INEA: in sintesi il documento Annuario dell’agricoltura italiana. Un’attenta fotografia del settore

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Nel 2010 l’agricoltura mondiale si è nuovamente misurata con il fenomeno della volatilità dei prezzi dei prodotti agricoli, imputabile, oltre che alla riduzione di alcuni raccolti, a diversi fenomeni, tra i quali: la crescita della domanda nelle economie emergenti, l’andamento del prezzo del petrolio, l’oscillazione dei tassi di cambio, il crescente ruolo dei fondi di investimento nei mercati agricoli.

In tale contesto l’agricoltura dell’Ue ha registrato un aumento del valore della produzione in termini reali (+3,9%), trainata da un consistente innalzamento dei prezzi. Contestualmente il costo degli input agricoli è cresciuto in misura più modesta (+1,2%). Di questi andamenti ha beneficiato il livello dei redditi agricoli, che ha subìto una variazione positiva del 12,2% nella media Ue.

In Italia il settore agricolo ha mostrato, all’interno di una dinamica nazionale complessivamente positiva, un tasso di crescita del valore aggiunto in termini reali estremamente modesto (+0,8%), che non ha potuto compensare il brusco arretramento dell’anno precedente; allo stesso tempo, anche l’industria alimentare ha evidenziato una dinamica meno vivace (+1,6%) rispetto al dato medio dell’intera economia nazionale (+2,2%).

Nell’anno, il valore aggiunto per unità di lavoro dell’agricoltura italiana si è fermato a 23.164 euro, corrispondenti solo al 41,3% del livello medio del complesso dell’economia.

Il valore della produzione nazionale della branca agricoltura, silvicoltura e pesca si è attestato sui 48.855 milioni di euro correnti, con un aumento (+2%) che ha consentito di recuperare in minima parte i risultati negativi dell’annata precedente. L’aumento è stato trainato da un nuovo rialzo dei prezzi e da un modesto incremento della produzione in termini reali. Con riferimento al settore agricolo, gli andamenti positivi sono da ricondurre alle dinamiche della maggior parte delle produzioni vegetali, oltre che delle attività connesse e di quelle secondarie, il cui peso all’interno del settore agricolo è ulteriormente cresciuto.

Queste attività si confermano quindi una componente strategica del sistema agricolo italiano, non soltanto per il loro ruolo di diversificazione dei redditi, ma anche perché rappresentano una componente meno suscettibile alle fluttuazioni di prezzo tipiche del settore primario.

 

Il maggior ritmo di crescita evidenziato dai consumi intermedi rispetto alla produzione si è tradotto in un piuttosto modesto tasso di incremento del valore aggiunto in valori correnti dell’intera branca agricoltura, silvicoltura e pesca (+1,9%).

Inoltre, il raffronto tra le dinamiche dei prezzi dei prodotti agricoli e dei consumi intermedi ha determinato un ulteriore deterioramento della ragione di scambio per l’agricoltura italiana, confermando una tendenza che da diversi anni caratterizza il settore primario. Gli effetti della volatilità dei prezzi sui mercati, congiuntamente alla costante erosione dei margini di redditività dei produttori agricoli, rendono così più evidenti alcuni fattori strutturali di debolezza che caratterizzano l’attività agricola nazionale.

Il 2010 ha visto la realizzazione da parte dell’Istat del 6° Censimento dell’agricoltura, che fotografa la condizione dell’agricoltura italiana da un punto di vista strutturale.

Il quadro che ne emerge è quello di un universo costituito da 1.630.420 aziende agricole, che esercitano la loro attività su una Sat di oltre 17,2 milioni di ettari e una Sau di 12,8 milioni. Nel raffronto con la rilevazione precedente, si conferma la tendenza all’aumento della dimensione media delle aziende, grazie a una consistente fuoriuscita di aziende agricole (-32,2% rispetto al 2000) e una più contenuta diminuzione della Sau (-2,3%).

L’analisi per classe di Sau evidenzia con efficacia il processo di accorpamento dei terreni in aziende di dimensione più ampia; infatti, la riduzione delle aziende e della Sau si è concentrata nelle prime classi dimensionali, mentre alla soglia dei 20 ettari si è avuta un’evoluzione di segno positivo; al termine di questo processo le aziende oltre i 20 ettari costituiscono solo l’8% del totale, ma occupano ben il 63% della superficie utilizzata.

Sul fronte della composizione dell’uso della terra non emergono cambiamenti particolarmente significativi: i seminativi coprono il 54,4% della Sau, con una riduzione del 3,7% rispetto al 2000, i terreni destinati alle colture permanenti, che rappresentano il 18,4% della Sau, hanno fatto registrare anch’essi una riduzione (-3%); al contrario i prati e pascoli, che interessano il 27% della Sau, hanno mostrato un aumento dell’1,6%, sebbene con molte difformità tra le circoscrizioni.

I dati sull’utilizzo della superficie agricola appaiono di strategica importanza anche alla luce della discussione sul processo di riforma della Pac in atto, al cui interno il tema del greening promosso dalla Commissione europea rappresenterà una sfida di notevole importanza, dato che una quota rilevante dei pagamenti diretti sarà vincolata al rispetto di nuovi standard ambientali, tra i quali un ruolo importante è rivestito proprio dalla composizione della superficie aziendale.

I dati censuari mettono in rilievo la forte crescita dell’affitto determinata, tra l’altro, dalla chiusura di molte aziende di piccole dimensioni. L’incidenza percentuale sfiora il 35% della Sau nazionale, portando l’Italia a livelli molto simili agli altri paesi europei e confermando un recupero di mobilità fondiaria così necessario all’agricoltura italiana per affrontare le sfide della competitività.

La consueta indagine sul mercato fondiario ha evidenziato come gli effetti negativi della crisi economica continuino a pesare sulle decisioni di investimento dei potenziali compratori e come i venditori rimangano molto prudenti, data l’incerta situazione dei mercati finanziari, nell’ipotesi di reinvestire la liquidità ricavata dalla vendita del fondo. Ne consegue una sostanziale tenuta dei prezzi della terra (+0,8%), che non sembrano risentire di particolari bolle speculative, come avvenuto nei mercati immobiliari di altri paesi.

A fronte di una contrazione per l’intera economia, nel settore primario nazionale si è registrata una leggera crescita dell’occupazione (+2%), trainata soprattutto dalla componente dipendente, che sta ormai raggiungendo in termini assoluti quella indipendente; al contempo, il numero degli occupati nell’industria alimentare ha mostrato invece una contrazione (-3,4%).

Sulla base della tradizionale indagine Inea, si stima un aumento (+2%) dei cittadini stranieri occupati in agricoltura, che forniscono un apporto consistente alla realizzazione della produzione agricola nazionale. Nell’ultimo anno si evidenzia un segno in controtendenza, con un significativo decremento dei lavoratori extra-Ue (-5%), a fronte di una crescita di oltre il 20% dei cittadini neocomunitari. L’indagine 2010 evidenzia come il ricorso a manodopera straniera mantenga un carattere di stagionalità e reiterata episodicità, sebbene continui ad aumentare il peso dei rapporti di lavoro regolari sul totale (68,9%).

Dal lato delle esportazioni agro-alimentari, la consistente ripresa del 2010 (+11,5%) – trainata solo dalla crescita dei volumi esportati (+17%), a fronte di un calo non trascurabile dei prezzi (-4,6%) – ha più che compensato la battuta di arresto dell’anno precedente, riportando il valore delle esportazioni italiane ai livelli più elevati registrati nell’ultimo decennio.

La dinamica favorevole sui mercati internazionali ha fornito un impulso notevole alla crescita del fatturato dell’industria alimentare nazionale (+3,3% in valori correnti), consentendo all’Italia di collocarsi al terzo posto in Europa, dopo Germania e Francia. Unico dato in controtendenza è la dinamica negativa del valore aggiunto, che scende a 24,8 miliardi di euro (- 3,5%), collegabile all’andamento dei prezzi delle materie prime agricole in forte ascesa. Nel complesso il valore aggiunto dell’industria alimentare è risultato di poco inferiore a quello del settore primario, mentre la sua incidenza sul totale dell’industria in senso stretto è stato pari al 9,3%, peso che scende all’1,8% sul complesso del sistema economico.

I prezzi al consumo dei prodotti alimentari hanno fatto registrare una significativa decelerazione del tasso di crescita che nel 2010 è sceso allo 0,2%, facendo sì che l’agricoltura tornasse a esercitare il tradizionale ruolo di contenimento del tasso di inflazione. A fronte di tale andamento, la spesa per generi alimentari ha mostrato un incremento trascurabile (+0,4%). Le strategie di acquisto hanno visto crescere le preferenze dei consumatori per i moderni canali distributivi. Al contempo, continuano a registrare un discreto sviluppo i cosiddetti farmers’ market (+28%) e gli acquisti tramite i gruppi di acquisto solidale. Prosegue anche il processo di crescente segmentazione e personalizzazione dei consumi; infatti, nel 2010, si sono ulteriormente consolidati gli acquisti di prodotti con maggior contenuto di servizio, tra cui in particolare i prodotti biologici confezionati (+11,6%), i prodotti Dop-Igp (+2,1%), i cosiddetti alimenti funzionali, ossia alimenti arricchiti con specifiche sostanze, con effetti positivi sulla salute umana.

Alla spinta differenziazione della domanda di prodotti alimentari corrisponde una specifica capacità dell’agricoltura italiana di offrire una vasta gamma di produzioni, con rilevanti e diverse caratteristiche qualitative. L’Italia continua, infatti, a detenere il primato comunitario delle Dop e Igp, giunte a quota 229, con un’incidenza di quasi il 23% sul totale Ue. Anche per il 2010 sono risultati in aumento gli operatori impegnati nel segmento delle produzioni con un’origine geografica (+3%), così come le stime sulla produzione evidenziano un andamento positivo. Le aziende agricole impegnate in queste produzioni rappresentano quasi il 5% dell’intero universo delle aziende agricole nazionali (6° Censimento) – incidenza che sale notevolmente considerando i soli allevamenti (22,4%) -, mentre la superficie rappresenta l’1,1% dell’intera Sau nazionale.

Analogamente, segnali positivi emergono anche dal segmento del vino italiano di qualità, che conquista nuovi riconoscimenti: i vini Doc sono 392, di cui 60 con una Docg. Si evidenzia, tuttavia, una spinta concentrazione delle denunce di produzione su un numero ristretto di denominazioni, con le prime trenta che da sole coprono circa i 2/3 del totale.

Continua il processo di assestamento del settore biologico italiano, che consolida la propria posizione nel sistema agro-alimentare nazionale, reggendo al meglio alla congiuntura economica sfavorevole.

È proseguita, infatti, la crescita delle superfici investite (+0,6%), arrivate ormai a interessare l’8,6% della Sau, oltre all’affermazione degli operatori più specializzati e professionali, a discapito di quelli che limitano la propria attività alla sola fase produttiva. In sostanza, si conferma il consolidamento di un modello integrato di filiera, che può rappresentare un punto di forza per lo sviluppo futuro del comparto. Anche le produzioni zootecniche biologiche hanno mostrato nel 2010 un deciso incremento, da mettere in relazione con l’ampliamento delle superfici destinate alle coltivazioni foraggere e ai prati e pascoli certificati.

Il mercato nazionale conserva un andamento soddisfacente, con una crescita dei consumi domestici che si protrae a tassi molto interessanti già da diversi anni, soprattutto nel confronto con il trend generale dei consumi alimentari.

Gli indirizzi strategici che si sono affermati negli anni più recenti indicano le certificazioni come uno degli elementi chiave per la valorizzazione della produzione agro-alimentare nei confronti dei consumatori.

Questa edizione, pertanto, dedica ampio spazio ai molteplici sistemi tesi a certificare i comportamenti aziendali in materia di certificazione ambientale ed etica dei processi e dei prodotti. Sotto questo profilo, nonostante la crisi economica abbia interessato anche questo segmento dei servizi, con una minore domanda di certificazioni, alle consuete richieste relative a sicurezza e qualità, si sono aggiunte quelle di tutela dell’ambiente (certificazioni ambientali) e dei lavoratori (certificazioni etiche).

La spiccata capacità del settore agricolo nazionale di differenziare e caratterizzare la propria attività produttiva si trasmette anche al di fuori dell’attività primaria in senso stretto, come testimoniano i sempre più evidenti processi di diversificazione e il continuo ampliarsi delle relazioni che l’agricoltura intesse con il tessuto sociale e ambientale su cui essa opera.

L’attenzione crescente ai servizi a carattere sociale resi dall’agricoltura sta favorendo l’affermazione di un clima di reputazione positiva intorno al settore primario, grazie in particolare alla diffusione delle pratiche di agricoltura sociale e all’emersione di una molteplicità di esperienze innovative che si stanno rafforzando con il passare degli anni.

Ne è un chiaro esempio il consolidamento del numero di realtà agricole impegnate nell’attività didattica, che, sulla base di un’indagine Inea, sono ormai giunte a contare almeno 1.909 fattorie che svolgono servizi per ragazzi in età scolare. Analogamente, sul fronte della gestione e dell’utilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata, i dati disponibili mostrano un significativo incremento dei terreni agricoli oggetto di confisca.

Nel 2010 sono stati destinati ad attività di recupero 106 terreni agricoli e 12 terreni con fabbricati rurali, il 28% dei quali affidato a cooperative sociali agricole o consorzi con finalità sociali.

Come di consueto, anche in questa edizione, particolare risalto viene dato allo sviluppo del complesso rapporto tra agricoltura e ambiente (aria, acqua, uso del suolo, biodiversità, uso delle risorse naturali), che costituisce uno degli elementi caratterizzanti le nuove funzioni che la società tende ad associare alla gestione dell’attività primaria.

Nel 2010 si è celebrato l’Anno internazionale della biodiversità. La rilevanza del tema è ben rappresentata dall’elevato numero di specie animali e vegetali presenti nel nostro paese, la cui salvaguardia risulta minacciata da molteplici fattori di rischio: distruzione e degrado degli habitat (urbanizzazione e pratiche agricole), frammentazione, introduzione di specie esotiche, sovrasfruttamento delle risorse e delle specie, cambiamenti climatici, pressioni dirette sui sistemi naturali (inquinamento, diffusione di organismi geneticamente modificati). All’interno della strategia per la conservazione della biodiversità un ruolo fondamentale è rivestito dai parchi e dalle aree protette, giunti nel 2010 a contare 871 siti, corrispondenti a circa 3,2 milioni di ettari di superficie terrestre e 2,9 milioni di ettari di superficie marina, con un’incidenza di circa il 10,5% sul territorio nazionale, peso che giunge al 21% considerando anche le aree della rete Natura 2000.

In tema di cambiamenti climatici, le emissioni agricole rappresentano in Italia il 7% del totale, essendo il settore responsabile delle emissioni di due gas serra: il protossido di azoto (fertilizzanti azotati, deiezioni animali e altre emissioni dei suoli agricoli) e il metano (processi digestivi degli animali allevati, gestione delle deiezioni e coltivazione del riso). Rispetto al 2008 le emissioni agricole sono diminuite del 4%, mentre guardando a tutto il periodo di riferimento del protocollo di Kyoto (1990-2009) il calo è stato decisamente più consistente.

Il contributo più importante è dovuto al calo delle emissioni da fermentazione enterica e da suoli agricoli, grazie alla riduzione del numero dei capi di bestiame e di alcune produzioni, all’applicazione di alcune normative di carattere ambientale e all’aumento del recupero di biogas da deiezioni animali. Dal punto di vista degli apporti positivi, nell’assorbimento e nello stoccaggio del carbonio particolarmente significativo risulta essere il contributo derivante dall’aumento delle superfici a prati e pascoli e, soprattutto, della superficie forestale.

In merito, invece, alle discusse relazioni tra agricoltura e produzione di energia, gli incentivi a livello nazionale e regionale hanno consentito negli ultimi anni una crescita considerevole del settore energetico da fonti rinnovabili, che soddisfano il 12% del fabbisogno energetico primario. L’Italia risulta al terzo posto nell’Ue in termini di potenza cumulata, sia nel settore fotovoltaico che nel settore eolico.

Anche il contributo delle biomasse e dei rifiuti è cresciuto considerevolmente: quasi un terzo delle energie rinnovabili deriva in primo luogo dalla legna da ardere, seguita dai biocombustibili, che hanno superato nella graduatoria i rifiuti, e infine dal biogas, i cui impianti continuano a crescere in numerosità, creando a volte una pressione competitiva sulle superfici agricole da destinare a biomassa o a produzioni alimentari.

Il forte impulso derivante dai vari sistemi di incentivazione per la produzione di energia elettrica ha aumentato notevolmente la convenienza all’installazione di impianti di potenza medio-alta con la conseguente occupazione di superficie precedentemente destinata ad attività agricole. Nel 2010, secondo il Gse, il 42% della potenza installata è derivata da impianti a terra che sono arrivati ad occupare ben 3.117 ettari di superficie agricola.

Il volume dedicato all’analisi dell’andamento del settore agricolo nazionale nel 2010 si presenta, sebbene in una forma molto ampliata, fedele all’idea originaria della prima edizione dell’Annuario dell’agricoltura italiana, datata 1947, che si prefiggeva di trattare criticamente, seppure in maniera sintetica, tutti i problemi della nostra agricoltura. Oggi l’impianto del volume si presenta più articolato e complesso, oltre che più corposo, rispecchiando le importanti e profonde evoluzioni subìte dall’agricoltura italiana nel corso dei decenni. Resta immutata, invece, la scelta di fare ricorso per la sua redazione ai dati ufficiali derivanti dalla preziosa collaborazione con l’Istat, il Mipaaf, le associazioni e le organizzazioni di categoria e, laddove necessario, a indagini originali messe a punto dallo stesso Istituto (mercato fondiario, immigrati, spesa pubblica), che consentono di connotare il lavoro con un carattere di originalità che non ha euguali nel panorama nazionale.

Altro elemento che accomuna la prima e la presente edizione è il ricorso alla vasta rete di esperti, interni ed esterni all’Inea, che annualmente forniscono la loro disponibilità, con grande professionalità e spirito di collaborazione, animati dalla consapevolezza di partecipare a un progetto di studio di primaria importanza.

A tutti coloro che prestano la loro attività alla realizzazione del volume va il ringraziamento dell’Istituto per aver consentito di mettere a punto uno strumento di studio e conoscenza, utile alla collettività degli studiosi, degli amministratori pubblici e degli operatori del settore agricolo italiano.

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