#IoVoglioRiaprire, l’iniziativa dei pizzaioli campani diventa virale. In testa Gino Sorbillo

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Sono sospese le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie), ad esclusione delle mense e del catering continuativo su base contrattuale, che garantiscono la distanza di sicurezza interpersonale di un metro. Resta consentita la sola ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico-sanitarie sia per l’attività di confezionamento che di trasporto”.
Con queste parole il dpcm dell’11 Marzo, ha costretto tutte le attività di ristorazione a chiudere, per un periodo di tempo indefinito, allo scopo di contenere il diffondersi del Covid-19.
Un testo chiaro, lineare e che tutti hanno rispettato. Ma, mentre nelle altre Regioni d’Italia le consegne a domicilio sono consentite, a Napoli – e in generale su tutto il territorio della Regione Campania – il governatore Vincenzo De Luca con un’ulteriore provvedimento procede alla “serrata” e vieta le consegne a domicilio su tutto il territorio.
Una decisione che mette subito in allarme una delle categorie, che in questo momento, sembra essere una delle più colpite dall’emergenza e cioè quella dei pizzaioli.
Costretti a ridimensionare il loro lavoro rispettando le norme di sicurezza e di distanza sociale, in un primo momento si sono già visti dimezzati i posti a sedere all’interno dei locali, con quest’ultima stangata, vedono sfumare anche l’unica possibilità di continuare il loro lavoro, consegnando pizze e prodotti da forno a domicilio, in più senza avere una data o un’indicazione sulla possibile riapertura.
E dopo quasi un mese, questa decisione comincia a far discutere. E’ quello che sta succedendo da alcuni giorni tra i pizzaioli della Campania, che si sono uniti e hanno lanciato sui propri canali sociali un hashtag: #iovoglioriaprire.
E come succede in queste cose, ben presto parte il tam tam su Facebook, un passaparola che coinvolge tutti e culmina con un appello al presidente della Regione De Luca, firmato da centinaio di pizzaioli che gridano a gran voce la loro voglia di poter ritornare a lavorare, anche solo con il delivery. La richiesta è semplice, riaprire le proprie attività dopo il 13 Aprile, alla scadenza dell’ordinanza, anche solo con le consegne a domicilio, servizio vietato solo in Campania.
Tra i primi a firmare e a sposare il progetto è stato uno dei più noti pizzaioli del mondo Gino Sorbillo: “Sono d’accordo con la linea dura assunta da De Luca – spiega – ora, però, abbiamo bisogno di una mano, non possiamo mettere in ginocchio le nostre imprese centenarie e soprattutto non possiamo trovarci in una condizione di disparità rispetto alle altre zone di Italia dove si continua a lavorare.
Ho da poco riaperto le mie pizzerie sia a Roma che a Milano e consegno centinaia di pizze. Chiediamo a De Luca di farci riaprire, ci adegueremo alle norme di sicurezza, con staff e menù ridotti e corrieri specializzati. Infatti, già adesso non lavoro con tutto lo staff al completo ma solo con due persone che mi permettono di coprire tutte le ordinazioni che riceviamo. Lo stesso menù è stato ridotto. Non vediamo in questo momento pizze gourmet ma quelle della nostra tradizioni, quelle tramandate da noi predecessori e che hanno dato lustro alla nostra città nel mondo intero. Così facendo, manteniamo viva la tradizione e manteniamo viva un’itera città”.
Sorbillo, Antica Pizzeria da Michele, 50 Kalò, Di Matteo, Pepe in grani (Caserta), Poppella, Casa Infante, Antica pizzeria Port’Alba, Carraturo, La Notizia, Mattozzi, Gorizia hanno preso posizione tutti insieme e poi siglato un documento di Confcommercio.
Non capisco perché la pizza non possa essere considerata un bene primario,” continua Gino Sorbillo, “anche con una funzione sociale, aiutando così le persone a stare a casa. Abbiamo visto tantissime persone uscire per andare al supermercato e fare la spesa, le consegne a domicilio potrebbero aiutare le istituzioni a mantenere queste persone a casa”.
Farina e lievito di birra sono sempre più difficili da trovare nei vai alimentari, questo a dimostrazione che le persone non vogliano rinunciare alla tradizionale pizza del sabato sera.
Continua Gino Sorbillo: “Voglio riaprire anche per aiutare lo Stato e poter così non chiedere niente. Se non lavoro sarò costretto a far pesare su di esso anche i miei circa 270 dipendenti alla quale non potrò più far fronte da solo. Al momento l’unica soluzione possibile è la consegna a domicilio nel pieno rispetto delle norme di sicurezza. Non possiamo subire, oltre che l’emergenza sanitaria, anche un trattamento discriminatorio, su un prodotto inoltre estremamente sicuro in quanto cotto ad elevate temperature.”
Della consegna a domicilio negata si discute da giorni, anche perché se da un lato le pizzerie sono completamente bloccate, c’è chi si sostituisce a loro. E’ il caso di molti forni e panifici che continuano a produrre, non solo pane, ma anche piccola pasticceria, pizze e focacce potendo loro venderle tranquillamente al pubblico.
Sicuramente è un tema controverso e che mette alla luce le difficoltà di una categoria che sente di essere discriminata ma che vuole ritornare a splendere e portare in alto il nome della tradizione e l’arte del pizzaiolo, divenuto dal 2017 Patrimonio Unesco.

Oriana Giraulo

(articolo tratto dal quotidiano Le Cronache)

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