EXPO RURALE: un anno di crisi anche per il miele. Negativi i dati di produzione

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FIRENZE. 80 mila alveari, 400 milioni di api, 20 mila api bottinatrici, 700 fiori visitati in un giorno da un ape, 14 milioni i fiori visitati quotidianamente da una famiglia di api, 150mila Km percorsi dalle api per la produzione di 1 Kg di miele. Sono solo alcuni numeri che bene raccontano il variegato e complesso universo dell’apicoltura.

Proprio questo settore è stato argomento principe del convegno tenutosi lo scorso 21 settembre presso lo stand della Regione Toscana al Piazzale delle Cascine, a cura della Regione Toscana, in collaborazione con Arpat  Associazione Regionale Produttori Apistici Toscani.

Un breve meeting per presentare la situazione dell’apicoltura in Toscana e l’analisi sullo stato di salute della api nell’ultimo biennio.

In generale le api sembrano in buone condizioni anche se non mancano segnalazioni di famiglie infestate da varroa soprattutto dove già a fine giugno il calo di covata era stato consistente.

Causa siccità, condizioni meteo caratterizzate da situazioni di caldo e freddo estremi e venti secchi, questa annata per l’apicoltura è stata caratterizzata da limitati raccolti sia primaverili che estivi, con medie produttive scarse . Unica eccezione la produzione di castagno, con medie che si aggirano sul melario e mezzo.

Chi si è indirizzato sul millefiori ha raggiunto in alcune zone i due melari di media, maggiori dove è presente il tiglio. A livelli bassissimi l’acacia.

Annata particolarmente negativa in Maremma, gli apicoltori della zona parlano di una stagione magra come non si vedeva da anni.

Il raccolto di miele risulta quest’anno drasticamente ridotto – sottolinea Duccio Pradella, presidente dell’associazionee se già la primavera non era andata bene, a causa delle piogge, anche i mieli estivi, sui quali gli apicoltori avevano puntato tutte le loro speranze, registrano un bilancio decisamente negativo a causa delle altissime temperature”.

E’ evidente comunque che il mercato non potrà sostenere con aumenti di prezzo le mancate entrate derivanti dalle scarse produzioni, ma rischia di essere soggetto ad un calo di consumo, già purtroppo segnalata da alcuni confezionatori.

Da qui l’appello dei produttori a comprare miele italiano perché anche se alcune varietà sono state prodotte in quantità ridotte, non dimentichiamo che l’Italia è il Paese che vanta il maggior numero di mieli uniflorali al mondo, grazie ad un ricco patrimonio di biodiversità.

L’ape è un insetto straordinario e fondamentale, sia per quanto riguarda la tutela della biodiversità che per quanto concerne la salute dell’uomo. E’ dunque d’obbligo tutelare e salvaguardare tale patrimonio, nella speranza di produzioni future più cospicue.

 

Claudia Caselli

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