La Dieta Mediterranea è Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Al Campidoglio una spaghettata per festeggiare

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ROMA. I prodotti della dieta mediterranea Made in Italy valgono 200 miliardi che gli italiani e gli stranieri hanno speso per acquistare pasta, olio, vino conserve di pomodoro e frutta e verdura italiana in un anno nel mondo. E’ quanto stima la Coldiretti, che ha organizzato ieri la prima maxispaghettata “Doc” a Roma al Campidoglio in onore della dieta mediterranea nel giorno della decisione dell’iscrizione della dieta mediterranea nella lista del patrimonio culturale immateriale dell’Umanità dell’Unesco.

 

“La dieta mediterranea è un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che vanno dal paesaggio alla tavola, tra cui la coltivazione, la raccolta, la pesca, la conservazione, la trasformazione, la preparazione e, in particolare, il consumo di cibo”, si legge nella decisione del Comitato di valutazione per l’iscrizione dell’Unesco nella quale si sostiene  peraltro che – “la dieta mediterranea (da greco diaita, o stile di vita) comprende molto più che il solo cibo. Essa promuove l’interazione sociale, dal momento che i pasti collettivi rappresentano il caposaldo di consuetudini sociali ed eventi festivi. Essa ha dato alla luce a un formidabile corpo di conoscenze, canzoni, proverbi, racconti e leggende”.

 

La dieta mediterranea – secondo l’Unesco – è caratterizzata da un modello nutrizionale che è rimasto costante nel tempo e nello spazio, i cui ingredienti principali sono olio di oliva, cereali, frutta e verdura, fresche o secche, una parte moderata di pesce, prodotti lattiero-caseari e carne, numerosi condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusioni, sempre nel rispetto delle convinzioni di ogni comunità.

 

La candidatura della dieta mediterranea, presentata da Italia, Spagna, Grecia, e Marocco, oltre a “garantire la trasmissione alle generazioni più giovani e a promuovere la consapevolezza della dieta mediterranea potrebbe dare maggiore visibilità alla diversità del patrimonio culturale immateriale e favorire il dialogo interculturale a livello regionale e internazionale”. La lista Unesco del patrimonio culturale immateriale dell’umanità conta già 166 elementi, tra i quali il tango argentino e la calligrafia cinese, mentre per l’Italia la dieta mediterranea è il terzo elemento della lista, dopo l’opera dei pupi siciliani e il canto a tenore sardo.

 

Tutti i prodotti cardine della dieta mediterranea vedono l’Italia ai vertici mondiali nella produzione. Il Belpaese è, infatti, il primo produttore mondiale di pasta e vino, mentre nell’olio occupa la piazza d’onore, pur essendo il primo esportatore. Ma l’Italia è anche il primo produttore europeo di frutta e ortaggi, oltre che il primo a livello mondiale di kiwi, uva, carciofi, il secondo per pesche e nettarine, carrube, nocciole, il terzo con cavolfiori e broccoli, pere, il quarto su lattuga e cicoria, mandorle, ciliegie, castagne. Primato nelle esportazioni anche per le conserve di pomodoro, di cui lo Stivale è anche il terzo produttore a livello mondiale. Il riconoscimento dell’Unesco spinge il successo del prodotti della dieta mediterranea Made in Italy all’estero dove le esportazioni fanno registrare un aumento del 9 per cento nei primi sette mesi dell’anno.

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