In viaggio con Roberto. Le Grotte di Capo Palinuro

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Anche se tra difficoltà e incertezze, la stagione balneare è arrivata e un fiume di persone a breve raggiungerà la più note mete del turismo estivo, tra cui la celeberrima Palinuro, conosciuta per la sua vivacità, la bellezza delle spiagge e il mare cristallino.
L’imponente sagoma del Capo di Palinuro, che da sempre caratterizza questo tratto di costa, offre, oltre alla spettacolarità delle sue falesie, un’affascinante serie di grotte semisommerse che si possono visitare con le gite organizzate dalla cooperativa dei barcaioli del porto.
Si tratta di una esperienza non banale, un piacevole momento da alternare alle ore di tintarella, in cui si possono ammirare diverse delle numerose grotte del promontorio, ognuna completamente diversa dalle altre.
E allora partiamo con la barca dal porto in direzione del capo, tra la Punta Fortino e la successiva Punta della Quaglia, dove si apre la Cala dei Guarracini. Qui, come nelle insenature successive, la parete rocciosa affonda verticalmente nel blu del mare, e nella parte a ridosso della torre si aprono le aperture di due grotte semisommerse.

La prima, poco visibile perché un costone roccioso ne nasconde parzialmente l’ingresso, è la Grotta del Morto, così chiamata perché poco oltre l’apertura una grossa formazione rocciosa evoca le sembianze di un corpo adagiato sulla pietra.

La seconda, è la ben più famosa e visibile Grotta Azzurra.
Al contrario della notissima Grotta Azzurra di Capri, che ha un’apertura molto piccola e poi rivela la sua ampiezza all’interno, la grotta palinurese ha un ingresso semisommerso molto ampio. In fondo, dopo ben 85 metri, un sifone conduce ad un altro ingresso sommerso, attraverso il quale filtra la luce del sole creando lo spettacolare effetto dell’acqua azzurra.
Le pareti rivelano sedimentazioni calcaree, stalattiti e stalagmiti dalle forme irreali. Una, in particolare, emerge dall’acqua sulla sinistra e ricorda la testa di un delfino. Le striature rosse che si intravedono qua e là rivelano la presenza di ferro, quelle verdi del rame.

La grotta è molto amata dai subacquei, che la attraversano in tutta la sua lunghezza per uscire poi attraverso l’apertura sommersa dalla parte opposta.

Le barche che accompagnano i visitatori arrivano quasi fino in fondo alla grotta, ma non è facile intuire che, giunti alla fine, sulla sinistra esiste una profondissima diramazione laterale che si può percorrere all’asciutto, a patto di disporre di ottime torce perché man mano che si avanza il buio diventa assoluto. Naturalmente non si tratta di un percorso turistico ed è riservato ad esperti e professionisti.
Uscendo dalla grotta e piegando verso sinistra si supera la Punta della Quaglia, e si entra nella Cala Ribatto, che prende il nome dal “battere” delle onde durante le mareggiate contro la parete di roccia esposta a Occidente.

Questa cala si estende fino alla Punta Iacco che, essendo la propaggine estrema del promontorio, rappresenta in senso stretto il Capo di Palinuro. Nella parete di Cala Ribatto si rende visibile la piccola apertura della Grotta di Zì Anna, di scarsa rilevanza.
Superato anche lo sperone aguzzo della Punta Iacco, si profila già la successiva Punta Spartivento. Tra questa e la tozza propaggine di Punta Mammone si apre la Cala della Lanterna dove si trovano gli ingressi di altre due caverne.


La prima, chiamata Grotta d’Argento è in verità molto bella, ma non viene generalmente inclusa nei percorsi turistici perché ha un’apertura piuttosto piccola. Le sue pareti, fortemente impregnate di zolfo, assumono una particolare fluorescenza argentata quando sono colpite dai raggi solari, e da qui il nome. Diverse stalattiti si raggruppano a evocare figure presepiali, mentre in diversi punti l’acqua assume colorazioni blu scure come avviene nella grotta azzurra.

La seconda cavità, chiamata Grotta del Sangue, dotata di ingresso più ampio, deve la sua colorazione rossastra ai materiali ferrosi contenuti nelle sue pareti. Al suo interno affiora uno scoglio seghettato che ricorda la testa di un caimano.

Oltre la Punta Mammone, si apre l’ampia Cala Fetente, nome che deriva dalla ricchezza di emissioni sulfuree.

Qui la prima grotta che si incontra è proprio la Grotta Sulfurea. Le barche che portano i turisti si avvicinano all’apertura per far vedere l’acqua caliginosa a causa dello zolfo.

A differenza delle altre, infatti, questa ampia cavità è per gran parte all’asciutto e andrebbe quindi esplorata a piedi con una buona torcia, rivelandosi profondissima e ricca di scorci suggestivi e surreali, con pozze d’acqua, laghetti, stalagmiti e stalattiti a colonna.

Poco più avanti si può entrare invece in barca nell’ampia Grotta dei Monaci, dove alcune grosse formazioni stalagmitiche ricordano un gruppo di monaci in preghiera. Aggirando l’alta parete dell’Architiello si esce dall’ampia cala e si procede verso la bassa Punta Galera, superata la quale si incontrano subito la Punta Torre Mozza e l’ampia apertura della Grotta delle Ciavole, nome dialettale delle cornacchie che vi nidificano.

Passando tra l’omonima Punta delle Ciavole, che segue la grotta, e il massiccio isolotto del Coniglio, ci si ritrova all’improvviso in una delle baie più belle della costa cilentana: la Cala del Buondormire, con le sue due suggestive spiagge: Buondormire di Fuori e Buondormire di Terra.


Superata anche la successiva spiaggia della Marinella, si vedono a pochi metri sull’acqua i ruderi della Torre della Molpa.
Un breve sentiero in salita aggira le antiche rovine e conduce alla spiaggia dei Porci, alla fine della quale vi è l’ingresso della grande grotta omonima.

La Grotta dei Porci è una cavità che stupisce per le sue notevoli dimensioni. Si accede direttamente dalla spiaggia e, dopo una prima grande camera comune, l’antro si biforca in due gallerie. Non vi sono pericoli nel darvi un’occhiata, simpatico diversivo tra un bagno e l’altro. Incerta l’origine del nome.

Secondo alcuni perché in passato vi si conservavano le carni suine, secondo altri durante l’ultimo conflitto fu utilizzata per nascondervi dei maiali.

Poco oltre c’è la spiaggia della Grotta delle Ossa, meta obbligata di tutte le gite turistiche per la sua unicità. Sede di ritrovamenti paleontologici importantissimi, la grotta, che sovrasta e avvolge completamente la piccola spiaggia, è costituita da materiale roccioso ovunque riccamente mescolato a frammenti ossei ben visibili, appartenenti sia ad animali che a esseri umani, testimonianza di una frequentazione che risale ad epoche antichissime.

Anche sulla successiva spiaggia di Cala Longa si apre una piccola grotta. Un costone di roccia separa questa spiaggia da uno dei luoghi balneari più famosi del Cilento: la spiaggia dell’Arco Naturale, unica per la scenografica presenza del massiccio arco roccioso che doverosamente citiamo tra le cavità naturali di questo stupendo tratto di costa del Cilento.

Per informazioni:

Cooperativa Palinuro Porto: 0974 931604 – info@palinurocoop.com

 

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