In viaggio con Roberto. Alla scoperta di Conza della Campania

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Nel 1980 Conza della Campania ebbe la sventura di trovarsi a soli due chilometri dall’epicentro del terremoto dell’Irpinia, per cui non ne fu semplicemente danneggiata ma, si potrebbe dire, letteralmente sbriciolata.
Le immagini scattate poco tempo dopo il sisma fanno rabbrividire ancora oggi. A parte alcuni singoli edifici non del tutto crollati e la cisterna che si trovava nella parte alta del paese, tutto il resto è macerie, polvere, pietre caoticamente sparse.
Anche il numero delle vittime, ben 186, fu decisamente elevato.
Tanta devastazione affossò qualsiasi idea di ricostruzione; risultò più pratico realizzare un nuovo paese nella vallata.
La vera sorpresa arrivò però dopo, quando, alla rimozione della macerie, venne alla luce l’antica città romana di Compsa.
Sotto al vecchio livello di calpestio del piazzale antistante la chiesa emersero il Foro e i resti di un tempio dedicato a Venere; più in alto, dove un tempo vi era il piccolo campo sportivo del paese, parti di un anfiteatro che poteva ospitare fino a 17.000 persone.
Ma non era finita, perché sotto i resti romani affiorarono qua e là le tracce di una città ancora più antica, quella sannita.
La storia di Conza della Campania, comune irpino della valle dell’Ofanto, ci racconta che in effetti l’area fu colpita da eventi sismici molto spesso.
Di questi, dopo il primo storicamente documentato, del 990 d.C., si ricordano solo le date dei più violenti: 1348, 1466, 1517, 1561, 1627, 1694 e 1732, tutti con danni ingenti e perdita di vite umane. Proprio nel sisma del 1732 fu rasa al suolo la cattedrale durante la messa, provocando la morte del sacerdote Lorenzo Carlucci e di 65 fedeli.
Ma non fu più clemente nemmeno il Novecento, con le scosse del 1910, 1930, 1962 e quella violentissima del 23 novembre del 1980 che assestò il colpo di grazia finale un paese che in quel momento era un tranquillo borgo agricolo i cui abitanti, soprattutto nei giorni di festa, amavano ritrovarsi nei pochi bar del paese o sopra i panoramici giardini comunali, dove si trovavano anche le giostrine per i bambini, il campo do bocce e un piccolo campo di calcio.
Ci sono voluti anni per rimuovere il paese che era scomparso anche perché, man mano che si scavava sotto agli strati della Conza del Novecento, venivano alla luce, un paio di metri più in basso, le pietre di calpestio di due millenni prima, colonne, lapidi, cippi, parti murarie, bassorilievi, frammenti di ossa umane e tante altre testimonianze di una città che in tempi lontani godeva di una indiscussa importanza.
Visitare il Parco storico-archeologico di Conza della Campania è come sfogliare un libro di storia mentre si cammina tra le case in gran parte scomparse quarant’anni fa e i reperti millenari che affiorano un po’ ovunque, in un luogo che mette a nudo le tragedie del passato ma offre anche un superbo panorama sul lago omonimo e sul territorio circostante.

Un grande arricchimento culturale a cui, a fine visita, si può dare anche un gradevole tocco di soddisfazione gastronomica: proprio all’ingresso del parco troverete le indicazione per il ristorante Zia Michelina. Ottima cucina locale, bella terrazza panoramica, prezzi onestissimi.

Le visite al Parco Storico e Archeologico di Compsa si effettuano su prenotazione ai seguenti recapiti:
e-mail: prolococompsa@libero.it
Tel. 0827 39519 / 0827 39399
Cell: 349 3583469
costo del biglietto di ingresso:
€ 3,00 €
€ 2,00 € per gruppi di almeno 10 persone;
gratuito per bambini fino a 6 anni accompagnati
Per prenotare al ristorante da Zia Michelina: 348 0101046

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