L’Atlante delle donne dell’agricoltura. In testa Molise, Campania, Valle d’Aosta e Friuli

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Supportare le Amministrazioni responsabili dei Piani di Sviluppo Rurale per la programmazione 2007-2013 e quanti impegnati a sviluppare, monitorare e valutare politiche sul territorio indirizzate a favorire le pari opportunità nell’ambito dello sviluppo rurale in Italia, anche in vista dell’importante impegno di programmazione di interventi più efficaci ed efficienti che valorizzino l’impegno delle donne in agricoltura per il post 2013.

Questi gli obiettivi che hanno portato alla stesura dell’Atlante delle donne impegnate in agricoltura, presentato da Elisabetta Savarese (Rete Rurale Nazionale) al Mipaf nei giorni scorsi nel corso dell’assegnazione dei premi De@terra dell’Onilfa.

Il quadro complessivo – come emerge dall’analisi dei dati elaborati dal data base degli Indicatori Territoriali –  a confronto con i dati Eurostat, indica nel nostro Paese una quota di conduttrici donne sul totale dei conduttori maggiore rispetto all’EU a 27 (30 contro il 27%, anno 2007), anche se tra il 2000 e il 2007 in Italia l’incidenza delle donne conduttrici sul totale si è ridotta (nel complesso di 0,8 punti percentuali), in tutte le aree PSN ad eccezione di quelle ad agricoltura intensiva specializzata.

La maggior quota di conduttori donne sul totale, sulla base dei dati al 2007, si trovano in Molise, Campania, Valle d’Aosta e Friuli Venezia Giulia; di contro nelle PA di Bolzano e Trento e nelle regioni Sardegna e Lombardia la quota di imprenditrici risulta la più bassa (inferiore al 23%). Un’analisi in termini assoluti evidenzia che le donne impegnate come conduttrici di un’azienda agricola sono più numerose in Puglia, Sicilia e Campania.

Nel 2007 le conduttrici donne con meno di 40 anni rispetto al totale dei giovani conduttori pesavano per il 26,7%. Anche la presenza delle conduttrici donne con meno di 40 anni sul totale è andata diminuendo (-1,4 punti percentuali) e ciò ha riguardato tutte e 4 le aree PSN.

Tra il 2000 e il 2007 l’incidenza delle giovani conduttrici sul totale si è ridotta in tutte le regioni ad eccezione di Toscana, Umbria e Abruzzo, dove l’indicatore è aumentato anche se di poco: in queste regioni la presenza delle giovani imprenditrici donne è rilevante (compresa tra il 38 e il 48%).

Emerge poi una tendenza per il lavoro extrafamiliare da parte delle giovani donne, che preferiscono lavorare al di fuori dell’azienda agricola della famiglia (-6 o -7 punti percentuali in tutte e 4 le aree PSN). Mentre le giovani lavoratrici dipendenti sono aumentate rispetto al totale della manodopera familiare. Si rileva poi un basso livello di scolarizzazione delle imprenditrici: solo il 5,4% ha un diploma o una laurea. Le imprenditrici delle regioni che hanno saputo più delle altre promuovere una maggiore qualificazione professionale nel settore agricolo sono localizzate nelle aree D o in quelle B (rispettivamente relative alle aree rurali con problemi complessivi di sviluppo e a quelle con agricoltura intensiva specializzata).

Uno strumento, in sintesi, questo dell’Atlante, utile alle Amministrazioni responsabili dei Piani di Sviluppo Rurale per la programmazione 2007-2013 e a quanti sono impegnati a promuovere nel post 2013 interventi per lo sviluppo rurale che incrementino la presenza delle donne in agricoltura, in linea con la nuova strategia Europea (EU2020), che individua tre priorità per il prossimo futuro:  una crescita intelligente sviluppando un’economia basata sulla conoscenza e sull’innovazione; una crescita sostenibile che vuol dire promuovere una crescita più efficiente sotto il profilo delle risorse, più verde, più competitiva; una crescita inclusiva attraverso la promozione di una economia con un alto tasso di occupazione che favorisca la coesione sociale e territoriale.

Obiettivi questi, per conseguire i quali una maggiore presenza in agricoltura delle donne aiuterebbe il settore agricolo a sviluppare un’agricoltura più inclusiva, più aperta all’introduzione di innovazioni e più rispettosa dell’ambiente.

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