FEUDI DI SAN MARZANO. Un modello di cooperazione per la Puglia, ancora poco riconosciuto

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TARANTO. Le Cantine San Marzano, in terra di Primitivo, è una realtà impressionante di ben 1.200 soci, che diventa modello ancora poco percepito in Puglia, per un territorio dalle altissime e qualificate potenzialità produttive, che lungo la frontiera della cooperazione, potrebbe valorizzare sforzi, capacità ed esperienze che rischiano, altrimenti, la dispersione evanescente di un patrimonio immateriale, come quello dell’identità autoctona dei micro territori nella tradizione vitivinicola pugliese.

Un esempio tra i più fedeli al carattere tenace e laborioso di quel “popolo di formiche”, a lungo cantato da Tommaso Fiore per la gente di Puglia, che sulle propaggini di antiche autostrade rupestri, quali i tratturi della transumanza, si arricchisce dell’incontro con la tenacia abruzzese, altrettanto intraprendente, della Farnese Vini, per dar vita a un marchio solido ed affermato: “Feudi di San Marzano”, in grado di fronteggiare l’esigenza variegata dei mercati internazionali.

La testimonianza, come afferma il Presidente della Cantine San Marzano, Francesco Cavallo, di una base sociale volta al perseguimento convinto della produzione di qualità, perché il know how spontaneo dei soci e di tutti quelli che lavorano questa terra, è esso stesso “arte e cultura” da salvaguardare con orgoglio e gelosia.

L’esortazione, fatta propria anche dall’Assessore Dario Stefàno, a imboccare quanto prima i sentieri della sinergia cooperativa, che dovrebbero trovare Regione, istituzioni locali e organizzazioni di settore sintonizzati nell’azione programmatica di incentivazione e di stimolo, per cogliere al meglio le opportunità di un comparto comunque in crescita, nonostante le alterne fasi relative agli andamenti ondivaghi, e oggi particolarmente critici, dell’economia in generale.

Una presenza capillare in 65 Paesi nel mondo, con le etichette del Primitivo, che si appresta ad estendere anche a tutti gli altri vitigni autoctoni di Puglia, a partire dalle diverse declinazioni del Negroamaro. Un autunno ricco di fermenti, pronto ad accendersi della luce più suggestiva dei Rossi di Puglia.

Antonio V. Gelormini

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