In uno degli angoli più silenziosi della costa cilentana, circa 10 km a Nord di Capo Palinuro, ci si imbatte nella graziosa Pisciotta, un paese antico rimasto immutato nel tempo e apprezzato per aver saputo resistere alle tentazioni della speculazione edilizia, che qui non è mai arrivata.

Per quanto non vi sia una precisa traccia storica, è probabile che il borgo sia stato fondato nel X secolo, come risulta da alcuni documenti che lo indicano col nome di Pissocta.
Superbamente arroccato su una sporgenza collinare, con le case che sembrano abbracciarsi tra di loro per difendere i palazzi nobiliari e la chiesa posti in cima, il paese si trova a 170 metri di altezza, da cui si affaccia sulla sua piccola Marina che offre ai suoi frequentatori estivi acque incontaminate ammantate di silenzi irreali, che solo ogni tanto cedono il posto a suoni familiari e voci marinare che echeggiano dal porticciolo.

Dominate in alto dall’imponente palazzo Pappacoda, le case di pietra scendono a cascata, divise da stradine che salgono e scendono conducendo alle varie parti del paese, che conserva perfettamente la struttura urbanistica del periodo medioevale.
La strada provinciale, percorsa dalle poche macchine del traffico locale, divide il paese in un parte posta a monte, costituita da poche case, a cui si accede mediante gli ampi scaloni di via Tuvolo che portano alla chiesa della Madonna del Carmine e alle case poste intorno, e in una parte a valle, che costituisce gran parte del borgo e dove si trova il nucleo più antico.


La grande piazza Raffaele Pinto, adiacente alla strada stessa, introduce alla visita del paese e invita ad una prima sosta. Costeggiata su di un lato dalle case con le loro botteghe che sanno di antico, sui due lati stretti da scaloni che portano alle due parti più elevate del paese, si affaccia col quarto lato sul panorama offerto dai tetti delle case, dalle colline ammantate di oliveti e dal mare. Il lato panoramico è alberato e attrezzato con panchine.

Sulla parte opposta i tavolini dei bar permettono un gradevole momento di relax o, meglio, di lento ritmo cilentano, per far spaziare la vista a tutto tondo.

Seguendo gli scaloni si arriva ai piedi del palazzo marchesale costruito dalla famiglia Pappacoda nel XV secolo, complesso architettonico con un portale in pietra arenaria, uno scalone, archi a tutto sesto e una facciata rimaneggiata nel Settecento, probabilmente sovrapposto alla preesistente roccaforte medioevale.

Davanti all’edificio, da una piccola terrazza panoramica si gode di una bella vista sui pendii collinari sottostanti e sul porticciolo della Marina.

Da qui, seguendo via Roma, il percorso porta quasi obbligatoriamente alla chiesa madre del XVI secolo dedicata ai santi Pietro e Paolo, purtroppo aperta solo di domenica, adiacente a una minuscola piazzetta su cui si affaccia anche il seicentesco Palazzo Francia.
La chiesa, a navata unica e sormontata da una volta a botte, custodisce diverse opere di pregio, tra cui diverse tele poste sopra gli altari gentilizi disposti lungo la navata e le sculture lignee dei santi Pietro e Paolo con al centro la raffigurazione della Vergine delle Grazie.
Particolarmente prezioso un quadro del XVI secolo raffigurante San Francesco, scampato alla distruzione del convento dei Frati Minori Osservanti di San Francesco, di cui rimangono pochi resti.
Accanto all’ingresso della chiesa madre si trova un pannello con la planimetria del borgo che evidenzia i vari monumenti, per lo più cappelle e palazzi gentilizi, un’antica fontana, i resti del convento francescano, e il relativo percorso consigliato.

Ma qualunque direzione si prenda la visita è affascinante, perché l’impianto medioevale del paese, perfettamente conservato, ne rivela immediatamente lo scopo difensivo.

Vicoli e strettoie, scalinatelle e archi, alcuni talmente angusti che il sole fa fatica a penetrarvi e forse in alcuni non arriva mai, tanto che nel percorrerli ogni tanto intense lame di luce fendono l’ombra e quasi accecano la vista.

La piacevole camminata lungo le vie storiche tende a portare verso la parte bassa del paese per poi risalire, pian piano, fino alla piazza con diverse possibilità di percorso.

E, seguendo la tentazione irrefrenabile di infilarsi in ogni vicoletto, è incredibile quanto facilmente ci si possa perdere nell’intrico viario di un così piccolo paese.


Va ricordato che due tipicità del posto sono le olive pisciottane e le alici di menaica, ma questa è un’altra storia tutta da raccontare.


Come si raggiunge:
Pisciotta si trova lungo la strada costiera provinciale in maniera equidistante 10 km a Sud di Ascea e 10 km a Nord di Palinuro.

Pertanto, utilizzando la Variante SS18 “Cilentana” conviene uscire ad Ascea-Casal Velino se si viene da Nord, a San Severino di Centola-Palinuro se si viene da Sud.

Nella frazione pisciottana di Caprioli c’è la stazione ferroviaria.

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