I venditori di commestibili e i loro spazi. Un libro racconta Napoli in età borbonica

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…l’estate volge al termine ma è ancora tempo di vivere qualche appuntamento culturale significativo. Soprattutto se si tratta di location storiche che vale anche la pena di visitare. Martedì 21 settembre, alle ore 21, al Castello Aragonese di Agropoli (SA), si parlerà di mercati commestibili a Napoli in età borbonica. Un argomento poco noto, ma di grande rilevanza…

 

“L’incontro, sul volume premio EIG2010, a cui saranno presenti l’autore, Vincenza Tempone, l’editore Vincenzo Viscione ed il direttore della collana Laura Del Verme, sarà curato da Adriana Carnevale, archivista della Soprintendenza della Campania.

E’ proprio il direttore della collana che ci introduce brevemente all’argomento che dall’uscita del volume suscita l’interesse di antropologi e storici dell’architettura. I larghi principali delle città, durante il Settecento, non erano caratterizzati dal punto di vista architettonico: apparivano piuttosto vuoti urbani, luoghi di risulta derivanti dall’andamento degli antichi circuiti murari cittadini.

Secondo le esigenze, vi venivano allestite baracche in legno per la vendita di vari generi, o arredi effimeri in occasione di importanti avvenimenti. Oltre ad essere adibite a sedi di mercato, erano inoltre, all’occorrenza, destinate alle esecuzioni pubbliche e a maneggio per i nobili e i militari.  

È della fine degli anni Cinquanta una delle più innovative ed interessanti sistemazioni architettoniche a Napoli, quella del largo del Mercatello, ad opera di Luigi Vanvitelli. L’iniziativa costituì un avvenimento di notevole importanza nella storia urbanistica della capitale borbonica, in quanto primo intervento, non effimero, volto a creare uno spazio urbano fortemente rappresentativo, che fungesse da degna cornice alla statua equestre di Carlo di Borbone.

Egli sviluppò così l’idea di un «magnifico foro» dominato dal simbolo della magnificenza regale, nel quale non è difficile riscontrare evidenti riferimenti non solo alle places royales francesi, ma anche ai prospetti della reggia di Caserta.

È opinione diffusa che durante il decennio di governo francese a Napoli si posero le premesse per la creazione di fondamentali infrastrutture a servizio della città, specialmente grazie al rinnovamento delle istituzioni politiche e amministrative. Tale periodo spesso visto come una sorta di spartiacque tra un supposto immobilismo, amministrativo e culturale, del precedente governo di Ferdinando IV, e le successive opere intraprese da questi dopo la Restaurazione. Tuttavia, la precocità di molti interventi promossi dal governo napoleonico fa ritenere che essi si inserissero in un contesto ormai maturo, in cui già da tempo erano state chiaramente delineate le priorità da affrontare per un’effettiva trasformazione della realtà urbana.

In questo senso va non solo posto nel dovuto rilievo il dibattito teorico sviluppatosi alla fine del Settecento sull’organizzazione della città ma anche tutta quella serie di concrete iniziative condotte dal governo borbonico volte a dotare la capitale di importanti attrezzature pubbliche.  Interventi teso a ridisegnare e riqualificare i più importanti larghi cittadini e che affrontano in modo radicale anche il problema dell’affollamento, da parte dei venditori di commestibili, delle strade principali e la situazione di emergenza igienica e sociale ad esso collegata.

Esperienze condotte nella capitale si irradiano anche nelle altre principali città del regno, dove emerge sempre più nel tempo la necessità di una più ordinata gestione della vendita dei generi commestibili, e della trasformazione in senso rappresentativo e simbolico dei larghi tradizionalmente destinati al mercato. E’ un segnale forte di attenzione alla collettività in un rovesciamento delle priorità, la struttura stessa del mercato definisce architettonicamente lo spazio in cui è posta.   

A partire dalla fine degli anni Trenta del XVIII secolo, con la creazione del Consiglio Edilizio da parte di Ferdinando II, c’è un generale riassetto della materia inerente alle opere pubbliche cittadine, questo impone un organico programma di interventi, che, rispetto all’argomento affrontato nel volume, porta a dotare ogni quartiere della capitale di un proprio mercato. Il Consiglio controlla i parametri funzionali ed estetici che le nuove strutture devono rispettare badando a che esse rispondano sempre di più a criteri comuni, sia riguardo alla distribuzione interna, sia alla configurazione esterna delle facciate.

Nasce una sorta di ‘standard’ formale relativo alla tipologia del mercato, che caratterizza a volte interi isolati e che è ancora oggi visibile nelle maglie urbanistiche di Napoli e di molte città del regno. La possibilità di ricavare dalla costruzione di queste strutture una forte rendita con il fitto delle botteghe conduce, da un lato, ad intraprendere azzardate operazioni commerciali, dall’altro, fornisce un’interessante occasione di dibattito sulle modalità e i limiti dell’intervento pubblico nella realizzazione di impianti necessari alla città. E’ questa una svolta miliare, da questo momento le infrastrutture sono pensate a servizio della città.”

 

Antonella Petitti

 

 

 

 

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