INEA: Annuario dell’Agricoltura Italiana. I dati non sono positivi…

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ROMA. «L’annuario dell’agricoltura italiana e il commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari italiani – ha dichiarato il Presidente dell’INEA, Lino Carlo Rava – si presentano sempre più come pietre miliari all’interno del panorama degli studi dell’INEA. Strumenti di lettura unici nel loro genere della realtà economico-sociale dell’agricoltura e del comparto agroalimentare nazionale».

 

Riflettori puntati sulla produzione, sul consolidato del sostegno pubblico, sul mercato fondiario e sugli immigrati nell’Annuario dell’agricoltura italiana. Il 2009 ha evidenziato un andamento negativo per il settore agricolo nazionale in linea con quello economico generale, sebbene con variazioni più contenute (-3,2% il valore aggiunto al costo dei fattori in termini reali), rispetto ad altri settori produttivi (industria -15%). In termini correnti la variazione subìta dall’agricoltura è stata però più accentuata di quella registrata dal totale dell’economia, tanto che il settore primario ha lievemente ridotto il proprio contributo alla formazione del PIL (2,2%).

 

La flessione dei prezzi dei prodotti agricoli ha contribuito a determinare un netto ridimensionamento del valore della produzione agricola nel suo complesso, scesa a 47.502 milioni di euro correnti (-8,3% rispetto al 2008).

 

«Emerge ormai – ha spiegato Lino Carlo Rava – un riorientamento dei consumi, che fra l’altro mette in evidenza uno sviluppo significativo dell’agricoltura sociale, un aumento delle vendite dirette e dell’acquisto solidale da parte delle famiglie. Purtroppo, i consumi ristagnano e alcuni settori produttivi non superano positivamente la crisi. L’agricoltura comunque rimane un settore significativo in funzione anticiclica».

 

Partendo dalla definizione dello scenario macroeconomico e internazionale, il Commercio con l’estero dei prodotti agroalimentari italiani testimonia il trend negativo dello scorso anno:  le esportazioni si sono ridotte del 7,4% mentre per le importazioni la contrazione ha raggiunto quasi i dieci punti percentuali. Proprio la maggiore riduzione dei flussi agroalimentari in entrata rispetto a quelli in uscita ha prodotto un miglioramento sia del saldo agroalimentare (da -7.638 nel 2008 a -6.233 milioni di euro nel 2009) sia di quello normalizzato, che si attesta a -11,1%.

 

«Rimangono aperti nell’agroalimentare e nell’agricoltura – ha concluso il Presidente – i grandi temi emersi con la grave crisi del 2009 e della sua capacità di conquistare nuovi mercati emergenti: la distribuzione degli scambi con l’estero si concentra prevalentemente in quattro regioni del nord. Questo non costituisce una novità, ma deve fare riflettere sulle politiche che in futuro dovremo adottare per incentivare l’export».

 

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