La Cantina Sociale Val Calore compie 50 anni, non sarà ora di pensare al futuro di una DOC non territoriale?

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CASTEL SAN LORENZO (SA). Che futuro può avere la DOC Castel San Lorenzo? Me lo chiedo in occasione di questo importante anniversario, il cinquantesimo anno dalla fondazione della Cantina Sociale Val Calore. Una doc nata nel 1991 quando la cosa importante era fare quantità, scegliendo uve come il Trebbiano, la Malvasia e la Barbera.

Dunque nessun territorio nel bicchiere, solo una scelta politica, suppongo.

Nonostante ciò riconosco che c’è da festeggiare un settore primario che resiste e che è un grande pilastro dell’economia del Mezzogiorno, per questo mi accodo agli auguri, sperando che si rifletta però – in maniera diversa – sul futuro della doc Castel San Lorenzo e dei viticoltori che continuano a dare fiducia alla Cantina Sociale.

Giovedì 10 giugno nella Sala delle Conferenze della Cantina, alle ore 16, si svolgerà il convegno sul tema “Cinquant’anni di Cooperazione tra Tradizione e Innovazione”, con la partecipazione, tra gli altri, del presidente della Giunta Regionale, Stefano Caldoro, del presidente della Provincia, Edmondo Cirielli, del sottosegretario al Ministero dell’Agricoltura, Antonio Buonfiglio, dell’Assessore regionale al contenzioso Ernesto Sica, del sindaco di Castel San Lorenzo Michele Lavecchia e del presidente della Cantina Sociale, Pasquale Mucciolo. Il dibattito sarà moderato dal direttore responsabile del quotidiano La Città, Angelo Di Marino.

Si tratta della prima di una serie di iniziative e manifestazioni – convegni, tavole rotonde, mostre e spettacoli – che si svolgeranno a Castel San Lorenzo tra giovedì e venerdì p.v., per ripercorrere le scelte strategiche compiute dai soci fondatori, ma anche rivendicare la giusta considerazione per i valori del mondo contadino e per una delle aziende cooperativistiche più importanti del sud Italia.

Costituita nel 1960, la Cantina Sociale Val Calore resta una grande realtà (numericamente parlando) nel panorama provinciale e regionale, che non si è certo distinta per una gestione ineccepibile ed una seria attenzione alla qualità dei prodotti.

Sulle colline del Calore Salernitano, tra i 250 e i 500 metri sul livello del mare, uliveti secolari, giardini e vitigni di gran pregio (Nostrale per il 60%, ma anche Rotondella, Frantoio, Carpellese ed altre varietà autoctone) segnano un paesaggio di straordinaria suggestione e ricchezza.

 

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