L’hanno definita bollente. Questa estate segna record…

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I primi due mesi dell’estate hanno fatto registrare in Italia temperature bollenti con valori superiori di due gradi rispetto alla media con pesanti effetti sulla vita delle persone, sugli animali e sulla natura. L’arrivo di Nerone avviene dopo che il mese di luglio si è chiuso con 1,94 gradi in più rispetto alla media classificandosi al sesto posto tra i più caldi da oltre due secoli mentre quello di giugno  con +2,6 gradi si era classificato al terzo posto.

Le regioni più bollenti dell’Italia sono quelle del centro Italia dove il termometro nei due mesi considerati ha fatto registrare valori superiori di oltre 3 gradi alla media del periodo di riferimento 1971-2000.

Gli effetti sono stati quasi il raddoppio (+93 per cento) rispetto allo scorso anno del numero di incendi scoppiati, con 4700 roghi registrati dall’inizio dell’inizio dell’anno alla fine di luglio dalla forestale, ma anche un crollo dei raccolti nazionali con perdite per l’agricoltura stimate superiori a mezzo miliardo.

I cali della produzione a livello nazionale vanno dal -20 per cento per il pomodoro al 30 per cento per il mais fino al 40 per cento per la soia ma forti riduzioni sono previste per la barbabietola da zucchero con quasi il dimezzamento della produzione nelle regioni del Nord e per il girasole (-20 per cento), tanto da rendere necessaria la richiesta di stato di calamità.

Ma a soffrire insieme alle piante sono anche le persone con oltre 12 milioni di italiani a rischio insonnia mentre tra gli animali si registra un calo superiore al 10 per cento nella raccolta di latte ma si riduce  anche la produzione di uova e miele. Le api stremate dal caldo non svolgono più adeguatamente il prezioso lavoro di trasporto del polline e del nettare ma l’afa e le temperature hanno tolto l’appetito anche ai maiali che stanno consumando fino al 40 per cento in meno della consueta razione giornaliera di 3,5 chili di mangime

L`andamento climatico di questi giorni conferma l`anomalia di un 2012 segnato da neve, siccità pioggia, caldo ed ora temporali e grandine che hanno messo a dura prova le campagne.

Una situazione frutto dei cambiamenti climatici in atto che si manifestano in Italia con una maggiore frequenza con cui si verificano eventi estremi, sfasamenti stagionali e una modificazione della distribuzione delle piogge, in tutto nell’ambito di una tendenza al surriscaldamento .

Negli ultimi anni  si sono succeduti i record dovuti all’innalzamento delle temperature in Italia con il 2011 che si è classificato al terzo posto anche se il record assoluto degli due secoli rimane assegnato al 2003.

Gli effetti si sono fatti sentire sui cicli della natura e sulle coltivazioni con un significativo spostamento della zona di coltivazione tradizionale di alcune colture come l’olivo che è arrivato quasi a ridosso delle Alpi e nella Pianura Padana dove si coltivano grandi quantità di pomodoro e di grano duro per la pasta.

Un effetto che si estende in realtà a tutti i prodotti tipici. Il riscaldamento provoca infatti anche il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l’affinamento dei formaggi o l’invecchiamento dei vini.

Una situazione che di fatto mette a rischio di estinzione il patrimonio di prodotti tipici Made in Italy che devono le proprie specifiche caratteristiche essenzialmente o esclusivamente all’ambiente geografico comprensivo dei fattori umani e proprio alla combinazione di fattori naturali e umani.

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