L’Italia alla manutenzione preferisce l’inaugurazione. Riflessioni di un agronomo sul Salento e sul rischio ambientale

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ULIVI SECOLARI PUGLIA 02Il viaggio ha una cornice continua, sia che attraversi pianure, sia che ti affondi nelle valli che ti propongono il ripido versante delle serre del Salento leccese.

E’ un film che si svolge davanti ai tuoi occhi e che accompagna ogni spostamento, una serie interminabile di alberi d’olivo, piante, animali, fiori e frutti che ti riempiono di stupore.

E’ bello il paesaggio del Salento leccese vero? E allora perché non dovresti pagare per osservarlo? Quando attraversi il Salento leccese sei il visitatore di una mostra delle opere dell’uomo che necessita di una attività di manutenzione continua. Bene pensaci, tale frutto della creatività di generazioni di uomini e di donne che per secoli hanno abitato questo territorio, è meno meritevole rispetto a un parco archeologico o a una visita in un museo? Pensaci amica o amico mio.

Lo so che i tuoi occhi stanno scorrendo la linea che si torce per formare i simboli che sono le lettere dell’alfabeto, so che la tua mente sta osservando quelle bellezze del Paesaggio del Salento leccese che ti hanno lasciato a bocca aperta, ma tutto questo Eden non è frutto del caso, ha necessità di uomini e di donne che se ne occupino, e che continuino a farlo con l’amore dei loro antenati, altrimenti la terra finisce per divenire l’oggetto di un accanimento che porta prima allo sfruttamento e poi all’aridità e al deserto.

 

E poi c’è il mistero, la scoperta, magari proprio accanto a casa tua, dietro a quel portone che è sempre stato chiuso e al di la del quale c’è, forse, un giardino segreto.

Si! Anche nei centri urbani c’è l’esigenza di portarsi in un ambiente artificiale la natura che pacifica, che mette ordine e che tranquillizza mettendoti di nuovo in contatto con la realtà che è il reale e non l’artificiale delle comodità e della mollezza dei cosiddetti comfort.

 

Certamente tutti dovremmo essere consapevoli che siamo o a monte o a valle di qualcun’altro e che questa comporta che possiamo avere acqua che dalla parte più alta(monte) scende nella parte più bassa (valle) e che, quando la parte più bassa non permette il deflusso dell’acqua, si hanno gli allagamenti e, se la pioggia e molto intensa, le alluvioni.

Ma c’è l’uomo che attraverso “le sistemazioni idraulico-forestali realizza le opere, tenendo conto di regole per costruirle e il modo di impiegarle per eliminare le cause o contrastare gli effetti dei fenomeni alluvionali, dei processi erosivi e franosi, delle colate detritiche e fangose, del distacco di massi e delle cadute di valanghe, che avvengono nei bacini torrentizi” (Puglisi 2003).

 

Inoltre c’è l’amara constatazione che noi costruiamo senza tener conto che la nostra azione scriteriata può causare disastri, l’antica saggezza di scegliere di insediarsi in posti al riparo da rischi è dissolta, soprattutto ciò che era stato realizzato per rendere le zone “sicure” non viene mantenuto efficiente attraverso la manutenzione, cosa già nota a Leo Longanesi che diceva: “L’Italia alla manutenzione preferisce l’inaugurazione”.

 

C’è un’azione dell’uomo che produce dei benefici agli altri uomini che può e deve essere quantificata. Si tratta dell’azione dell’uomo che mantiene le funzioni dei sistemi ecologici (ecosistemi).

 

Questo “servizio ambientale” che alcuni uomini rendono ad altri uomini sono fondamentali per la sopravvivenza.

Infatti noi agiamo in un contesto vivo che reagisce alle nostre attività e che lo fa in modo complesso e con effetti imprevedibili, molte volte di difficile comprensione anche dopo che si siano verificati.

 

Noi del Salento leccese cominciamo ad essere sempre più consapevoli dei vantaggi che offre il nostro ambiente, che per più del 90% è paesaggio rurale e, nello stesso tempo, dobbiamo essere disposti a sopportare il “costo” della sua conservazione per continuare a usufruire dei vantaggi che offre a ognuno di noi.

 

Nel territorio del Salento leccese è forte il rischio di perdere la funzionalità ecologica dei sistemi naturali e rurali attraverso la riduzione della diversità biologica e paesaggistica.

 

Nel Salento leccese divengono sempre più avvertite queste due affermazioni: “La maggior parte di noi ha perso quel senso di unità di biosfera è umanità che ci legherebbe e ci rassicurerebbe tutti con un affermazione di bellezza” (Gregory Bateson).

“L’evoluzione della consapevolezza etica umana deve espandersi fino ad includere animali, piante, ecosistemi e la Terra in un’unica unità” (Steven Rockefeller).

Ecco allora che diviene fondamentale l’altra affermazione: Essere ecologicamente colti (ecolitterate), significa comprendere i principi organizzativi di base delle comunità ecologiche e utilizzarli per realizzare comunità umane sostenibili (F. Capra).

 

Nessun organismo può esistere in isolamento. E’ importante per tutti noi avere chiare le parole del Preambolo della Carta della Terra :”Ci troviamo in un momento critico della storia della Terra, un periodo in cui l’umanità deve scegliere il suo futuro. (…) È imperativo che noi, popoli della Terra, dichiariamo le nostre responsabilità reciproche e nei confronti della comunità più grande della vita e delle generazioni future.

E desidero concludere con una domanda che faccio a me stesso: Come possiamo valutare economicamente i benefici che ci rendono gli Ecosistemi? La risposta alla prossima puntata!

                 

Antonio Bruno, agronomo

> Bibliografia

Federico Preti: Sistemazioni Idraulico-forestali e Ingeneria Naturalistica per la difesa del territorio

Salvatore Puglisi: Profilo delle sistemazioni idraulico-forestali

Stefano Bocchi: Sistemi agro-ecologici: natura e proprietà

Claudio Saragosa: L’insediamento umano: ecologia e sostenibilità

Marco Paci: L’ecologia siamo noi

Thomas M. Smith, Robert L. Smith: Elementi di ecologia

 

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