralmente opposte di due soggetti.

Da una parte i produttori vogliono vendere grandi quantità di merce, mentre i rivenditori intendono acquistare un minor quantitativo di merci da distribuire ai consumatori finali.

Filiera alimentare in Italia: com’è strutturata

Il settore Food è considerato a livello nazionale e non solo una delle eccellenze del paese, pilastro fondamentale dell’economia. Come già accennato prima, la filiera agroalimentare è composta da un insieme di attori che interagiscono tra di loro, contribuendo a produrre un bene alimentare da distribuire sul mercato per essere consumato. Le fasi principali di questa filiera sono due: produzione e distribuzione.

Nella fase di produzione operano aziende e soggetti che si occupano di procurare ed elaborare prodotti agricoli tramite la coltivazione e l’allevamento, a cui fa seguito la trasformazione delle materie prime in cibi e bevande di largo consumo. Arriva poi il momento di distribuire questi beni finiti: qui entrano in gioco i grossisti alimentari e altre realtà operanti nei supermercati o nella ristorazione, a cui i primi consegneranno i prodotti selezionati dai produttori, per metterli in vendita ai rispettivi clienti. Nel caso della ristorazione, i prodotti verranno ulteriormente trasformati per essere consegnati ai consumatori sotto forma di pasti completi da gustare in loco o a domicilio.

Il rapporto coi produttori locali

Dopo aver compreso com’è strutturata la filiera alimentare italiana, è opportuno concentrarsi sul ruolo chiave che i grossisti hanno in questo processo, soprattutto nel far arrivare ai clienti un ventaglio di prodotti salutari e sostenibili. Su tutto il territorio italiano, i grossisti cercano di stringere una partnership solida con i produttori locali.

Così facendo il territorio ne gioverà perché verrà ripristinata e sostenuta la salute delle persone, mediante la scelta di alimenti validi da distribuire sul mercato, nonché rinvigorita l’economia della comunità.

Rapportandosi con produttori locali, un grossista potrà constatare con certezza l’esatta provenienza della merce, a differenza di quanto avviene nelle relazioni con produttori lontani, talvolta situati anche all’estero. Così facendo non solo ci sarà un maggiore controllo sugli alimenti, ma si potranno garantire ai consumatori prodotti che giungono direttamente dalla regione di appartenenza, così da valorizzarli e da mantenere integre le tradizioni alimentari del posto.

I grossisti alimentari sono quindi degli intermediari, ma l’essere collocati tra produttori e attività commerciali fa sì che abbiano il potere di selezionare prodotti freschi e di qualità da procurare ai clienti. Instaurare un rapporto diretto gli permette anche di conoscere meglio il produttore, sapere cosa coltiva o alleva e portare avanti una connessione basata sulla fiducia.

Meno impatto ambientale e più qualità

Oltre a poter supportare gli agricoltori locali, spesso schiacciati dalle dinamiche produttive su larga scala che non gli consentono di mantenere le fette di mercato conquistate con sudore e fatica, facendo rinascere di conseguenza l’economia di un territorio, la scelta di intrattenere rapporti con loro comporta influenze positive anche sull’ambiente.

Basti pensare a quanti mezzi di trasporto transitano ogni giorno sulle strade per spostare prodotti alimentari da una parte all’altra d’Italia per rendersi conto di quanto concentrare le proprie relazioni economiche in un’area ridotta possa diminuire questa tendenza.

Non solo le emissioni saranno meno impattanti, e l’ambiente ringrazierà, ma verranno limitate anche le tempistiche di conservazione degli alimenti che, dovendo essere trasportati per lunghe distanze, necessitano di precisi imballaggi e misure da adottare per arrivare ai clienti in ottimo stato, senza che come conseguenza si abbiano danni alla salute di chi li consuma.

Accorciare la filiera dunque appare la soluzione perfetta per far ottenere benefici ai clienti finali, i quali potranno disporre di prodotti quasi a km 0, ai produttori locali che potranno, grazie ai grossisti, diffondere i propri prodotti in supermercati e ristoranti e continuare a operare per mantenere in vita gli alimenti tipici del territorio e sostenersi, ma anche all’ambiente, vista la dimensione locale delle transazioni commerciali.

La qualità dei prodotti alimentari, in questo tipo di processo, è garantita dalla possibilità di tracciarne l’origine con facilità, fermo restando che l’intento è di concentrarsi maggiormente sulla loro freschezza e stagionalità, visto il rapporto diretto stabilito con i produttori locali. Un sistema di controllo e certificazione che difficilmente è raggiungibile quando si parla di beni di largo consumo.

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